Pubblicato da: Marco mkc Costanzo marzo 7th, 2010

Alessandro Manzoni: chi era?

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« Di libri, basta uno per volta, quando non è d’avanzo. »
(A. Manzoni)
Stemma del Regno d'Italia Parlamento Italiano
Senato del Regno d’Italia
Sen. Alessandro Francesco Tommaso Manzoni
Ritratto di Alessandro Manzoni, Francesco Hayez (1841), Pinacoteca di Brera, MilanoRitratto di Alessandro Manzoni, Francesco Hayez (1841),Pinacoteca di BreraMilano


Luogo nascita Milano
Data nascita 7 marzo 1785
Luogo morte Milano
Data morte 22 maggio 1873
Professione Possidente
Data 29 febbraio 1860
Pagina istituzionale

Alessandro Manzoni (Milano7 marzo 1785 – Milano22 maggio 1873) è stato unoscrittorepoeta italiano.

È considerato uno dei maggiori romanzieri italiani di tutti i tempi, principalmente per il suo romanzo I promessi sposi, la sua opera più conosciuta e ancora oggi un caposaldo dellaletteratura italiana.

Indice

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La famiglia [modifica]

Il nonno materno di Alessandro Manzoni, Cesare Bonesana marchese di Beccaria, era un autore ben conosciuto (scrisse il trattato Dei delitti e delle pene posto nell’indice dei libri proibiti), e anche la madre Giulia Beccaria (1762-1841) era una donna di grande cultura e sensibilità letteraria.

Il padre ufficiale di Manzoni – Don Pietro (1736-1807) – era ormai sulla cinquantina quando il futuro scrittore e poeta nacque, ed era membro di un’antica famiglia stabilitasi a Lecconel 1612 con Giacomo Maria Manzoni. La prepotenza dei Manzoni era tale che sia a Lecco che a Barzio, in Valsassina, circolavano proverbi che li paragonavano al Pioverna, un torrente che conosceva piene violente ed impetuose. Il suo vero padre potrebbe essere stato Giovanni Verri (fratello minore di PietroAlessandro Verri), come confermerebbe una lettera a lui inviata da Giuseppe Gorani ritrovata recentemente a Milano.[1]

Biografia [modifica]

Nasce a Milano il 7 marzo del 1785 da Giulia Beccaria e dal conte Pietro Manzoni (esponente della piccola nobiltà lecchese) figlio di Alessandro Valeriano pronipote del milanese Giacomo Maria Manzoni (morto il 10 Marzo 1642), e di Margherita di Fermo Porro. I suoi primi due anni di vita li trascorse nella cascina Costa di Galbiate, tenuto a balia da Caterina Panzeri. Questo fatto è attestato dalla targa che tuttora è affissa in questa cascina. In seguito alla separazione dei genitori (la madre dal 1793 convive con il colto e ricco Carlo Imbonati, prima in Inghilterra, poi in Francia, a Parigi), Alessandro Manzoni dal 1791 al 1801 viene educato in collegi religiosi, prima dal 1796 al 1798 presso il collegio Sant’Antonio dei padriSomaschiMerateLugano, poi presso i Barnabiti. Pur essendo insofferente di tale pedantesca educazione, della quale denunciò i limiti anche disciplinari, e pur venendo giudicato uno studente svogliato, egli, da tali studi deriva una buona formazione classica e un gusto letterario. A quindici anni sviluppa una sincera passione per la poesia e scrive due notevoli sonetti. Il nonno materno gli insegna a trarre dall’osservazione del reale conclusioni rigorose ed universali.

Il giovane Manzoni dal 1801 al 1805 vive con l’anziano don Pietro, dedica buona parte del suo tempo alle ragazze e al gioco d’azzardo, ma ha modo anche di frequentare l’ambiente illuministico dell’aristocrazia e dell’alta borghesia milanese. Il compiacimento neoclassico del tempo gli ispira le prime esperienze poetiche, modulate sull’opera di Vincenzo Monti, idolo letterario del momento. Ma, oltre questi, Manzoni si volge aGiuseppe Parini, portavoce degli ideali illuministici, nonché dell’esigenza di moralizzazione, e a Francesco Lomonaco, un esule napoletano. A questo periodo si devono Il trionfo della libertàAddaI quattro sermoni che recano l’impronta di Monti e di Parini, ma anche l’eco di Virgilio e diOrazio. Il metodo di scrittura e di poetare manzonesco di questo periodo è molto legato alla tradizione classica.

Nel 1805 raggiunge la madre nel quartiere di AuteuilParigi, dove passa due anni, partecipando al circolo letterario dei cosiddetti ideologifilosofidi scuola ottocentesca, tra i quali si fa molti amici, in particolare Claude Fauriel (il quale avrà una forte influenza sulla formazione del Manzoni; infatti Fauriel inculca ad Alessandro un grande interesse per la storia e gli fa capire che non deve scrivere seguendo modelli rigidi e fissi nel tempo, ma deve riuscire a esprimere sentimenti che gli permettano di scrivere in modo più “vero”, in maniera da “colpire” il cuore del lettore) e ha modo di apprendere le teorie volterriane. Alessandro si imbeve della cultura francese classicheggiante in arte, scettica e sensista in filosofia (i sensi sono alla base della conoscenza; l’illuminismo è la critica razionale della realtà; lotta al pregiudizio e alla tradizione derivata dall’autorità; i problemi religiosi non si basano sull’esperienza, ma sulla superstizione) ed assiste all’evoluzione del razionalismo verso posizioni romantiche.

Nel 1806-1807, mentre si trova ad Auteuil, appare per la prima volta in pubblico come poeta, con due pezzi, uno intitolato Urania, in quello stile neoclassico del quale poi lui stesso diventerà il più strenuo avversario; l’altro, invece, una elegia in versi liberi, sulla morte del conte Carlo Imbonati, dal quale, attraverso la madre, erediterà un patrimonio considerevole, compresa la villa di Brusuglio, diventata da allora sua principale residenza.

Per mezzo del Fauriel, Manzoni entra in contatto con l’estetica romantica tedesca, prima ancora che Madame de Staël la diffonde in Italia. Nel 1809, dopo la pubblicazione del suo poemetto Urania, Manzoni dichiara che non scriverà mai più versi simili, aderendo alla poetica romantica, secondo la quale la poesia non deve essere destinata ad una élite colta e raffinata, bensì deve essere di interesse generale ed interpretare le aspirazioni e le idee dei lettori. Manzoni è ormai sulla via del realismo romantico; tuttavia non accetterà mai la convinzione propria sia delromanticismo sia dell’amico Fauriel, che la poesia debba essere espressione ingenua dell’anima e quindi non rinuncerà mai al dominio intellettuale del sentimento ed a una controllata espressione formale, caratteristica di tutto il romanticismo italiano.

Monumento ad Alessandro Manzoni a Lecco. Sullo sfondo il monte Resegone.

Nel 1811 Manzoni, già anticlericale per reazione all’educazione ricevuta ed indifferente più che agnostico o ateo riguardo al problema religioso, si riavvicina alla Chiesa. Nel 1808, a Milano, lo scrittore aveva sposato la calvinista Enrichetta Blondel (1791-1833), figlia di un banchiere ginevrino; il matrimonio si rivelò felice, coronato dalla nascita di 10 figli. Tornato a Parigi la frequentazione con il sacerdote Eustachio Degola, genovese, giansenista (che da Sant’Agostinoderiva l’interpretazione assolutistica del problema della predestinazione, della grazia e del libero arbitrio), porta i due coniugi l’una all’abiura del calvinismo e l’altro ad un riavvicinamento alla pratica religiosa cattolica (1810)[2].

Tale riconciliazione con il cattolicesimo è per lo scrittore il risultato di lunghe meditazioni; il suo atteggiamento, pur nella sua stretta ortodossia (cioè nell’esigenza di attenersi rigorosamente ai dettami della Chiesa), ha coloriture gianseniste che lo portano alla severa interpretazione della religione e della morale cattoliche. La riscoperta della fede fu per Manzoni la conseguenza logica e diretta del dissolversi, nei primi anni dell’800, del mito della ragione, concepita come perennemente valida e certa fonte di giudizio, donde la necessità di individuare un nuovo sicuro fondamento della moralità. Persa, quindi, la speranza di raggiungere la serenità per mezzo della ragione, la vita e la storia gli parvero romanticamente immerse in un vano, doloroso, inspiegabile disordine: per non abbandonarsi alla disperazione bisognava trovare un fine ultraterreno. Nel Manzoni, quindi, l’irrequietezza esistenziale si compone nella fede fervente conciliandola con la fermezza intellettuale.

La sua energia intellettuale nel tempo immediatamente successivo alla conversione fu impegnata nella composizione di cinque Inni SacriLa ResurrezioneIl nome di MariaIl NataleLa PassioneLa Pentecoste,ovvero una serie di liriche sulle principali festività liturgiche. Si dedicò inoltre ad un trattato, Osservazioni sulla morale cattolica, intrapreso sotto la guida religiosa di monsignor Luigi Tosi (cui il Degola aveva affidato la guida spirituale della famiglia Manzoni al loro ritorno in Italia), in riparazione alla sua iniziale lontananza dalla fede.

Importante nella evoluzione spirituale di Manzoni fu anche Antonio Rosmini, con cui strinse una profonda amicizia. Rosmini, sul letto di morte, avrà proprio il conforto di Manzoni, a cui lascerà il testamento spirituale: Adorare, Tacere e Godere.

Nel 1818 mise in vendita tutti i suoi possedimenti lecchesi, compresa la villa di famiglia del Caleotto dove aveva trascorso l’infanzia. Intendeva trasferirsi definitivamente in Francia e aveva messo in vendita anche la casa di via Morone a Milano, ma dovette aspettare un anno poiché le autorità austriache gli negarono il passaporto.

Nel settembre del 1819 Manzoni partì per Parigi, dove fu ospite per più d’un mese nella casa di Sophie de Condorcet. Insieme a lui undici persone: i genitori, cinque figli, nonna Giulia e tre domestici. Nella capitale francese il Manzoni frequenta lo storico Augustin Thierry (1795-1856) e il filosofo Victor Cousin (1792-1867), che tornerà con lui in Italia e sarà ospite a Brusuglio e a Milano.

Nel 1819 Manzoni pubblicò la sua prima tragedia, Il Conte di Carmagnola, che generò una viva controversia perché violava coraggiosamente tutte le convenzioni classiche. Un articolo pubblicato su di una importante rivista letteraria lo criticò severamente; d’altronde fu addirittura Goethe che replicò in sua difesa, insieme al meno famoso critico ligure Trincheri da Pieve.

La morte di Napoleone nel 1821 ispirò a Manzoni il noto componimento lirico Il cinque maggio. Gli eventi politici di quell’anno, uniti alla carcerazione di molti suoi amici, pesarono molto sulla mente di Manzoni, ed il suo lavoro di quel periodo fu ispirato soprattutto dagli studi storici in cui cercò distrazione dopo essersi ritirato a Brusuglio.

Intanto, attorno all’episodio dell’Innominato, storicamente identificabile come Francesco Bernardino Visconti, iniziò a prendere forma il romanzoFermo e Lucia, la versione originale de I Promessi sposi, che fu completato nel settembre 1822. Dopo la revisione da parte di amici tra il 1825 ed il 1827, esso fu pubblicato, un volume per anno, portando ad un tratto una grande fama letteraria all’autore.

Sempre nel 1822, Manzoni pubblicò la sua seconda tragedia, Adelchi, che tratta del rovesciamento da parte di Carlo Magno della dominazione longobarda in Italia, e che contiene molte velate allusioni all’occupazione austriaca; in particolare la figura di Ermengarda ricorda quella dell’amica d’infanzia Teresa Casati in Confalonieri, per la quale, nel 1830, comporrà l’epitaffio tombale presso lo storico Mausoleo Casati Stampa di Soncinoin Muggiò (Milano).

In seguito Manzoni, per dare vita alla stesura finale del romanzo a livello formale e stilistico, si trasferì a Firenze nel 1827, così da entrare in contatto e “vivere” la lingua fiorentina delle persone colte, che rappresentava per l’autore l’unica lingua dell’Italia unita. L’11 dicembre 1827 fu eletto socio dell’Accademia della Crusca [3]. Rielaborò I promessi sposi dopo la “risciacquatura in Arno”[4] facendo uso dell’italiano nella forma fiorentina colta, e nel 1840 pubblicò questa riscrittura. Con ciò assumeva che quella era la prima vera opera frutto totale della lingua italiana. Dette alle stampe anche la Storia della colonna infame, un saggio che riprende e sviluppa il tema degli untori e della peste, che già tanta parte aveva avuto nel romanzo, del quale inizialmente costituiva un excursus storico.

Tomba di Alessandro Manzoni nel Cimitero Monumentale di Milano

Sul piano privato, la perdita della moglie nel 1833 fu seguita da quella di molti dei figli di Alessandro Manzoni tra cui la primogenita Giulia, già moglie di Massimo D’Azeglio, della madre e dell’amico Fauriel. Il 2 gennaio 1837 sposò la seconda moglie, Teresa Borri (11 Novembre 1799 – 23 Agosto 1861 ), vedova del conte Decio Stampa. Egli sopravvisse pure a quest’ultima, mentre dei nove figli nati dal primo matrimonio solo due morirono successivamente al padre.

Nel 1860 fu nominato senatore nel Primo Parlamento dell’Italia Unita: con questo incarico votò, nel 1864, a favore dello spostamento della capitale da Torino a Firenze fintanto che Roma non fosse stata liberata. Come presidente della commissione parlamentare sulla lingua scrisse, nel1868, un breve trattato sulla lingua italiana: Dell’unità della lingua italiana e dei mezzi per diffonderla.

La morte del figlio maggiore, Pier Luigi, il 28 aprile 1873, fu il colpo finale che accelerò la fine di Manzoni, il quale, dopo aver battuto la testa su di uno scalino all’uscita dalla chiesa di San Fedele di Milano, morì dopo pochi istanti per una grave lesione al cranio nel 22 maggio, a Milano. Nella città ambrosiana si tenne il solenne funerale, nel Cimitero Monumentale, che vide una grandissima partecipazione e la presenza dei principi e di tutte le più alte autorità dello stato. Nel 1874, nell’anniversario della morte, Giuseppe Verdi compose la Messa di requiem per onorarne la memoria e ne diresse personalmente l’esecuzione nella chiesa di San Marco. Nel 1883, a dieci anni dalla morte, la sua tomba venne spostata nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.

Le prime biografie di Manzoni furono scritte da Cesare Cantù (1885), Angelo de Gubernatis (1879), Arturo Graf (1898). Una parte delle lettere di Manzoni fu pubblicata da Giovanni Sforza (storico) nel 1882. L’ultimo ramo rimasto della famiglia di Alessandro è quello dei conti Manzoni di Lugo di Romagna. Il 28 giugno del 1872 Manzoni fu nominato cittadino onorario di Roma [5].

Opere [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Opere di Alessandro Manzoni.

Scrittore molto fecondo e versatile, Alessandro Manzoni iniziò negli anni giovanili con composizioni di ispirazione neoclassica. La conversione religiosa determinò una grande svolta anche nella sua attività letteraria. Tra il 1812 e il 1822 compose gli Inni sacri, cinque composizioni poetiche dedicate alle maggiori festività della Chiesa Cattolica: La ResurrezioneIl nome di MariaIl NataleLa Passione,La Pentecoste. Nel 1821 scrisse le cosiddette “odi civili”: Marzo 1821, dedicata alle insurrezioni anti-austriache di quell’anno, e Il Cinque Maggio, composta di getto all’annuncio della morte di Napoleone Bonaparte.

Tra il 1816 e il 1822 scrisse inoltre due tragedie, Il Conte di Carmagnola (1816) e Adelchi (1822), frutto di un’attenta riflessione teorica sul teatro e sul genere tragico in particolare. L’opera più completa e matura di Manzoni è però il romanzo I Promessi Sposi, scritto in una prima versione (con il titolo Fermo e Lucia) tra il 1821 e il 1823; poi profondamente modificato dal punto di vista della narrazione e pubblicato nel 1827; infine ancora rivisto, questa volta solo nella forma linguistica, con il titolo “Gli Sposi Promessi”, nella ricerca di una lingua accessibile agli italiani di varia origine e cultura Manzoni scelse come modello il fiorentino parlato dai contemporanei. Una terza versione fu pubblicata nel 1840 con il titolo definitivo “I Promessi Sposi”.

Va ricordata inoltre la produzione saggistica di Manzoni, articolata in scritti critici, morali, storici e linguistici.

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Pubblicato da: Marco mkc Costanzo marzo 4th, 2010

il potere della chiesa cattolica: PILLOLO 972, 2010, marzo

PILLOLO 972, 2010, marzo

Per comprendere meglio quanto sia importante

la questione del “potere” per la Chiesa cattolica

ed anche per le comunità cattoliche di oggi,

riporterò alcuni eventi storici riferibili sempre ad Ambrogio,

vescovo di Milano nel IV secolo.

Insomma, la mia tesi è che il lupo perde il pelo ma non il vizio

nel senso che la Chiesa cattolica si è trasformata nei secoli

ma mai ha risolto la questione del suo rapporto con il “potere costituito”

al punto che alcuni sostengono, ed io sono uno di questi,

che detta questione è uno degli elementi di crisi

del cristianesimo e della Chiesa cattolica di oggi.

Dunque, Ambrogio, a oltre dieci anni dalla sua elezione,

aveva conquistato alla fede cattolica la maggioranza delle componenti
cittadine

ma corte però restava saldamente in mano alla parte ariana

ed a Milano era arrivato dall’Oriente un vescovo ariano di nome Aussenzio.

Ambrogio venne dunque convocato a palazzo per definire quale basilica

doveva consegnare per consentire ad Aussenzio ed agli ariani di Milano

di celebrare il culto ma Ambrogio si presentò all’appuntamento

accompagnato dal popolo milanese in tumulto.

L’imperatore fu costretto immediatamente a cambiare programma

ed Ambrogio,convocato per eseguire un ordine, venne invece pregato

di sedare la rivolta.

Ma la cosa non poteva finire lì in quanto era stato tolto il coperchio

di una pentola a pressione: chi comandava a Milano, il vescovo Ambrogio

oppure l’imperatore Valentiniano II ?

Infatti, fatto passare un po’ di tempo, l’imperatore, il 23 gennaio 386,

fece promulgare un editto con cui si garantiva la libertà di culto

a tutte le confessioni cristiane e si sanzionavano gravemente,

con l’esilio o la morte, i trasgressori.

Subito dopo l’imperatore ordinò ad Ambrogio di consegnare una basilica

all’altro vescovo di fede ariana facendogli presente che, se continuava

a rifiutarla, si sarebbe macchiato, dal punto i vista giuridico, di un reato
capitale

e da quello morale di un grave atto d’ intolleranza.

Cominciò così un braccio di ferro che ebbe la sua fase più acuta

nella Settimana santa del 386 quando Ambrogio occupò

con il suo popolo di cattolici la basilica Porziana che a sua volta

venne cinta d’assedio dall’esercito imperiale.

Fato sta che l’imperatore in quell’occasione dovette togliere l’assedio

ma lanciò contro il vescovo la terribile accusa di comportarsi

come un “tyrannus” cioè come un sovversivo che tentava di usurpare

il trono dell’imperatore.

Ma Ambrogio replicò immediatamente ricordando all’imperatore che,

secondo la legge antica, gli imperi sono stati donati dai sacerdoti

e non dagli usurpatori.

Con la frase “legge antica” Ambrogio si riferiva ovviamente alla prassi
biblica

dell’unzione del re da parte del profeta.

Infatti il profeta Samuele aveva proceduto per ordine di Dio all’unzione di
David

quando Saul, re legittimo, sedeva ancora sul trono.

Ambrogio dunque sostenne, Bibbia alla mano, che al “potere”

si arrivava legittimamente non tanto in forza di una successione dinastica

o per discendenza diretta: infatti David non era figlio di Saul.

Per lui la parola di Dio era chiara e la Bibbia parlava in altro modo: si
arrivava

al trono, invece, in virtù della volontà divina e soltanto il “sacerdos”,

attraverso l’unzione, aveva il potere di autenticarla.

La cosa che voglio sottolineare non è tanto l’interpretazione ideologica

che il vescovo Ambrogio dette delle Sacre Scritture perchè, a mio modo di
vedere,

era ed è anche oggi una cosa scontata in quanto inevitabile,

quanto il fatto che, fin dai primi secoli del cristianesimo,

si pose in evidenza il problema del “potere” in termini completamente
diversi

da come lo aveva posto Gesù, almeno secondo quello che riferiscono

i 4 evangelisti.

Chi comandava, l’imperatore o il vescovo e successivamente l’imperatore o
il Papa ?

E poi, stabilito questo, quale rapporto ci doveva essere tra i due ?

Se pensate che la questione sia stata risolta una volta per tutte

all’interno del cristianesimo e della Chiesa cattolica, vi sbagliate di
grosso

e l’unica novità è rappresentata dal fatto che oggi sia il cristianesimo

che la Chiesa cattolica sono profondamente in crisi e non hanno la forza

di alzare troppo la cresta ma provate a dar loro di nuovo il potere

e vedrete di quali panni si vestono !

BLAISE2004

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Pubblicato da: Marco mkc Costanzo gennaio 28th, 2010

Il vero Made in Italy è la Mafia

Il problema vero è la mafia dei colletti bianchi!

LUCISANO: nel 1991 trascorsi una giornata al mare con il giudice Antonino Scopelliti.,alla fine lo salutai e lo vidi andare via in macchina. Poco dopo gli tesero un agguato. Gli assassini appostati lungo la strada, gli spararono con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. Lo vidi poche ora dopo in un'edizione strordinaria del Tg1, avevo 15 anni e fui l'ultima persona a vederlo vivo. 18 anni dopo ho scritto e cantato questa canzone: MADE IN ITALY

viaYouTube – Il vero Made in Italy è la Mafia.

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Pubblicato da: Marco mkc Costanzo gennaio 20th, 2010

Vogliamo la vostra opinione sul processo breve

Intanto vi riportiamo un parere di un senatore informato sui fatti.

Marco Costanzo

viaYouTube – Processo breve: il Paese dei barbari.

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Pubblicato da: lucacp gennaio 5th, 2010

Imparare la storia leggendo i fumetti

Meglio che sui libri, la storia si può imparare a scuola leggendo i fumetti, ad esempio quelli che narrano le vicende di Asterix. A sostenerlo è lo storico Renè Mounajed, che ha condotto un vasto studio sui metodi di insegnamento della disciplina che da sempre viene considerata una maestra di vita.

Nel suo libro dal titolo “La storia in sequenza – Impiego dei fumetti di storia nell’insegnamento scolastico”, Mounajed sostiene, sula base dei dati empirici raccolti, che i Comics costituiscono un “enorme potenziale di…

via:  Lo storico, la storia  si impara meglio con i fumetti – LASTAMPA.it.

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Pubblicato da: Marco mkc Costanzo gennaio 4th, 2010

Isernia avrà le webcam in comune

L’Italia si cambia con decisioni storiche, con la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica delle amministrazioni a qualunque livello.

Credo che ogni volta che si abbatte l’ostacolo dell’ignoranza occorra festeggiare degnamente.

A tutti gli intellettuali che leggono pennaecalamaio.com faccio gli auguri per un 2010 fantastico e con la speranza che aiutino gli altri uomini a rendere più trasparente la vita pubblica italiana.

Auguri

Marco Costanzo

A poco a poco, la rete e un manipolo di uomini illuminati stanno cambiando l’Italia. Edmondo Angelaccio, Consigliere e Vicepresidente della II Commissione Consiliare Bilancio e Programmazione del Comune di Isernia in forze all’Italia dei Valori, ce l’ha fatta: d’ora in poi i suoi concittadini potranno accendere il computer e seguire in tempo reale quello che succede in consiglio comunale.

leggi il resto su Isernia avrà le webcam in comune.

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Pubblicato da: blaise2004 gennaio 1st, 2010

pillolo 755, 2010 La difficile filosofia del meno peggio

PILLOLO 755, 2010, gennaio

Ancora oggi, quando qualcuno entra in rotta di collisione

o più semplicemente in disaccordo con la propria religione,

con la propria Chiesa, il proprio Partito politico e così via dicendo,

si sente spesso rivolgere l’invito ad allontanarsi da chi e da cosa

è entrato in disaccordo come se da qualche altra parte si potesse sicuramente

trovare meglio.

Ovviamente la cosa non è da scartare a priori ma allo stesso tempo

andrebbe chiarita un po’ meglio e per procedere, la domanda a cui rispondere

potrebbe essere questa: esisterà mai qualcuno e qualcosa con cui

sarà possibile non entrare in rotta di collisione oppure più semplicemente

in disaccordo ?

Per rispondere correttamente a questa domanda occorre prima verificare

se è possibile trovarci d’accordo su questo punto.

Ed il punto è questo: qualunque “cosa” o persona abbia a che vedere con l’ “umano”

è limitata e imperfetta e pertanto doverosamente criticabile e migliorabile

e quindi chi non fa uso del suo discernimento per sottoporre

alla propria “ragione critica” la realtà con la quale si incontra

o ha bisogno di idealizzare questa realtà e con ciò alienandosi

oppure ha scelto di non vivere o di vivere solo a metà.

Ovviamente il rischio che costui correrebbe sarebbe quello di morire

senza aver dato ragione del perchè è vissuto.

Chi avesse dei dubbi al proposito, è invitato a leggersi il filosofo Heidegger

a cui faccio riferimento tra l’altro in diversi dei miei scritti.

Quindi, se siamo d’accordo su questo punto, lasciare, ad esempio, una Chiesa

per entrare in un’altra non significa necessariamente trovare qualcosa di meglio

e che, anzi, troverà sicuramente una realtà anch’essa limitata e perfettibile.

Insomma, quando ci si accinge a suggerire di lasciare una realtà per un’altra,

bisogna stare molto attenti a non illudere chi ci sta di fronte che passerà

dal nero al bianco e dal male assoluto al bene assoluto

perchè di assoluto su questa terra non c’è niente.

Infatti raramente l’uomo si trova davanti a scelte drastiche come quella

tra una dittatura ed una democrazia o tra la guerra e la pace

bensì a scelte dove gli viene richiesto di decidersi per il meno peggio

dove la verità non stà tutta da una parte e l’errore tutto dall’altra

e soprattutto di discernere cosa di buono è da salvare in ogni opzione.

Ma siccome l’uomo continua ad ostinarsi nel pensiero metafisico ed ideologico

ed è stato educato da questo a doversi sentire solo ed esclusivamente

dalla parte del bene e del giusto, continua a lavorare di scure

ed a spaccare il legno in due quando sarebbe meglio per sé e per il suo prossimo

se si piegasse al lavoro faticoso dello studio, dell’analisi e del confronto

per poter giungere ad un discernimento motivato e documentato.

esisterà mai qualcuno e qualcosa con cui

sarà possibile non entrare in rotta di collisione oppure più semplicemente

in disaccordo ?

Pertanto alla domanda se esisterà mai qualcuno e qualcosa con cui

sarà possibile non entrare in rotta di collisione oppure più semplicemente

in disaccordo, non si può che rispondere negativamente

e che la dialettica all’interno di una realtà è connaturale con la realtà stessa.

Infatti quando mi capita di incontrarmi con una Chiesa, una comunità

o un Partito politico dove questa dialettica viene vista come deleterea,

comincio ad avere dei seri dubbi su questa realtà ed in genere me ne sto lontano.

Dunque rimango per ora all’interno della Chiesa cattolica benchè in più casi

sia entrato in rotta di collisione con essa soprattutto perchè non ho nessuna pretesa

di perfezione e di infallibilità nei suoi confronti ed anche perchè,

almeno fino ad oggi, mi sento libero di criticarla o meno come e quando

lo ritengo opportuno.

Appartengo quindi alla Chiesa cattolica ?

Risponderei di sì, ma solo temporaneamente in quanto domani si vedrà.

BLAISE2004

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Pubblicato da: blaise2004 dicembre 31st, 2009

Il discernimento sulla DC

PILLOLO 754, 2009, dicembre

Conosco diversi ex comunisti come me i quali,

se da una parte riconoscono il fallimento del comunismo e del marxismo

su scala planetaria, dall’altra trovano più di una difficoltà

a riconoscere i meriti della Democrazia cristiana

la quale ha rappresentato il maggior baluardo di fronte al comunismo italiano.

Ritengono infatti che un Partito, il quale ha fatto dell’anticomunismo

la sua principale ideologia, abbia potuto combinare qualcosa di buono.

per il paese.

Costoro sono in ritardo anche rispetto alle stesse riflessioni che Berlinguer

elaborò negli anni ‘80 quando definì la DC un Partito con un’anima popolare,

ritardo dovuto principalmente al fatto che sono stati troppo dipendenti

da un pensiero metafisico ed ideologico secondo il quale, se il PCI

incarnava il bene assoluto, la DC non poteva che incarnare il male assoluto.

Ma a ben vedere le cose non stavano e non stanno così

ed un’attenta analisi storica seguita da un po’ di sano buon senso

lo stanno a dimostrare.

Infatti, come non vedere che la DC ha contribuito affinchè si affermasse in Italia

uno Stato di diritto, laico e democratico ?

Con tutti i suoi ma ed i suoi se e con tutti i suoi bassi ed i suoi alti

non si può non riconoscere che la DC ha dato il suo contributo.

Come non vedere che la DC ha contribuito a far emergere dalla miseria

e dalla distruzione l’Italia fino a farla diventare uno dei paesi più ricchi

del mondo ?

Sempre con i suoi ma e con i suoi se e con tutti i suoi bassi ed i suoi alti

non si può non riconoscere che la DC ha dato il suo contributo.

Come non vedere che la DC ha contribuito a far nascere e sviluppare

una borghesia industriale, soprattutto quella della piccola e media industria,

la quale ha permesso che in Italia si affermasse un’economia, una società

ed una cultura capitalista ?

Sempre con i suoi ma ed i suoi se e con tutti i suoi bassi ed i suoi alti

non si può non riconoscere che la DC ha dato il suo contributo.

Come non vedere che, durante ed in seguito al circa mezzo secolo

di dominio della DC, le masse popolari e la stessa classe operaia

hanno attraversato un periodo di relativo benessere

come non avevano mai conosciuto ?

Sempre con i suoi ma ed i suoi se e con tutti i suoi alti ed i suoi bassi

non si può non riconoscere che la DC ha dato il suo contributo.

Ed infine come non riconoscere che la DC ha lasciato in eredità

uno Stato sociale all’altezza di una nazione civile ed al pari se non superiore

a quello delle grandi democrazie occidentali ?

Sempre con i suoi ma ed i suoi se e con tutti i suoi bassi ed i suoi alti

non si può non riconoscere che la DC ha dato il suo contributo.

Si poteva fare di meglio e di più ?

Non vi è dubbio tanto è vero che mi sarebbe veramente piaciuto vedere

cosa potevano fare insieme Moro e Berlinguer

se fosse stato dato loro la possibilità di tradurre in politica le loro idee generali.

Non per questo, cioè non in ragione dei limiti e delle contraddizioni della DC,

e sono stati tanti e tante, si può criminalizzare tutta l’opera politica di questo Partito

perchè sarebbe come commettere lo stesso errore di quella madre la quale,

volendo pulire la casa, buttò via dalla finestra l’acqua sporca insieme al suo bambino.

Inoltre, che ci piaccia o meno, tutti quanti siamo figli della Democrazia cristiana

e del Partito comunista che era all’opposizione così come la cultura cattolica

e quella socialista rimangono le uniche culture di riferimento anche per l’oggi

e per il domani prossimo venturo.

BLAISE2004

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Pubblicato da: blaise2004 dicembre 31st, 2009

La vittoria della Democrazia cristiana

La vittoria della Democrazia cristiana alle elezioni politiche del 1948

fu schiacciante diventando addirittura il Partito di maggioranza relativa:

intorno ad esso infatti erano confluiti i voti dei cattolici

e di tutti gli anticomunisti, vale a dire i voti della borghesia industriale del Nord,

dei ceti medi, dell’apparato dello Stato e delle forze conservatrici, soprattutto del Sud

che fino ad allora avevano sostenuto il Partito monarchico, il Partito degli ex fascisti,

il Partito dell’uomo qualunque ed i Partiti separisti.

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Pubblicato da: Marco mkc Costanzo dicembre 20th, 2009

Preghiera per un natale lento e con criterio

Preghiera per un Natale lento e con criterio

[...], fa’ che io:

  • possa passare questo periodo circondato da gente che a causa del Natale è più, non meno serena e rilassata del solito
  • riesca a essere io più sereno, rilassato eccetera.
  • debba fare (e ricevere), solo perché “si fa”, meno regali di Natale possibile, senza dover arrivare a spedire l’apposito certificato medico di esenzione, o perlomeno
  • venga reclutato il meno possibile per acquistare regali su commissione o accompagnare chi li deve acquistare
  • non mi trovi sommerso da roba che, dai piatti di carta alle ghirlande per il portone, dopo pochi giorni non sarà altro che altri rifiuti inutili e difficili da riciclare
  • non mangi come un porco perché è Natale, anche se a tavola sicuramente troverò solo piatti squisiti fatti in casa
  • riesca a separare davvero l’idea delle feste da quella di “shopping obbligatorio”
  • riassumendo, aiutami ad avere un Natale lento e con criterio e soprattutto fa’ che io…
  • riesca ad aiutare tutti i bambini intorno a me a vivere anche loro un Natale così e a gustarselo il più possibile. Nonostante le continue pressioni al contrario a cui noi adulti li sottoponiamo e quelle che permettiamo alla TV di fargli.

via[...], mandami un Natale lento e con criterio | Stop!.

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