Pubblicato da: blaise2004 July 2nd, 2009

pillolo597, 2009 Appunti per una nuova teologia cattolica

PILLOLO 597, 2009, giugno

Come avrete certamente ben compreso dai miei scritti più recenti
la teologia (discorso su Dio) a cui mi ispiro non è
la teologia che va per la maggiore nella Chiesa cattolica.

Essa può essere chiamata in diversi modi tutti tra di loro uniti
anche se ognuno è legato ad un singolo aspetto: teologia antimetafisica,
teologia dell’interpretazione spirituale della Bibbia
ed infine teologia del pensiero debole.

Comunque si preferisca chiamarla essa conduce
ad alcune conseguenza assai chiare e conseguenti.

Se l’interpretazione spirituale della Bibbia
è l’unica possibilità d’incontro con lo spirito di Dio, nessuna autorità
puo’ ergersi come depositaria unica della giusta interpretazione
in quanto questo blocca e limita l’espandersi delle interpretazioni
con ciò bloccando anche le possibilità di incontrasi con lo spirito di Dio.

Data poi l’incertezza che qualifica ogni interpretazione,
non c’è altra strada, per commettere meno errori possibili,
che quella di favorire il confronto fra le diverse interpretazioni.
Parlare di interpretazione equivale quindi a parlare
di dialettica fra le diverse interpretazioni.

La gerarchia attraverso la quale si organizza oggi la Chiesa cattolica
trova il suo senso non tanto nel favorire
le interpretazioni spirituali della Bibbia da parte dei fedeli
e nel coordinare mettendole in dialettica fra di loro
quanto nel favorire la delega dell’interpretazione verso di essa da parte dei fedeli.
Questo presuppone un “pensiero forte” cioè capace di comprendere
totalmente la verità ed allo steso tempo una verità già pronta
per essere compresa nella sua totalità e di questo “pensiero forte”
è depositaria la gerarchia ecclesiastica.

Come ho cercato di dimostrare precedentemente questa è un’illusione
antistorica e manichea su cui poggia la principale debolezza
della Chiesa cattolica di oggi ed ancor più di ieri.

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark

Pubblicato da: blaise2004 July 2nd, 2009

pillolo594, 2009 La salvezza dei cristiani

PILLOLO 594, 2009, giugno

La salvezza, comunque la si intenda o la si immagini,
per un cristiano non può non cominciare che nell’aldiquà,
altrimenti tutta la storia della preparazione perderebbe di senso
ed il gioco sarebbe affidato ad una divinità trascendente
indipendentemente dalla nostra capacità di rapporto,
divinità dunque della quale sarebbe meglio non parlare nemmeno.

In questo caso per preparazione della salvezza
si deve intendere sia l’incarnazione della divinità nel Cristo
come scelta di condivisione con l’uomo
ed offerta di conoscenza della verità,
sia la stessa vita terrena dell’uomo
come possibilità di realizzare una scelta salvifica.
Insomma, la salvezza o è possibile toccarla con mano
a partire già da questa vita terrena
oppure sarebbe meglio non parlarne
perché è totalmente fuori della nostra portata.

La salvezza del cristianesimo è dunque una salvezza
a cui l’uomo è chiamato a partecipare liberamente ed in maniera attiva
ma anche con tutti i suoi limiti di conoscenza della verità
che si presenta come tale nella debolezza.

Solo il cristiano della metafisica si inganna al proposito
supponendo di avere la possibilità di conoscere totalmente la verità
in quanto la metafisica gliela offre chiara e lampante su un piatto d’argento
ed a lui spetta solo il compito di metterla in pratica.

Ma non è così, come ho cercato di dimostrare fino ad ora !

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark

Pubblicato da: blaise2004 July 2nd, 2009

pillolo593, 2009 Bernard Madoff ovverosia la mancanza di democrazia

PILLOLO 593, 2009, giugno

Ha colpito tutti la pena di 150 anni comminata in America
al finanziere Bernard Madoff ma a me ha colpito di più la facilità
con cui egli ha potuto ingannare i suoi clienti per circa un ventennio.

Infatti non credo che bisogna essere dei geni della finanza
per costruire una semplice catena di Sant’ Antonio come quella messa su da Madoff:
con i soldi degli ultimi arrivati si finanziavano gli interessi dei primi
e così via a scalare fino a quando i malcapitati, cioè gli ultimi,
hanno richiesto indietro i soldi versati i quali ovviamente con c’erano più
perché erano andati a finire nelle tasche dei primi, dello stesso Madoff
ed in quelle dello Stato in quanto lo Stato incassava in tasse il 40%
sugli interessi percepiti dai primi investitori.

Insomma la truffa operata da Bernard Madoff era di così facile lettura
che non ci si rende conto a prima vista di come non fosse stata scoperta prima
e fermata anzi tempo, prima del fallimento interno di tutta l’operazione.

Il trucco stava sempre nello stesso punto: non funzionava la democrazia
che dovrebbe essere presente anche nell’economia e nella finanza
e cioè colui che è controllato non può essere anche il controllore.

Insomma, tutti sapevano tutto ma nessuno aveva interesse a denunciare la truffa, compreso lo Stato americano, in quanto controllori e controllati
erano praticamente gli stessi e tutti e due si dividevano equamente la torta.
Chi pagava per tutti erano i malcapitati ultimi investitori che si erano fidati
degli investimenti e degli interessi che Madoff garantiva protetto come era
dalla fama di esperto finanziere che tutto il sistema aveva promosso.

In fin dei conti Bernard Madoff non è che un esponente di quel “liberismo”
senza regole del capitalismo americano al fondo del quale non c’è solo la crescita
del capitale di alcuni ma soprattutto l’azzeramento del capitale di altri.

Anche il fisco del governo di Barack Obama si è giustamente sentito coinvolto
dalla truffa organizzata da Bernard Midoff In quanto ha incassato un’ingente quantità di tasse sui profitti ma chi ha perso tutti suoi risparmi in questa colossale truffa
è stato rimborsato solo il 10% del capitale investito.

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark

Pubblicato da: blaise2004 July 2nd, 2009

pillolo596, 2009 Il rischio dell’interpretazione della parola di Dio come l’unica certezza

PILLOLO 596, 2009, luglio

Per uno che si definisce cristiano dovrebbe essere del tutto evidente
che per salvarsi occorre comprendere la parola di Dio nella Scrittura
ed applicarla correttamente alla nostra condizione e situazione.
Non solo: bisogna anche interpretarla in modo che con contrasti
con la ragione, usando dunque delle nostre facoltà per rispettare a fondo
la parola di Dio ed evitare di attribuirle significati aberranti.

Questo dal punto di vista del credente ma la cosa vale anche per Dio:
non è forse vero che il Cristo è l’interpretazione vivente
del senso della legge e dei profeti ?

Cos’altro intendeva affermare il Cristo quando diceva: “ Udiste che vi fu detto […]
Ma io vi dico […] “ se non che egli stava dando
un’interpretazione diversa della legge
e che i discepoli dovevano continuare questa opera fino alla fine del mondo ?

Quindi la salvezza del cristianesimo è stettamente legata all’interpretazione,
a quella che in filosofia si chiama ermeneutica.

Sebbene la salvezza sia essenzialmente compiuta con l’incarnazione,
passione, morte e resurrezione del Cristo, essa attende ancora
un compimento ulteriore e lo Spirito Santo, lo spirito di verità
mandato ai fedeli nella Pentecoste, ha appunto il compito di assisterli
in questa ulteriore impresa di “interpretazione” della parola di Dio
in modo da farla vivere nella storia.

Infatti quando si parla della “storia della salvezza” si deve intendere
che la salvezza si realizza nella storia ma ciò significa che
il dato della salvezza in Gesù Cristo deve essere interpretato in ogni tempo
per calarsi nella storia degli uomini e nel piano di salvezza di Dio.

Quindi niente di più sbagliato che pensare che il tema della salvezza
e della storia della salvezza sia qualcosa che riguarda i teologi
o le autorità religiose bensì riguarda ciascuno di noi,
in qualunque campo sia impegnato, perché riguarda la sua storia,
la società nella quale vive, l’economia nella quale è inserito
e perché ognuno ha il dovere diritto di operare con il suo discernimento
per interpretare ed attualizzare la parola di Dio.

Dunque si può anche affermare a questo punto che
chi non interpreta ed non attualizza la parola di Dio
non può dirsi neppure cristiano in quanto
ha mistificato lo spirito dei Vangeli.

Questo spirito parla invece in questi termini: la storia della salvezza
è la salvezza nella storia e procede come storia dell’interpretazione
nel senso forte in cui Gesù stesso è stato vivente, incarnato
ed interpretazione delle Scritture.

E’ stato sempre per tutto e tutti così ed ancor più vale per il cristianesimo
e per rendersi conto di ciò basterebbe studiare la storia della Chiesa cattolica
oppure della sua teologia.
Nell’antichità, ad esempio, i giovani greci di Atene si formavano
sulla lettura di Omero ma non ripetendo a memoria i passi delle sue opere
bensì sulla loro interpretazione e sulla loro attualizzazione.
A nessuno veniva in mente di mettere in discussione i miti di Omero
ciò nondimeno la mitologia, per essere e rimanere vera,
non doveva rimanere soltanto una lettera scritta dal poeta secoli prima
ma doveva essere interpretata per rimanere viva.

Chi prefigura un Dio della metafisica, una lettura letterale della Bibbia,
un limite alla sua interpretazione, fa rimanere solo lettera la parola di Dio
e la rinchiude in un passato che non può interessare l’uomo di oggi.

Anche la “contestualizzazione” della parola di Dio, se da una parte
è necessaria in una prima fase della comprensione, quando si ferma a questo
impedisce una vera interpretazione e con ciò la stessa vitalità dell’uomo
che ha il diritto dovere di interpretarla e della stessa parola di Dio
che richiede per essere viva una sua interpretazione.
Insomma, la constestualizzazione fa parte della interpretazione
non viceversa.

Ma qualsiasi interpretazione, anche quella della parola di Dio,
seppur necessaria come ho cercato di dimostrare, non è certa
nel senso che non può garantire sé stessa come vera
ed appartiene perciò a quel “pensiero debole” di cui ho parlato
negli scritti precedenti.

Dunque, se il “pensiero forte” della metafisica, quello che nega
l’interpretazione delle Sacre Scritture, impedisce alla parola di Dio di essere viva,
il “pensiero debole”, quello che afferma che l’interpretazione spirituale
della Bibbia è l’unica strada per entrare in contatto con lo spirito di Dio,
non garantisce sulla certezza e sulla veridicità dell’interpretazione medesima.

Ci troviamo un’altra volta di fronte alla scommessa di Pascal: o rischiare di perdere
lo spirito di Dio abbarbicandosi alla certezza della metafisica
oppure, rischiando l’errore, rischiare però di incontrare lo spirito di Dio.

Per questo io sono per questa seconda teologia e preferisco sbagliare
e stare nel dubbio costruttivo rispetto a qualsiasi interpretazione
ed a qualsiasi discernimento, compresi i miei,
piuttosto che illudermi ed illudere che ci possa essere un’altra via certa
e garantita al cento per cento.

L’obbedienza all’autorità religiosa è in questo senso solo un surrogato
di una certezza impossibile.

O il cristiano decide di correre questo rischio oppure non va da nessuna parte !

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark

Pubblicato da: blaise2004 July 1st, 2009

pillolo592, 2009 Il fondamentalismo cristiano come forma di manicheismo

PILLOLO 592, 2009, giugno

Un certo tipo di “pensiero forte” presente ancora oggi nella Chiesa cattolica
porta a considerare la “secolarizzazione” del mondo moderno dell’Occidente
come una cosa fondamentalmente negativa in quanto testimonierebbe
l’abbandono del “sacro” come baricentro della vita
e della “interpretazione” della realtà.

Infatti, secondo questa teologia, la “secolarizzazione” raccoglie in sé
necessariamente ogni forma di peccato e dalla quale quindi il fedele
deve tenersi lontano il più possibile per non lasciarsi coinvolgere.

Dunque, per questo pensiero, il bene come il sacro si possono incontrare solo
all’interno delle forme ufficiali che si autodefiniscono cristiane,
nella Chiesa cattolicaper l’appunto e fuori di essa c’è solo spazio per il demonio.

E’ questa, ad esempio, la catechesi che si sente sempre fare da padre Livio
a Radio Maria e da Kiko Arguello, responsabile e fondatore
del cammino neocatecumenale.

Va prima di tutto precisato che simile interpretazione di questo “pensiero forte”
è antistorica in quanto non trova riscontro all’interno dell’analisi storica dei fatti
dove invece si riscontra che lo spirito di Dio e dei Vangeli
si è spesso incarnato in persone ed in eventi che si svolgevano
al di fuori della Chiesa cattolica e del pensiero ufficiale.

Per seconda cosa, un simile modo di ragionare e di pensare
è di tipo manicheo e quindi ideologico
nel senso che concepisce la verità solo e tutta da una parte,
quella della Chiesa ufficiale, e tutto l’errore dall’altra, quella della secolarizzazione.

Per terza cosa, da un punto di vista teologico, questo tipo si “pensiero forte”
si fonda su una palese contraddizione: da una parte accetta
l’idea di uno Spirito Santo che soffia come, quando e su chi vuole
e dall’altra prefigura che lo Spirito Santo si faccia presente
solo ed esclusivamente all’interno della Chiesa cattolica ufficiale
ed in particolare sulle sue autorità religiose.

E’ lo stesso modo di ragionare e di pensare di quando si afferma che il cristianesimo,
nel confronto con le altre religioni, è migliore nel senso che è l’unico
in grado di permettere l’accesso alla verità ed al bene assoluto.

Sembrerebbe più opportuno e più confacente alla spirito dei Vangeli
se invece si prendesse atto della “debolezza” del pensiero come della fede
i quali, se da una parte in forza dell’incarnazione
possono accedere alla conoscenza Dio,
sono chiamati dall’altra parte alla dura fatica dell’interpretazione
che non può essere risolta attraverso i facili schematismi del manicheismo
e dell’antistoricità e quindi invece della condanna tout court della “secolarizzazione”
sarebbe più opportuno che si domandassero cosa Dio ha voluto dire
permettendo che questo fatto si verificasse nell’Occidente.

Insomma, questo “pensiero forte” è alla base di ogni fondamentalismo religioso,
dello scontro piuttosto che dell’incontro, dell’odio piuttosto che della carità
della certezza manichea piuttosto che del dubbio costruttivo,
del giudizio piuttosto che del discernimento ed impedisce il confronto
con le altre religioni sulla base della “cultura”cioè delle proposte positive per l’uomo, che esse sono in grado di esprimere preferendo un ritorno alla dogmatica.

Alla fine sii può affermare che questo “pensiero forte” è quindi una regressione
al Dio della metafisica e dei dogmi piuttosto che un’anticipazione
di un Dio della carità, dei fatti e della testimonianza concreta e “culturale”
sui quali sarebbe invece necessario confrontarsi.

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark

Pubblicato da: blaise2004 June 30th, 2009

pillolo591, 2009 Il “pensiero forte”

PILLOLO 591, 2009, giugno

Il “pensiero forte” è alla base del neocolonialismo europeo
e del modo in cui erano condotte quasi tutte le missioni cristiane
e soprattutto quelle cattoliche in quanto partiva dall’idea
che la civiltà europea (eurocentrismo) fosse la migliore possibile
e che il cristianesimo fosse l’unica religione
che permetteva l’accesso alla verità e quindi superiore
alle altre religioni che poteva incontrare lungo il cammino missionario.

Questo “pensiero forte” era dunque anche quello
che giustificava il neocolonialismo europeo
anche nelle sue aberrazioni di violenza in quanto considerato
come lo strumento attraverso il quale esportare la “verità” indiscutibile
ed il primato della civiltà europea e del cristianesimo.

Principalmente a causa di questo “pensiero forte”
il neocolonialismo è stato sconfitto perché gli ha impedito
un atteggiamento di “carità” verso le civiltà e le religioni
che incontrava, predisponendosi ad uno scontro piuttosto che ad un incontro.

Ecco allora che la missionarietà diventava esclusivamente
cristianizzazione delle popolazioni e la libertà imposizione della libertà
come principio e come valore in un controsenso
che oggi appare di tutta evidenza.

Ma il “pensiero forte” non è terminato con il neocolonialismo
e si aggira ancora oggi nella filosofia come nella religione,
nella politica come nelle Chiese.

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark

Pubblicato da: blaise2004 June 30th, 2009

pillolo590, 2009 La forza di un “pensiero debole” e di una “fede debole”

PILLOLO 590, 2009, giugno

In conclusione di questa prima parte sulla filosofia di Nietzche
e sulla sua ricaduta nel campo del cristianesimo e della civiltà occidentale
sento di sostenere la seguente tesi che affido alla vostra “critica”.

Il capitalismo internazionale nel perseguire il suo unico fine che è il profitto
ha deciso che era più conveniente per lui globalizzare l’economia e la finanza
provocando con ciò l’incontro di religioni diverse fra loro
e di civiltà ugualmente diverse.

In altri tempi questo tipo di avvenimenti si sarebbero risolti come al solito
con la guerra dalla quale sarebbe uscita la civiltà e la religione vincente.

Oggi questo non è possibile in quanto si andrebbe incontro
alla terza guerra atomica mondiale che molto probabilmente
sarebbe anche l’ultima senza né vinti né vincitori.

Per questo la globalizzazione dell’economia e della finanza
imposta dal capitalismo internazionale impone a sua volta
un ripensamento sul modo di concepire la propria civiltà e la propria religione.

Così come nel passato ha prevalso un “pensiero forte”
che portava a concepire la propria civiltà, il proprio sistema di valori
e la propria religione come i migliori in assoluto
e come depositari dell’unica verità oggettiva ed universale
oggi dovrà prevalere un “pensiero debole” che parta dall’idea
che una verità oggettiva non è data come assoluta ed immutabile
ma solo come frutto della “interpretazione” che si può dare
tenendo conto che essa è condizionata dalla cultura e dalla religione
in cui si svolge come “evento”.

La verità esiste, secondo questo pensiero che poi dovrebbe essere
l’atteggiamento anche del cristianesimo, ma è debole in quanto
non assoluta ma relativa, modificabile e non data una volta per tutte,
sempre interpretabile e mai trasmessa alla lettera.

La verità del cristianesimo non viene messa in discussione
così come la sacralità della Bibbia su cui si basa
ma quella che viene messa in discussione
è l’interpretazione che si dà di esso e delle Sacre Scritture.
Infatti la storia stessa dimostra come nel tempo le interpretazioni
delle Sacre Scritture sono cambiate e variate a testimonianza
che quello che vale non è la lettura letterale della parola di Dio
ma l’interpretazione spirituale alla ricerca del senso della parola medesima
e per comprendere cosa essa possa dire sugli “eventi” della storia di oggi.

Nelle Sacre Scritture c’ è la verità la quale ha bisogno però
dell’interpretazione spirituale dell’uomo per prendere vita storicamente
nel tempo e nell’esistenza immanente dell’aldiquà
ed ogni interpretazione spirituale non può essere che relativa
ma non per questo meno vera, è insomma una “interpretazione debole”
certa di sé ma anche disponibile a mettersi in discussione.

Le alternative a questo modo di pensare e di aver fede
sono due delle quali la prima si configura come un ritorno all’antico
cioè al Dio della metafisica ed alla lettura letterale della Bibbia
i quali prefigurano un “pensiero forte” che riconduce non solo
ad una verità certa ma anche sempre uguale a sé stessa,
la sola che si presenti come l’unica verità possibile,
la seconda è quella che presenta un Dio completamente trascendente
e completamente irraggiungibile per l’uomo ignorando con ciò
la stessa essenza dell’incarnazione cioè di un Dio che ha scelto
di mescolarsi con l’uomo proprio per farsi conoscere da lui.

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark

Pubblicato da: blaise2004 June 30th, 2009

pillolo588, 2009 La “interpretazione spirituale” della Bibbia

PILLOLO 588, 2009, giugno

Un esempio di cosa si debba intendere per “interpretazione spirituale”
della Bibbia e per “secolarizzazione” del mondo moderno
si ha quando si leggono le affermazioni di Max Weber
nella sua opera “ L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”.

Weber dimostra come il capitalismo è strettamente legato con l’etica cristiana
nel senso che ne è un’applicazione interpretativa: secondo lui
il capitalismo moderno si spiega solo come conseguenza della realizzazione
dei principi etici del cristianesimo.

Chi sostiene che questo spostamento di piani è un tradimento
del messaggio cristiano, difende ovviamente una interpretazione letterale
della dottrina cristiana ma Weber segue invece un’interpretazione spirituale
della Bibbia facendola rivivere nella storia del suo tempo
e precisamente nell’analisi che egli fa del capitalismo moderno.

Quello di Weber è un modo di avvicinarsi alla parola di Dio
che vale non solo per le origini del capitalismo moderno
ma che dovrebbe essere applicato per ogni cosa che riguarda
il “mondo secolarizzato” di oggi.

Si pensi ad esempio al caso del rifiuto degli ordini sacerdotali alle donne,
rifiuto fondato unicamente sul fatto che Gesù scelse i suoi apostoli fra gli uomini.
Anche questo è frutto di una lettura letterale della Bibbia come lo fu per Galileo
quando tutto potrebbe essere di facile comprensione se non ci si fermasse alla lettera
ma si tenesse di conto della cultura del periodo in cui visse storicamente Gesù
dove la condizione di inferiorità della donna era del tutto manifesta
ed ovvia ai tempi del Cristo ma che oggi è un puro residuo del passato
assunto dalla Chiesa cattolica come norma eterna di natura.

La “secolarizzazione” del mondo moderno è quindi figlia
e non figliastra della ”interpretazione spirituale” della Bibbia
anche se a questa conclusione si oppongono ancora oggi
due opposte idee, quella che esige un’”interpretazione letterale” della Bibbia,
con ciò bloccandola inesorabilmente ad un passato di 2000 anni fa,
e quella della “ragione illuministica” che intende sostituire
una spiegazione puramente razionale del mondo
alle credenze religiose che la stessa “dialettica dell’illuminismo,
ha fortemente ridimensionato.

D’altra parte l’incontro del cristianesimo con le altre religioni,
riscattate dallo stigma di barbarie e primitive
che i missionari – colonialisti applicavano loro senza alcuna perplessità,
ha ridimensionato anche di molto le pretese delle Chiese cristiane,
e particolarmente di quella cattolica, di valere come depositarie
dell’unica vera religione.

Seguendo quindi il metodo di Max Weber adottato per analizzare
Le origini del capitalismo oppure quello adottato per il sacerdozio femminile
La stessa cosa deve essere fatta per tutto il mondo “secolarizzato”
In quanto esso non è che una manifestazione attraverso la quale
Dio si manifesta agli uomini.

Quindi non c’è niente di più errato che condannare e giudicare come negativa
e fonte di perdizione e di peccato la “secolarizzazione”
perché si commette l’errore di pensare che essa corrisponda all’assenza di Dio.

Contrapporre la “ cristianizzazione” alla “secolarizzazione” è insomma come
impedirci di leggere il “sacro” nella storia e delegittimare l’incarnazione di Dio
fra gli uomini.

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark

Pubblicato da: blaise2004 June 30th, 2009

pillolo587, 2009 La “secolarizzazione” del mondo moderno

PILLOLO 587, 2009, giugno

Inizio dando per scontato alcune cose le quali, per chi fa uso
della “critica della ragione”, dovrebbero essere ovvie:
da una parte che non possa esistere un’autorità religiosa
la quale si autodefinisca infallibile
e dall’altra che l’interpretazione delle Sacre Scritture
non sia patrimonio esclusivo dell’autorità sacerdotale,
differentemente bisognerebbe mettere in dubbio
anche la libertà dello Spirito Santo che soffia
dove, come, quando e su chi vuole.

Se la Chiesa cattolica ha fino ad oggi
cercato di bloccare l’espansione dell’interpretazione della parola di Dio
e di limitare la dialettica fra le differenti interpretazioni per timore, secondo me,
di una soggettività che poteva sfuggirle dalle mani,
la cosa è andata peggiorando con le Chiese nate dalla riforma di Lutero
in quanto esse si dovevano uniformare alla parola d’ordine del loro fondatore
che affermava “sola Scriptura” intendendo con ciò che
si doveva fare una lettura solo letterale della Bibbia e non spirituale
evitando così ogni interpretazione.

Infatti in questo caso si evitava che potessero nascere
i problemi che nascevano all’interno della Chiesa
dovuti, secondo Lutero, da una “lettura spirituale” della Bibbia
e cioè che, malgrado il controllo delle autorità religiose,
potevano nascere interpretazioni della Bibbia
difformi da quelle ufficiali ed ammesse.

Quindi la parola di Dio resta viva soprattutto attraverso l’ interpretazione
che in ogni epoca se ne dà altrimenti rimane lettera morta mancando
di quel discernimento che l’attualizza alla realtà storica del momento.

In questo senso si può affermare che le Sacre Scritture
vivono attraverso la loro interpretazione ed è in questo momento
che Nietzsche inserisce una sua considerazione: i primi ad uccidere
il Dio della metafisica, il Dio morale sono stati prima di tutto i cristiani
testimoniando con la loro vita disordinata e schiava del peccato
che questo che Dio che doveva dare ordine e senso a tutto
non aveva la capacità di cambiare le loro vite.

Da questo, sempre secondo il filosofo, si salvano solo quei pochi Santi
che sono saliti agli onori degli altari, delle eccezioni che come tali
confermano la regola, né si salva la Chiesa cattolica
la cui storia testimonia in sostanza la sua lontananza dalla parola di Dio.

Ad uccidere il Dio della metafisica sono stati quindi per primi gli stessi cristiani
poi è arrivata la scienza e la tecnologia ed infine è giunta la filosofia di Nitzsche
la quale afferma che non è possibile proporre un “essere” oggettivo e stabile
ma solo un “essere” relativo nel senso che non esiste più una verità assoluta
e sempre uguale a sé stessa ma solo una verità relativa e transeunte
oggetto della ricerca dell’uomo che sempre la modifica e l’aggiorna.

Questa è la base su cui si è innestata, secondo il filosofo Vattimo,
seguace di Nietzsche, la “secolarizzazione” della cultura di oggi
nel senso della scomparsa del “sacro” dalla vita dell’uomo
ma questo non ha comportato la scomparsa di Dio,
come sostengono soprattutto i teologi Barth e Bonhoeffer.

Infatti, secondo questi due teologi, la “secolarizzazione” moderna
ha fatto scoprire la “completa trascendenza” di Dio
rispetto ad ogni realizzazione mondana che è la vera natura di Dio.

Per assurdo la “secolarizzazione” del mondo moderno è stato lo strumento
di cui Dio si è servito per ricondurre l’uomo a sé
cioè ad avere un’idea di Dio più veritiera vale a dire
un Dio come totalmente trascendente, come totale alterità
e come paradosso a cui deve corrispondere il “salto” della fede
come accettazione di questo assurdo e di questo paradosso.

Esso è il fondamento ultimo ed inaccessibile alla nostra ragione
al punto da apparire assurdo ma proprio per questo
garantito in una suprema stabilità ed oggettività.
Per Barth e Bobhoeffer il Dio della metafisica non è morto
bensì si ripresenta all’uomo, grazie alla “secolarizzazione moderna“,
sotto l’aspetto che è a lui più consono che è quello della totale trascendenza.

Per questo, secondo i due teologi, è errato condannare la filosofia di Nietzsche
e la “secolarizzazione” che ne è derivata in quanto sono stati due strumenti
di cui Dio si è servito per farsi conoscere all’uomo sotto la sua vera natura
e per spazzare via la vechia teologia di cui anche la Chiesa cattolica si serviva.

BLAISE2004

PILLOLO 587, 2009, giugno

Inizio dando per scontato alcune cose le quali, per chi fa uso
della “critica della ragione”, dovrebbero essere ovvie:
da una parte che non possa esistere un’autorità religiosa
la quale si autodefinisca infallibile
e dall’altra che l’interpretazione delle Sacre Scritture
non sia patrimonio esclusivo dell’autorità sacerdotale,
differentemente bisognerebbe mettere in dubbio
anche la libertà dello Spirito Santo che soffia
dove, come, quando e su chi vuole.

Se la Chiesa cattolica ha fino ad oggi
cercato di bloccare l’espansione dell’interpretazione della parola di Dio
e di limitare la dialettica fra le differenti interpretazioni per timore, secondo me,
di una soggettività che poteva sfuggirle dalle mani,
la cosa è andata peggiorando con le Chiese nate dalla riforma di Lutero
in quanto esse si dovevano uniformare alla parola d’ordine del loro fondatore
che affermava “sola Scriptura” intendendo con ciò che
si doveva fare una lettura solo letterale della Bibbia e non spirituale
evitando così ogni interpretazione.

Infatti in questo caso si evitava che potessero nascere
i problemi che nascevano all’interno della Chiesa
dovuti, secondo Lutero, da una “lettura spirituale” della Bibbia
e cioè che, malgrado il controllo delle autorità religiose,
potevano nascere interpretazioni della Bibbia
difformi da quelle ufficiali ed ammesse.

Quindi la parola di Dio resta viva soprattutto attraverso l’ interpretazione
che in ogni epoca se ne dà altrimenti rimane lettera morta mancando
di quel discernimento che l’attualizza alla realtà storica del momento.

In questo senso si può affermare che le Sacre Scritture
vivono attraverso la loro interpretazione ed è in questo momento
che Nietzsche inserisce una sua considerazione: i primi ad uccidere
il Dio della metafisica, il Dio morale sono stati prima di tutto i cristiani
testimoniando con la loro vita disordinata e schiava del peccato
che questo che Dio che doveva dare ordine e senso a tutto
non aveva la capacità di cambiare le loro vite.

Da questo, sempre secondo il filosofo, si salvano solo quei pochi Santi
che sono saliti agli onori degli altari, delle eccezioni che come tali
confermano la regola, né si salva la Chiesa cattolica
la cui storia testimonia in sostanza la sua lontananza dalla parola di Dio.

Ad uccidere il Dio della metafisica sono stati quindi per primi gli stessi cristiani
poi è arrivata la scienza e la tecnologia ed infine è giunta la filosofia di Nitzsche
la quale afferma che non è possibile proporre un “essere” oggettivo e stabile
ma solo un “essere” relativo nel senso che non esiste più una verità assoluta
e sempre uguale a sé stessa ma solo una verità relativa e transeunte
oggetto della ricerca dell’uomo che sempre la modifica e l’aggiorna.

Questa è la base su cui si è innestata, secondo il filosofo Vattimo,
seguace di Nietzsche, la “secolarizzazione” della cultura di oggi
nel senso della scomparsa del “sacro” dalla vita dell’uomo
ma questo non ha comportato la scomparsa di Dio,
come sostengono soprattutto i teologi Barth e Bonhoeffer.

Infatti, secondo questi due teologi, la “secolarizzazione” moderna
ha fatto scoprire la “completa trascendenza” di Dio
rispetto ad ogni realizzazione mondana che è la vera natura di Dio.

Per assurdo la “secolarizzazione” del mondo moderno è stato lo strumento
di cui Dio si è servito per ricondurre l’uomo a sé
cioè ad avere un’idea di Dio più veritiera vale a dire
un Dio come totalmente trascendente, come totale alterità
e come paradosso a cui deve corrispondere il “salto” della fede
come accettazione di questo assurdo e di questo paradosso.

Esso è il fondamento ultimo ed inaccessibile alla nostra ragione
al punto da apparire assurdo ma proprio per questo
garantito in una suprema stabilità ed oggettività.
Per Barth e Bobhoeffer il Dio della metafisica non è morto
bensì si ripresenta all’uomo, grazie alla “secolarizzazione moderna“,
sotto l’aspetto che è a lui più consono che è quello della totale trascendenza.

Per questo, secondo i due teologi, è errato condannare la filosofia di Nietzsche
e la “secolarizzazione” che ne è derivata in quanto sono stati due strumenti
di cui Dio si è servito per farsi conoscere all’uomo sotto la sua vera natura
e per spazzare via la vechia teologia di cui anche la Chiesa cattolica si serviva.

BLAISE2004

PILLOLO 587, 2009, giugno

Inizio dando per scontato alcune cose le quali, per chi fa uso
della “critica della ragione”, dovrebbero essere ovvie:
da una parte che non possa esistere un’autorità religiosa
la quale si autodefinisca infallibile
e dall’altra che l’interpretazione delle Sacre Scritture
non sia patrimonio esclusivo dell’autorità sacerdotale,
differentemente bisognerebbe mettere in dubbio
anche la libertà dello Spirito Santo che soffia
dove, come, quando e su chi vuole.

Se la Chiesa cattolica ha fino ad oggi
cercato di bloccare l’espansione dell’interpretazione della parola di Dio
e di limitare la dialettica fra le differenti interpretazioni per timore, secondo me,
di una soggettività che poteva sfuggirle dalle mani,
la cosa è andata peggiorando con le Chiese nate dalla riforma di Lutero
in quanto esse si dovevano uniformare alla parola d’ordine del loro fondatore
che affermava “sola Scriptura” intendendo con ciò che
si doveva fare una lettura solo letterale della Bibbia e non spirituale
evitando così ogni interpretazione.

Infatti in questo caso si evitava che potessero nascere
i problemi che nascevano all’interno della Chiesa
dovuti, secondo Lutero, da una “lettura spirituale” della Bibbia
e cioè che, malgrado il controllo delle autorità religiose,
potevano nascere interpretazioni della Bibbia
difformi da quelle ufficiali ed ammesse.

Quindi la parola di Dio resta viva soprattutto attraverso l’ interpretazione
che in ogni epoca se ne dà altrimenti rimane lettera morta mancando
di quel discernimento che l’attualizza alla realtà storica del momento.

In questo senso si può affermare che le Sacre Scritture
vivono attraverso la loro interpretazione ed è in questo momento
che Nietzsche inserisce una sua considerazione: i primi ad uccidere
il Dio della metafisica, il Dio morale sono stati prima di tutto i cristiani
testimoniando con la loro vita disordinata e schiava del peccato
che questo che Dio che doveva dare ordine e senso a tutto
non aveva la capacità di cambiare le loro vite.

Da questo, sempre secondo il filosofo, si salvano solo quei pochi Santi
che sono saliti agli onori degli altari, delle eccezioni che come tali
confermano la regola, né si salva la Chiesa cattolica
la cui storia testimonia in sostanza la sua lontananza dalla parola di Dio.

Ad uccidere il Dio della metafisica sono stati quindi per primi gli stessi cristiani
poi è arrivata la scienza e la tecnologia ed infine è giunta la filosofia di Nitzsche
la quale afferma che non è possibile proporre un “essere” oggettivo e stabile
ma solo un “essere” relativo nel senso che non esiste più una verità assoluta
e sempre uguale a sé stessa ma solo una verità relativa e transeunte
oggetto della ricerca dell’uomo che sempre la modifica e l’aggiorna.

Questa è la base su cui si è innestata, secondo il filosofo Vattimo,
seguace di Nietzsche, la “secolarizzazione” della cultura di oggi
nel senso della scomparsa del “sacro” dalla vita dell’uomo
ma questo non ha comportato la scomparsa di Dio,
come sostengono soprattutto i teologi Barth e Bonhoeffer.

Infatti, secondo questi due teologi, la “secolarizzazione” moderna
ha fatto scoprire la “completa trascendenza” di Dio
rispetto ad ogni realizzazione mondana che è la vera natura di Dio.

Per assurdo la “secolarizzazione” del mondo moderno è stato lo strumento
di cui Dio si è servito per ricondurre l’uomo a sé
cioè ad avere un’idea di Dio più veritiera vale a dire
un Dio come totalmente trascendente, come totale alterità
e come paradosso a cui deve corrispondere il “salto” della fede
come accettazione di questo assurdo e di questo paradosso.

Esso è il fondamento ultimo ed inaccessibile alla nostra ragione
al punto da apparire assurdo ma proprio per questo
garantito in una suprema stabilità ed oggettività.
Per Barth e Bobhoeffer il Dio della metafisica non è morto
bensì si ripresenta all’uomo, grazie alla “secolarizzazione moderna“,
sotto l’aspetto che è a lui più consono che è quello della totale trascendenza.

Per questo, secondo i due teologi, è errato condannare la filosofia di Nietzsche
e la “secolarizzazione” che ne è derivata in quanto sono stati due strumenti
di cui Dio si è servito per farsi conoscere all’uomo sotto la sua vera natura
e per spazzare via la vechia teologia di cui anche la Chiesa cattolica si serviva.

BLAISE2004

PILLOLO 587, 2009, giugno

Inizio dando per scontato alcune cose le quali, per chi fa uso
della “critica della ragione”, dovrebbero essere ovvie:
da una parte che non possa esistere un’autorità religiosa
la quale si autodefinisca infallibile
e dall’altra che l’interpretazione delle Sacre Scritture
non sia patrimonio esclusivo dell’autorità sacerdotale,
differentemente bisognerebbe mettere in dubbio
anche la libertà dello Spirito Santo che soffia
dove, come, quando e su chi vuole.

Se la Chiesa cattolica ha fino ad oggi
cercato di bloccare l’espansione dell’interpretazione della parola di Dio
e di limitare la dialettica fra le differenti interpretazioni per timore, secondo me,
di una soggettività che poteva sfuggirle dalle mani,
la cosa è andata peggiorando con le Chiese nate dalla riforma di Lutero
in quanto esse si dovevano uniformare alla parola d’ordine del loro fondatore
che affermava “sola Scriptura” intendendo con ciò che
si doveva fare una lettura solo letterale della Bibbia e non spirituale
evitando così ogni interpretazione.

Infatti in questo caso si evitava che potessero nascere
i problemi che nascevano all’interno della Chiesa
dovuti, secondo Lutero, da una “lettura spirituale” della Bibbia
e cioè che, malgrado il controllo delle autorità religiose,
potevano nascere interpretazioni della Bibbia
difformi da quelle ufficiali ed ammesse.

Quindi la parola di Dio resta viva soprattutto attraverso l’ interpretazione
che in ogni epoca se ne dà altrimenti rimane lettera morta mancando
di quel discernimento che l’attualizza alla realtà storica del momento.

In questo senso si può affermare che le Sacre Scritture
vivono attraverso la loro interpretazione ed è in questo momento
che Nietzsche inserisce una sua considerazione: i primi ad uccidere
il Dio della metafisica, il Dio morale sono stati prima di tutto i cristiani
testimoniando con la loro vita disordinata e schiava del peccato
che questo che Dio che doveva dare ordine e senso a tutto
non aveva la capacità di cambiare le loro vite.

Da questo, sempre secondo il filosofo, si salvano solo quei pochi Santi
che sono saliti agli onori degli altari, delle eccezioni che come tali
confermano la regola, né si salva la Chiesa cattolica
la cui storia testimonia in sostanza la sua lontananza dalla parola di Dio.

Ad uccidere il Dio della metafisica sono stati quindi per primi gli stessi cristiani
poi è arrivata la scienza e la tecnologia ed infine è giunta la filosofia di Nitzsche
la quale afferma che non è possibile proporre un “essere” oggettivo e stabile
ma solo un “essere” relativo nel senso che non esiste più una verità assoluta
e sempre uguale a sé stessa ma solo una verità relativa e transeunte
oggetto della ricerca dell’uomo che sempre la modifica e l’aggiorna.

Questa è la base su cui si è innestata, secondo il filosofo Vattimo,
seguace di Nietzsche, la “secolarizzazione” della cultura di oggi
nel senso della scomparsa del “sacro” dalla vita dell’uomo
ma questo non ha comportato la scomparsa di Dio,
come sostengono soprattutto i teologi Barth e Bonhoeffer.

Infatti, secondo questi due teologi, la “secolarizzazione” moderna
ha fatto scoprire la “completa trascendenza” di Dio
rispetto ad ogni realizzazione mondana che è la vera natura di Dio.

Per assurdo la “secolarizzazione” del mondo moderno è stato lo strumento
di cui Dio si è servito per ricondurre l’uomo a sé
cioè ad avere un’idea di Dio più veritiera vale a dire
un Dio come totalmente trascendente, come totale alterità
e come paradosso a cui deve corrispondere il “salto” della fede
come accettazione di questo assurdo e di questo paradosso.

Esso è il fondamento ultimo ed inaccessibile alla nostra ragione
al punto da apparire assurdo ma proprio per questo
garantito in una suprema stabilità ed oggettività.
Per Barth e Bobhoeffer il Dio della metafisica non è morto
bensì si ripresenta all’uomo, grazie alla “secolarizzazione moderna“,
sotto l’aspetto che è a lui più consono che è quello della totale trascendenza.

Per questo, secondo i due teologi, è errato condannare la filosofia di Nietzsche
e la “secolarizzazione” che ne è derivata in quanto sono stati due strumenti
di cui Dio si è servito per farsi conoscere all’uomo sotto la sua vera natura
e per spazzare via la vechia teologia di cui anche la Chiesa cattolica si serviva.

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark

Pubblicato da: blaise2004 June 29th, 2009

pillolo586, 2009 Un “essere debole” per un “pensiero debole”

PILLOLO 586, 2009, giugno

Secondo Martin Heidegger, uno dei filosofi che meglio
ha compreso e sviluppato il pensiero di Nietzsche,
la fine della metafisica significa il passaggio
da una concezione dell’essere come struttura
ad una concezione dell’essere come evento,
caratterizzato da una vocazione all’indebolimento.

La moderna liberazione infatti consiste nel fatto che l’uomo
viene liberato dalla metafisica e dalla pretesa che l’essere
valga come unico e come eterno ordine.
Questo salto di libertà non ci dà ovviamente una conoscenza più vera
e completa di quel che l’essere oggettivamente è
ma ci dice solo che l’essere non è nulla di oggettivo e di stabile
e ce lo svela come evento nel quale siamo coinvolti come interpreti,
insomma l’uomo può esistere solo come interprete dell’evento cioè dell’essere.

L’evento diventa quindi indebolito in quanto
non solo non ne esiste una conoscenza al di fuori di noi
ma è limitato a quello che accade a noi oggi
e di cui non possiamo che darne una interpretazione.

Debole è l’essere e debole è il pensiero sull’essere
nel senso che è impossibile determinare l’oggettività dell’essere.

Ciò che emerge dalle ceneri della metafisica
è per l’appunto un “pensiero debole” ed un “esser debole”
che rende relativa ogni idea di bene e di male assoluto ed oggettivo.

Questo non vuol dire che non si possa formulare un’idea di bene e di male
ma che possa avvenire solo all’interno del “relativismo”
il qual è ciò che rimane dall’uccisone del Dio metafisico.

Anche il cristianesimo, come qualsiasi altra religione,
secondo Heidegger, deve essere ripensato tenendo di conto
della liberazione del “relativismo” e propone una sintesi
tra l’incarnazione del cristianesimo e la nuova filosofia.

Secondo i suoi seguaci infatti, il ritorno della religione cristiana
nell’era dell’espansione tecnologica si prefigura
come un ritorno che ha queste caratteristiche
e che mal si integra all’interno della vecchia concezione
del cristianesimo come religione alla cui base
c’ è ancora l’idea di un Dio metafisico
e l’idea che ci possa essere un’idea del bene e del male come oggettiva
ed un credente che la possa conoscere ed attuare.

BLAISE2004

bookmark bookmark bookmark bookmark