Archive for agosto, 2007
Lode del dubbio – Bertolt Brecht
Lode del dubbio
Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.
Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l’armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare.
Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell’infinito mare.
Oh bello lo scuoter del capo
su verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l’ammalato senza speranza!
Ma d’ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori
non credono più!
Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
Quante vittime costò!
Com’era difficile accorgersi
che fosse così e non diverso!
Con un respiro di sollievo un giorno
un uomo nel libro del sapere lo scrisse.
Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
ne vivranno e in quello vedranno un’eterna sapienza
e spezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,
che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
gravemente cancella quella tesi.
Intronato dagli ordini, passato alla visita
d’idoneità da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d’oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie
un libro redatto da Iddio in persona,
erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l’uomo
che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.
Ma sgobba madido di sudore anche l’uomo
che la propria casa si costruisce.
Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.
Se occorre, tanto peggio per i fatti.
La pazienza che han con se stessi
è sconfinata. Gli argomenti
li odono con gli orecchi della spia.
Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione. Le teste
le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall’acqua i passeggeri dl navi che affondano.
Sotto l’ascia dell’assassino
si chiedono se anch’egli non sia un uomo.
Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto.
La loro attività consiste nell’oscillare.
Il loro motto preferito è: l’istruttoria continua.
Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliare ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta!
ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.
Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!
La luna – Borges
La luna
C’è tanta solitudine in quell’oro.
La luna delle notti non è la luna
che vide il primo Adamo. I lunghi secoli
della veglia umana l’hanno colmata
di antico pianto. Guardala. E’ il tuo specchio.
Jorge Luis Borges
Non sono nulla – Pessoa
Non sono nulla, non posso nulla,
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere,
né so se devo essere,
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l’amore
marcisce sul morto tronco dell’illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell’ombra, incerto cuore.
Fernando Pessoa
In amore – Duchesca – B.Zambrini
Ti supererò,
in amore andrò
molto più lontano dove
tu stupore sei.
Con le mani andrò,
dove sento il cuore,
che mi fa capire come
stai aspettando me.
Ti supererò,
in amore andrò
dove non hai mai sognato
di arrivare tu.
Con il viso andrò
dentro un sentimento
dove non sei stato ancora
tormentato tu.
Dimmi dove, quando
quando, dove.
Cuore, mi avvicino più a te.
Tu dimmi le parole, care
fino al cuore, calde
quando…
Me le inventerò,
sto spaccando il cuore,
trovo immersi nel rossore
tanti “amore mio”.
Sono i tuoi, tutti tuoi.
Ti sto superando, dove
fino al cuore, quando
ora, non vedo che te.
La tua vita è vita per la vita mia
e gli occhi mi appartengono,
le tue labbra, ciglia…
E il cuore è in mano a me.
Tutto il tenero che puoi
non te lo renderò.
Io non ti voglio ricordare,
non esisti altrove ma
in me.
Ti supererò,
vedo ad occhi chiusi
dove fare dolci abusi
e bei soprusi a te.
Ti supererò
col mio amore insonne
e agitato che non dorme
per svegliare te.
Dimmi dove, quando
quando, dove
caro cuore, io non vedo che te.
Ti sto raggiungendo, dove
fino al cuore, quando
ora…
Ti supererò,
in amore andrò
oltre la parola amore.
E non torno più.
Poesie dei lettori: L’impermanenza – marcomkc
L’impermanenza è mia compagna,
la conosco nelle candele di Kavafis
e nella vita quotidiana.
L’impermanenza è condizione umana.
Ma come spiegare quel fisico dolore
quando il mare blu davanti a me
allaga la mente con pensieri d’infinito.
marcomkc
Quando quaranta inverni – William Shakespeare
Quando quaranta inverni avranno aggredito la tua fronte
e scavato fonde trincee nel campo della tua bellezza,
la superba veste della tua gioventù or tanto ammirata,
sarà considerata un cencio di nessun valore:
se allora ti venisse chiesto dove giace il tuo fascino
e dove si è perso l’amore dei tuoi ruggenti giorni,
ammettere che è in fondo ai tuoi occhi incavati
sarebbe penosa vergogna ed inutile vanto.
Qual maggior lode avrebbe luso della tua bellezza
se tu potessi rispondere: “Questa mia bella creatura
pareggia il mio conto e giustifica la mia vecchiaia”
dimostrando che è tua la sua bellezza ereditata
Questo sarebbe rinnovarti quando sarai vecchio
e veder caldo il tuo sangue quando il tuo sarà freddo.
Dimmi se questo è vero – Tagore
Dimmi se questo è vero
Dimmi se questo è vero, amore mio,
dimmi se questo è tutto vero.
Quando questi occhi scagliano i loro lampi
le oscure nubi nel tuo petto
danno risposte tempestose.
E’ vero che le mie labbra sono
come il boccio del primo amore?
Che la terra, come un’arpa, vibra
di canzoni al tocco dei miei piedi?
E’ poi è vero che gocce di rugiada
cadono dagli occhi della notte
al mio apparire e la luce del giorno
è felice quando avvolge il mio corpo?
E’ vero, è vero che il tuo amore viaggiò
per ere e mondi in cerca di me?
Che quando finalmente mi trovasti
il tuo secolare desiderio
trovò una pace perfetta
nel mio gentile parlare
nei miei occhi, nelle mie labbra
e nei miei pensieri?
E dimmi infine se è proprio vero
che il mistero dell’infinito
è scritto sulla mia piccola fronte.
Dimmi, amor mio, se tutto questo è vero.
TAGORE
Amicizia -Giovanni Crisostomo
LA GIOIA DELL’AMICIZIA
Un amico fedele
è un balsamo nella vita,
è la più sicura protezione.
Potrai raccogliere tesori d’ogni genere
ma nulla vale quanto un amico sincero.
Al solo vederlo, l’amico suscita nel cuore
una gioia che si diffonde in tutto l’essere.
Con lui si vive un’unione profonda
che dona all’animo gioia inesprimibile.
Il suo ricordo ridesta la nostra mente
e la libera da molte preoccupazioni.
Queste parole hanno senso
solo per chi ha un vero amico;
per chi, pur incontrandolo tutti i giorni,
non ne avrebbe mai abbastanza.
GIOVANNI CRISOSTOMO
Angina Pectoris – Nazim Hikmet
Se qui c’è la metà del mio cuore, dottore,
l’altra metà sta in Cina
nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.
E poi ogni mattina, dottore,
ogni mattina all’alba
il mio cuore lo fucilano in Grecia.
E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno
quando gli ultimi passi si allontanano
dall’infermeria
il mio cuore se ne va, dottore,
se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.
E poi sono dieci anni, dottore,
che non ho niente in mano da offrire al mio popolo
niente altro che una mela
una mela rossa, il mio cuore.
E’ per tutto questo, dottore,
e non per l’arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,
che ho quest’angina pectoris.
Guardo la notte attraverso le sbarre
e malgrado tutti questi muri
che mi pesano sul petto
il mio cuore batte con la stella più lontana.





I te vurria vasa’… -V. Russo – E. Di Capua,
I’ te vurria vasa’
Ah ! che bell’aria fresca
ch’addora e malvarosa.
E tu durmenno staje
ncopp’a sti ffronne ‘e rosa.
‘O sole a poco a poco
pe ‘stu ciardino sponta;
‘o viento passa e vasa
‘stu ricciulillo ‘nfronte.
‘I te vurria vasa’…
Ma ‘o core nun m’ ‘o ddice
‘e te sceta’.
‘I me vurria addurmi’
vicino ‘o sciato tujo
n’ora pur’i'!
Tu duorme, oj Rosa mia ?
E duorme a suonno chino;
rnentr’io guardo ‘ncantato
‘stu musso curallino.
E chesti carne fresche,
e chesti trezze nere,
me metteno ‘int’ ‘o core
mille male penziere.
‘I te vurria vasa’…
Ma ‘o core nun m’ ‘o ddice
‘e te sceta’.
‘I me vurria addurmi’
vicino ‘o sciato tujo
n’ora pur’i'!
Sento ‘stu core tujo
che sbatte comm’ ‘a ll’onne.
Durmenno, angelo mio,
chi sa tu a chi te suonne!
‘A gelusia turmenta
‘stu core mio malato;
te suonne a me? Dimmello…
O pure suonne a n’ato?
‘I te vurria vasa’…
Ma ‘o core nun m’ ‘o ddice
‘e te sceta’.
‘I me vurria addurmi’
vicino ‘o sciato tujo
n’ora pur’i'!
( V. Russo – E. Di Capua, 1900 )