Pubblicato da: blaise2004 venerdì, gennaio 16th, 2009

pillolo 25,2009 Potere come occupazione dello Stato

PILLOLO 25, 2009, gennaio

Cosa c’è a monte della gestione del potere
come occupazione del potere ?
Come mai questo è un caso tipicamente italiano
che non si riscontra in tal misura nell’Europa ?

Va ricordato prima di tutto che negli altri paesi europei
non si mai registrato che un Partito rimanesse al potere
per così lungo tempo quanto la Democrazia Cristiana in Italia
dovuto principalmente al fatto che nel nostro paese
era presente il maggior Partito comunista dell’Occidente
mentre l’Italia dipendeva economicamente e militarmente
dagli Stati uniti d’America i quali avevano ingaggiato
una guerra senza quartiere con l’Unione sovietica
(la guerra fredda).
Pertanto si può dire che la mancanza di un ricambio politico
alla guida dello Stato italiano
favorì il fatto che la DC ponesse le basi
del proprio sistema di potere nello  Stato.

Non solo, sul piano interno la DC non era un blocco monolitico
ma un partito interclassista che raccoglieva
esigenze ed istanze spesso in contrasto fra di loro
per cui si andava dai latifondisti ai braccianti agricoli,
dagli industriali agli operai cattolici.

Dopo la morte di De Gasperi queste divisioni interne
vennero a galla manifestandosi sotto forma di “correnti”
ognuna impegnata a garantirsi i voti ed allo stesso tempo
potere all’interno della DC e dello Stato
per cui il sistema di potere della DC nello Stato
di cui abbiamo detto prima, era destinato, come di fatto avvenne,
a trasformarsi in un sistema di potere delle diverse correnti della DC.

Da non sottovalutare il fatto che le “correnti” della DC
spesso avevano un carattere territoriale, nel senso che ogni “corrente”
trovava principalmente i voti in una o più regioni, per cui ognuna di esse
cercava di portare avanti i suoi interessi regionali
più che gli interessi nazionali.

L’occupazione dello Stato poi non poteva non tener conto
dei Partiti minori con cui la DC era costretta ad allearsi
sia a livello locale che nazionale per i quali valeva la stessa necessità
di spartirsi una fetta di potere.

Già ho parlato delle “amministrazioni parallele” con le quali
la DC cercava di governare i problemi sfuggendo al controllo
del parlamento e dell’amministrazione centrale.
Abbiamo già visto come ognuna di esse fosse un vero centro di potere
dove collocare i propri voti clientelari le quali da ora in poi
faranno capo a questa o quell’altra “corrente”
o a questo o quest’altro Partito della coalizione di governo.

Un caso emblematico di questo fu quello dell’ENI di Enrico Mattei.

Mattei nacque nel 1906 nelle Marche ed all’età di 15 anni
andò a lavorare facendo i lavori più umili e poco dopo si trasferì a Milano
facendo il venditore di apparecchiature industriali tedesche.
Allo scoppio della guerra aveva già messo in piedi una propria azienda chimica
quando nel 1943 divenne uno dei pochissimi capi partigiani democristiani.

Dopo la guerra Mattei divenne responsabile dell’AGIP risollevandola
dal fallimento grazie alla scoperta di grossi giacimenti di gas nella Val Padana.
Di successo in successo, rimanendo strettamente legato a De Gasperi ed alla DC,
nel  1953 divenne presidente dell’ENI (Ente nazionale idrocarburi).

Nel bene e nel male l’ENI fu però una feudo privato di Mattei
dal qual riusciva a condizionare la politica del governo italiano.
Il denaro pubblico era  usato abitualmente e senza scrupoli per corrompere
clienti e funzionari ed, agli inizi degli anni ‘60, Mattei era diventato
uno dei più forti ed influenti baroni della DC e l’ENI il più dinamico
degli enti statali di gestione.

E’ innegabile che l’ENI di Mattei fu la “burocrazia parallela”
che meglio funzionò portando l’Italia ad essere un paese competitivo
sul piano internazionale ma esso è allo steso tempo un esempio lampante
dell’uso e dell’abuso del poter statale in quanto completamente svincolato
da ogni controllo pubblico.

Qual è la lezione da imparare da tutto ciò ?

Per prima cosa che non è bene che un Partito politico
o una coalizione di Partiti rimanga al potere per troppo tempo
sia a livello locale che nazionale.

Per seconda cosa che non è bene che un Partito politico
o una coalizione di Partiti si presenti diviso in “correnti”
che difendano gli interessi di una parte o di un’altra
e che il programma di governo divenga il frutto
di compromessi fra queste “correnti“.
E‘ determinante che .ogni Partito si presenti
con un suo preciso programma di governo
Frutto, caso mai, di una sintesi fatta a priori e non in corsa.

Per terza cosa che non è bene che lo Stato occupi settori dell’economia
che potrebbero essere gestiti dai privati e, qualora lo faccia,
devono essere controllati dagli organi dello Stato
liberamente eletti dai cittadini.

Niente di nuovo
ma semplicemente quello che hanno fatto
gli altri paesi europei.

Ma la domanda delle domande è questa:
chi ha messo nella testa dei cattolici italiani
che il potere andava gestito in quella maniera ?

BLAISE2004

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