Pubblicato da: blaise2004 lunedì, gennaio 19th, 2009

pillolo 36, 2009 La “bufala” ideologica dell’interclassismo

PILLOLO 36, 2009, gennaio

Di fronte al disgraziato binomio di disoccupazione e miseria
e all’immobilismo della Democrazia Cristiana e delle classi dominanti
la CGIL , sostenuta in questo dai Partiti di sinistra,
cercò di rispondere proponendo un programma nazionale d’occupazione
altrimenti chiamato Piano del Lavoro presentato da Di Vittorio
nell’ottobre del 1949.

Esso comportava un programma di spesa pubblica articolato in tre grandi progetti:
per primo la nazionalizzazione dell’industria elettrica e la costruzione
di nuove centrali, soprattutto nel Sud.
Secondo punto, strettamente legato al primo, l’avvio di un programma
di bonifica e irrigazione di vasti terreni.
Terzo, un piano edilizio immediato a carattere nazionale per far fronte alla drammatica carenza di case, scuole e ospedali.

Il Sindacato previde che il Piano avrebbe comportato occupazione
per 600-700 mila persone per un periodo di tre quattro anni.

Il finanziamento sarebbe avvenuto attraverso una tassazione progressiva
e Di Vittorio annunciò che anche la classe operaia sarebbe stata pronta
a nuovi sacrifici se il Piano fosse stato accettato.

Cosa c’era di comunista, di marxista e di rivoluzionario in questo Piano
da impaurire la DC e la Confindustria ?

Come si sforzò di dire allora Di Vittorio, il Piano non metteva
assolutamente in discussione il sistema capitalistico, era caratterizzato
da proposte moderate e si ispirava all’economista John Maynard Keynes
di cultura liberale.

Si racconta che De Gasperi liquidò il progetto della CGIL con un’unica frase:
“Di piani ce ne sono tanti, quelli che mancano sono i quattrini”.
Angelo Costa, presidente della Confindustria, rese più espliciti
i motivi del rifiuto del Piano per l’occupazione:
“ Anche quando vengono presentati piani economici che hanno l’apparenza di essere costruttivi, la finalità politica è così evidente che purtroppo non consente una vera collaborazione neanche sui punti sui quali non esisterebbe contrasto
di interessi neanche apparenti”.

Angelo Costa fu chiaro: non si trattava di soldi che c’erano o non c‘erano,
come aveva detto De Gasperi, visto che anche la classe operaia si era dichiarata disponibile a fare sacrifici come non si trattava di modificare in alcuni punti
il Piano presentato dal Sindacato bensì si trattava della finalità politica
che si voleva perseguire attraverso questo Piano.
A questo punto, qual’era questa finalità politica ?

Accettando il Piano del Sindacato si sarebbe riconosciuto implicitamente
che le forze di sinistra non erano interessate ad una rivoluzione
bensì a collaborare per il bene del paese smontando così
l’ideologia anticomunista che era il principale collante
che teneva insieme il Partito dei cattolici italiani.

In secondo luogo si sarebbe riconosciuto che la classe operaia
non si faceva carico solo di interessi corporativi bensì
dello sviluppo economico di un’intera nazione.
Fu soprattutto per questo che De Gasperi ed Angelo Costa
non presero neppure in considerazione la disponibilità
della classe operaia a fare dei sacrifici a favore del bene comune.
Insomma, non si voleva accreditare sul piano etico la classe operaia
descritta dalla propaganda e dall’ideologia come incapace di slanci etici
se non all’interno del nucleo familiare.

Ed infine si sarebbe riconosciuto che la classe operaia e le forze di sinistra
erano in grado di governare in quanto erano capaci di elaborare
un Piano economico nazionale.

In questo consisteva “la bufala ideologica” dell’inteclassismo
proposta da Pio XII ed imposta al Partito dei cattolici italiani
e cioè in un inganno perpretato ai danni delle classi più povere
a favore delle classi più ricche e potenti.

Questa fu la seconda occasione persa, dopo quella dei precedenti
governi di unità nazionale, per avviare una stagione di serie e profonde riforme
ed anche questa volta la responsabilità cadde tuta sulle spalle
della Chiesa cattolica, della DC e delle classi più ricche.
Sicuramente chi ne ha fatte le spese sono state le classi più povere
ma quel che è peggio è che ne ha fatte le spese è l’Italia
come si può ben vedere dal fatto che il nostro paese è fra i meno sviluppati dell’Europa e ha una classe dirigente sicuramente non all’altezza della situazione.

BLAISE2004

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