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pillolo 435 – il 1944
PILLOLO 435, gennaio 2009
Se si toglie il Sud il quale era sotto il controllo
della criminalità organizzata e che perciò merita un discorso a parte,
le forze politiche e religiose che dopo il 1944 avrebbero deciso le sorti dell’Italia
erano gli Alleati, il Vaticano, la Democrazia cristiana ed il Partito comunista.
Ho scelto la data del 1944 in quanto fu di cruciale importanza:
nell’ottobre Churchill e Stalin si erano incontrati al Kremlino
ed avevano diviso l’Europa fra di loro: gli Alleati in Occidente,
i Russi in Oriente.
Rimaneva da decidere la sorte solo della Jugoslavia e della Grecia
ma, per quanto riguardava l’Italia, non vi erano dubbi
che sarebbe andata a far parte dell’Occidente.
Nel marzo Palmiro Togliatti, capo del partito comunista italiano,
era rientrato in Italia da Mosca dove si era rifugiato per sfuggire
alle minacce fasciste.
La presenza in Italia di Togliatti fu determinante nel rifondare
la strategia politica del partito in quanto teneva conto della realtà
sia a livello nazionale che internazionale:
lo scopo dei comunisti non doveva essere una rivoluzione socialista
ma la liberazione dell’Italia dal dominio nazifascista.
Di fatto il tema della dittatura del proletariato,
tipica di un programma di ispirazione marxista,
non divenne più il tema centrale ed all’ordine del giorno.
Si trattava invece di lottare per quella “democrazia progressiva”,
così la definì Togliatti, che significava la transizione ad una forma di Stato
che consentisse alle masse popolari di partecipare alla vita
ed alla gestione politica del paese, in un modo più diretto ed attivo
di quanto succedesse nelle normali democrazie parlamentari dell’Occidente.
Secondo il suo progetto politico la classe operaia,
organizzata all’interno di un partito comunista di massa,
sarebbe dovuta divenire la forza politica del paese e avrebbe condotto a termine
una serie di fondamentali riforme tra cui una radicale riforma agraria
ed una battaglia contro il “capitalismo monopolistico”
ma non contro tutto il capitalismo in quanto tale.
Per raggiungere la “democrazia progressiva” di Togliatti era però necessaria
una vasta coalizione di forze sociali e politiche
ed infatti questa grande coalizione doveva comprendere
oltre ai socialisti anche la Democrazia cristiana.
In un comizio tenuto a Roma nel luglio de 1944 Togliatti affermò:
“ nelle file del partito democratico cristiano si raccolgono masse di operai,
di contadini, di intellettuali, di giovani i quali hanno in fondo
le stesse nostre aspirazioni perché al pari di noi vogliono un’Italia democratica
e progressiva nella quale sia fatto largo alle rivendicazioni delle
classi lavoratrici”.
Come si vede il programma di Palmiro Togliatti
era alquanto fumoso ed incerto anche se toccava i temi che la “sinistra” italiana
si sarebbe trovata di fronte, e si trova di fronte anche oggi,
senza però darne una risposta precisa ed esauriente.
Su una cosa però Togliatti aveva le idee chiare e che il partito comunista
portò avanti con coerenza e perseveranza e cioè la convinzione
che la vita politica del paese si doveva fondare sulla coalizione
del Partito comunista, del Partito socialista e della Democrazia cristiana,
sulla coalizione cioè fra la cultura socialista e quella cattolica
che in Italia non si è mai realizzata.
Di fatto il complesso dei problemi legati
alla definizione di un assetto post bellico per la nazione italiana
e cioè i rapporti fra capitale e lavoro, la natura del nuovo Stato
e la profondità delle riforme sociali, furono messe in frigorifero.
L’obbiettivo dell’unità nazionale nella lotta di liberazione la quale,
secondo Togliatti, sarebbe dovuta continuare anche dopo,
fu posto dai comunisti non “davanti” ma ad “esclusione” di tutti gli altri temi
che invece sarebbe stato necessario affrontare
ma nessuno fra i comunisti italiani era in grado di farlo.
La politica dei due tempi che prevedeva prima la liberazione e poi
“la democrazia progressiva” risultò fatalmente senza sbocco:
proprio nel momento in cui il movimento partigiano e operaio
raggiungeva l’apice ed il “vento del Nord” soffiava con maggiore forza,
i comunisti accettavano di posporre alla fine della guerra
la soluzione delle principali questioni di natura sociale, politica ed economica.
Perché ?
Il discorso si farebbe lungo ed interessante ed andrebbe a toccare
da una parte la presenza sul territorio italiano delle forze armate
anglo americane le quali erano interessate più ad una “restaurazione”
che ad una “rifondazione riformista” dell’Italia
nonché l’influenza determinante del Vaticano
fra le masse cattoliche femminili e fra i contadini
insieme al controllo del territorio, dell’economia e dei voti
del Sud da parte della criminalità organizzata quale era la Mafia
e dall’altra i limiti e le contraddizioni del partito comunista italiano
e della filosofia marxista a cui si ispirava
ed invece i meriti della filosofia liberale
venutasi a maturare nell’ Occidente la quale, a differenza del marxismo,
era stata in grado di elaborare una dottrina dello Stato di diritto e democratico
e una dottrina che riguardava il sistema capitalistico di potere.
Non solo, era anche in grado di mostrare la sua fattibilità e bontà
attraverso l’esempio concreto della grande democrazia americana
a differenza dell’Unione sovietica di cui non si conosceva ancora
niente di preciso e che non aveva una storia alle spalle.
Insomma i partiti che si rifacevano a questo pensiero
ed in Italia la Democrazia cristiana era il più importante,
possedevano un quadro politico ed economico di riferimento
mentre il Partito comunista brancolava nel buio
ed era nella fase delle intuizioni politiche ed economiche
in quanto le proposte che si potevano trarre della filosofia marxista
erano completamente estranee ed in contrasto
con un quadro democratico della vita politica.
Le proposte quindi del partito comunista non riguardavano
un vero e proprio programma politico ed economico in quanto le sue basi
culturali e filosofiche contemplavano la sola via d’uscita
della dittatura del proletariato improponibile ed in contrasto con una democrazia
e di cui Togliatti aveva già avuto sentore ed esperienza diretta
durante il suo soggiorno in Russia e di cui non era certamente entusiasta.
Prova ne sia il fatto che il Partito comunista italiano
fino a quando è esistito, praticamente fino ai giorni nostri,
si è sempre limitato ad evidenziare le contraddizioni del sistema capitalistico
e di una certa forma di governo ma non è stato in grado
di proporre alcunché di diverso dalle idee del pensiero liberale.
Ancora oggi che il Partito comunista italiano non c’è più
e la filosofia marxista è scomparsa per diventare una forma di sociologia,
i temi sul tappeto ed a cui Togliatti non fu in grado di trovare una risposta,
soprattutto il problema del rapporto fra capitale e lavoro, sono ancora da risolvere.
Lo slogam secondo il quale la “sinistra” è un ottimo partito di opposizione
ma non è assolutamente un partito di governo
ha un suo senso anche se come tutti gli slogam è riduttivo.
Per comprendere quindi il dominio per mezzo secolo
della democrazia cristiana non si può dunque non tener conto
di tutti questi problemi, il cui intreccio ha garantito
il blocco sociale ed economico dei democratici cristiani
che altrimenti fu denominato “la balena bianca”
e che qui riassumiamo:
1) la presenza sul territorio nazionale delle forze armate anglo americane
interessate più ad una “restaurazione” e che ad una “rifondazione”
dell’Italia e disposte in questo senso ad utilizzare tutta l’intellighenzia fascista,
soprattutto quella militare e burocratica.
2) la presenza del Vaticano il quale, malgrado tutto, era riuscito a mantenere
il suo ascendente sulle masse cattoliche, soprattutto su quelle femminili
e contadine che allora rappresentavano la maggioranza del paese.
3) la capacità di offrire un sistema di potere politico ed economico
che il partito comunista italiano non era in grado di offrire
a causa della sua cultura marxista.
4) la presenza nel Sud della mafia, della camorra e della ‘drangheta
le quali, garantivano il controllo del territorio e del sistema economico
nonché il controllo, la protezione ed i voti delle masse contadine.
5) l’adesione ad un programma fondamentalmente conservatore
delle classi sociali più agiate dai commercianti ai liberi professionisti,
dagli industriali ai proprietari terrieri.
Questo è lo stesso blocco sociale ed economico che sostiene anche oggi
il partito di Forza Italia di Berlusconi con alcune piccole differenze
e cioè una maggiore autonomia di questo partito dal Vaticano e viceversa,
lo spostamento all’interno di questo partito delle forze storiche socialiste,
repubblicane, socialdemocratiche e liberali
e lo spostamento a sinistra ed al centro di alcune frange di cattolici.
Come si può notare è passato mezzo secolo ma in sostanza
quasi niente è cambiato all’interno delle classi sociali italiane
ed i cattolici, la criminalità organizzata ed i ceti più ricchi rimangono
l’ago della bilancia del nostro sistema di potere democratico.
L’unica novità sostanziale è una maggiore separazione fra la Chiesa cattolica
ed i cattolici il quali in pratica si sono collocati a destra con qualche eccezione
di frange che stanno al centro ed a sinistra.
Gli effetti di questa separazione però ancora non si vedono
ma qui dovrei parlare, come ho già fatto in altri miei scritti,
di come la Santa Sede intende gestire questa maggiore autonomia.
Mi limiterò a sottolineare solo il fatto che la Chiesa cattolica
spesso tace e non si impegna in prima persona
riguardo ai problemi che affiggono l’Italia e l’Occidente,
insomma, come sono solito dire, la Chiesa lavora a mezzo servizio
e non a 360 gradi come sarebbe necessario.
BLAISE2004