Pubblicato da: blaise2004 venerdì, gennaio 9th, 2009

pillolo 445 – La Sicilia del 1944

PILLOLO 445, gennaio 2009

Niente illustra meglio quale fosse la realtà contadina del Meridione
dell’incidente che ebbe luogo a Villalba, nella Sicilia centrale, il 20 settembre 1944.

Il paese di Villalba era dominato dal vecchio boss mafioso Calogero Vizzini,
detto Don Calò, rientrato in Sicilia con gli Alleati nel 1943.
Suo nipote era sindaco del paese nonché il segretario della locale sezione della DC,
di recente costituzione.

Nel settembre 1944 il dirigente comunista Girolamo Li Causi
e un socialista del luogo, Michele Pantaleone, chiesero il permesso
di tenere un comizio nella piazza del paese.
Don Calò dette il permesso purchè non si parlasse di terra e di mafia
e soprattutto a patto che non vi fossero contadini ad ascoltarlo.

Li Causi accettò e giunse insieme ad un piccolo gruppo di minatori di Caltasinetta
e mise un tavolo in mezzo alla piazza.
Per primo parlò un professore di nome Cardomone, poi Pantaleone
il quale attaccò i separatisti ed infine venne il turno di Li Causi.

Carlo Levi nel suo libro “mafia e politica” ha descritto così quello che accadde:
“ Li Causi è l‘uomo più popolare di Sicilia.
Il suo coraggio, la sua figura hanno un richiamo leggendario,
la sua parola tocca i cuori poiché egli parla con la lingua del popolo,
con conoscenza ed amore.
Così alla sua voce, i contadini nascosti ed atterriti sentirono come un impulso
che li spinse ad entrare nella piazza proibita e Li Causi allora cominciò a parlare
a quella piccola folla imprevedibile del feudo Miccichè, della terra e della mafia.

Dalla chiesa madre lo scampanio del prete, fratello di don Calò,
cercava di coprire quella voce.

Ma i contadini lo ascoltavano e lo capivano e dicevano: Giusto è, binidittu
lu latti  chi ci detti sa matri. Lu Vangelu dici.

Così essi rompevano il senso di una servitù antica,
disubbidivano più che ad un ordine, all’ordine, alla legge del potere,
distruggevano l’autorità, disprezzavano e offendevano il prestigio stesso.

Fu allora che don Calò, in mezzo alla piazza gridò: non è vero !
Al suo grido, come a un segnale, i mafiosi cominciarono a sparare”.

I feriti furono 14, compreso Li Causi.
I proprietari terrieri, quasi tutti anche mafiosi, mostrarono così di essere pronti
a combattere con ogni mezzo di fronte a qualsiasi tentativo di riforma agraria.

Mi sembra del tutto evidente l’intreccio fra potere religioso,
potere civile, potere economico e mafia, il tutto tenuto insieme
dalla Democrazia Cristiana.

Come era possibile a livello centrale pensare di poter fare
una riforma agraria che andasse incontro alle miserevoli
condizioni delle masse contadine con questo tipo di partito cattolico ?

Eppure Togliatti scommise che sarebbe stato possibile
anche se in un secondo tempo e per questo nel 1944
preferì soprassedere a questi tipi di avvenimenti
che si verificarono nel Sud come nel Centro e nel Nord dell’Italia.

Come ho già detto, non credo che questa strategia del partito comunista italiano
sia stata giusta e ritengo invece che sarebbe stato più opportuno
aprire un confronto aperto e franco con la Democrazia Cristiana
fin da subito sul da farsi in materia di riforme.

L’altra cosa che mi sembra del tutto evidente è il fatto di come
il parroco subito si schieri dalla parte dei proprietari terrieri e dei mafiosi,
sintomatico di una realtà che poteva essere allargata a tutti i parroci,
a tutta la gerarchia ecclesiastica  fino a al Papa,
insomma, era la posizione ufficiale e politica della Chiesa cattolica.

Sintomatico nella versione riportata da Carlo Levi,
che i contadini vedano nelle parole di Li Causi “lu Vangelu”,
quello che avrebbero voluto sentire dal proprio parroco.

Ma il parroco altro non era che il fratello del mafioso locale,
vale a dire un ingranaggio di quel potere che li voleva
schiacciati, servi ed ignoranti, cosa anche questa
che era la quasi normalità delle parrocchie italiane.

Dato che le masse contadine del Mezzogiorno
non vedevano una via d’uscita possibile alla loro miserevole condizione
impararono presto, per poter sopravvivere,
a piegare il capo di fronte ai potenti: al sindaco, al parroco
e soprattutto ai mafiosi ed a votare Democrazia cristiana
in quanto era il partito cattolico sponsorizzato dalla Chiesa e dalla Mafia.

E questo continua anche oggi
anche se non c’è più la condizione contadina del 1944
e neppure la Democrazia Cristiana ma c’è sempre la mafia,
uno Stato assente, la mancanza di riforme, un capitalismo arretrato
ed un limitatissimo sviluppo industriale e tanta, tantissima disoccupazione.

Si tratta solo di capire a questo punto quale sia il partito
a cui fa riferimento la Mafia di oggi,
ma credo non sia così difficile da individuare.

E la Chiesa cattolica ?

Forse non è più un ingranaggio alle dirette dipendenze
dei potenti e dei mafiosi ma se si limita a pronunciare omelie
ed a fare catechesi generiche, senza mai entrare nelle maglie della storia
e nelle contraddizioni della società, è come se lo fosse.

BLAISE 2004

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Category: penna
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