Archive for febbraio, 2009
pillolo 141, 2009 La parola di Dio non è un juke box
PILLOLO 141, 2009, febbraio
Potete cercare giorno e notte,come ho fatto io,
nella Bibbia e nei Vangeli se c’è qualcosa di preciso
a proposito del testamento biologico e non troverete niente di più
che l’affermazione che la vita umana è sacra
in quanto dono di Dio e poco di più.
Questo basta ed avanza alla Chiesa cattolica
per dedurne che la parola di Dio non permette
né l’accanimento terapeutico né l’eutanasia.
Di fatto su queste affermazioni di principio
sono d’accordo tutti se si escludono alcune frange radicali
a testimonianza di quanto il cristianesimo
sia radicato nelle coscienze degli italiani
I problemi nascono, e non potrebbe essere altrimenti,
quando si prova ad incarnare nella storia
la parola di Dio e le affermazioni di principio.
Dico così perché così Dio ha voluto
nel senso che la sua parola per vivere
ha bisogno dell’uomo, del suo discernimento e della sua libertà
e pertanto non è autosufficiente.
Essa non come un juke box nel quale metti la moneta
e ti suona la canzone che desideri o che ti necessita.
Capita quindi che le affermazioni di principio della Chiesa
a proposito dell’accanimento terapeutico ed dell’eutanasia,
nel momento in cui si storicizzano possono produrre
discernimenti differenti.
Infatti, a proposito dell’alimentazione e dell’idratazione forzata,
c’ è chi la considera una forma di accanimento terapeutico e chi No.
Io, ad esempio, appartengo a quei cattolici che la considera
una forma di accanimento terapeutico mentre la Chiesa cattolica No
pur rifacendosi entrambi agli stessi testi sacri
ed alla medesime affermazioni di principio.
Chi ha ragione ?
Può risolversi il tutto nell’obbedienza alla gerarchia ecclesiastica
e nel primato del Papa ?
Come ho già detto in diversi dei miei scritti,
alla prima come alla seconda domanda non si può che rispondete di No.
Allora come si risolve la questione ?
Non può che risolversi all’interno della coscienza
di cui ciascuno di noi dovrà render conto a Dio,
e solo a Dio, nel momento stabilito.
BLAISE2004

pillolo 140, 2009 La sacralità della libertà
PILLOLO 140, 2009, febbraio
Conoscete forse un manuale certo ed affidabile
che dica come si può essere dei buoni padri e delle buone madri ?
Forse che gli uomini e le donne di cultura
hanno più possibilità di essere dei padri e delle madri migliori ?
Forse che gli uomini e le donne religiosi
hanno più possibilità di essere dei padri e delle madri migliori ?
Forse ci sono degli esempi da imitare
come la Madonna e San Guseppe per i cristiani
e di sicuro altri esempi per chi non lo è
ma un conto è un esempio da imitare,
un altro è essere personalmente d’esempio,
come dire che fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare
e questo mare nient’altro è che la condizione dell’uomo.
Insomma, né la fede, né un credo religioso, né la sapienza,
né la cultura, né la ragione sono in grado di garantire
una strada certa e sicura per essere dei buoni padri e delle buone madri.
Infatti chiunque aspetti per diventare madre o madre
il momento certo di essere pronto e preparato per esserlo,
aspetta invano perché questo momento non verrà
semplicemente perché non può venire da sé stesso.
Come si fa dunque ad accettare di diventare padri e madri
visto che non ci sono certezze per essere dei buoni padri e delle buone madri ?
Se non esiste la certezza esiste però la speranza di questa certezza
allo stesso modo della verità ed i ogni altra cosa importante.
Infatti non esiste credo religioso, Chiesa o forma di pensiero
che garantisca che tu penserai, agirai e vivrai secondo verità
perché fra l’uomo e la verità c’è di mezzo la sacralità della tua libertà
e la libertà non può essere che incerta per il semplice motivo
che se l’uomo è libero è libero anche di comprendere o di non comprendere,
di fare e di non fare, di dire di sì e dire di No.
Ritornando al tema di partenza si può dire che si può diventare
buoni padri e buone madri solo mettendosi in ricerca per diventarlo
e cercando di scoprirlo e realizzarlo giorno per giorno
allo stesso modo della verità che si trova solo
mettendosi in ricerca della verità.
Per questo quando si parla di libertà sarebbe opportuno precisare
di sacralità della libertà perché questa è la condizione in cui
Dio, nella sua immensa sapienza, ha voluto costringere l’uomo
affinchè fosse cosciente della debolezza della sua condizione.
E tutti ma proprio tutti si trovano in questa condizione
nessuno escluso, neanche il Papa.
BLAISE2004

pillolo 139, 2009 Se non è questo che fede è ?
PILLOLO 139, 2009, febbraio
Una volta don Lorenzo Milani, un prete toscano
in cui mi rivedo molto e che è ancora oggi per me un punto di riferimento,
ebbe questo colloquio con un operaio con il quale
aveva organizzato uno sciopero.
Finita la manifestazione sindacale, Don Milani lasciò in silenzio gli operai
ed entrò in una Chiesa lì vicina.
Lo seguì un operaio e, vedendolo solo raccolto in preghiera,
gli disse: “don Lorenzo perché te ne stai solo ?
Unisciti a noi”.
Don Milani alzò lentamente gli occhi, lo guardò e poi gli rispose:
“ Domani abbiano un’altra giornata di sciopero ed io sto cercando le forze
per essere di nuovo il primo e pieno di vigore durante la manifestazione
che ci attende”.
In queste poche parole mi sembra ci sia tutto.
Per prima cosa una fede che si incarna nella storia e dalla parte degli ultimi
dei più deboli, se non è questo che fede è ?
Per seconda cosa una fede che si fa servizio non disdegnando perciò
di uscire fuori dalla parrocchia e misurandosi con i problemi concreti degli uomini,
se non è questo che fede è ?
Per terza cosa una fede che, come tale, deve dare la possibilità
di affrontare le difficoltà ed i disagi meglio e più degli altri che non ce l’hanno,
se non è questo che fede è ?
Per quarta cosa una fede in cui contano i fatti più che le parole,
se non è questo che fede è ?
Per quinta ed ultima cosa una fede che evangelizza attraverso la testimonianza
e non attraverso le catechesi,
se non è questo che fede è ?
BLAISE2004

pillolo 132, 2009 Le antinomie della Chiesa cattolica
PILLOLO 132, 2009, febbraio
E’ indubbio che la Chiesa cattolica
sia una forma di autorità come potere
in quanto al Papa ed alla gerarchia cattolica
è demandata l’ultima parola in materia
sia di fede che di discernimento.
E’ altrettanto indubbio che la Chiesa cattolica
sia anche una forma di autorità come servizio
in quanto, nell’era moderna, il Papa e la gerarchia cattolica
non hanno nessun potere coercitivo
sulle coscienze delle persone.
Questa è la realtà delle cose
vale a dire l’insanabile contraddizione
in cui versa la Chiesa cattolica di oggi
e con essa anche i cattolici.
Infatti è facile incontrare dei cattolici
che affermano che l’autorità del Papa
non va mai messa in discussione
e cattolici che invece affermano che l’autorità del Papa
può essere messa in discussione
anche se a ragion venduta.
Io, per esempio, sono uno di questi ultimi.
Sarà mai sanabile questa contraddizione ?
Tutta la storia del pensiero moderno ci dice
che ciò non è possibile se non temporaneamente,
attraverso scelte culturali operanti in determinato periodo storico
ma mai definitivamente e sul piano teoretico, vale a dire una volta per tutte.
Infatti quelle che chiamiamo comunemente contraddizioni,
sottolineando con ciò l’aspetto negativo di esse,
sul piano filosofico vengono chiamate antinomie
proprio per sottolineare anche il loro aspetto positivo.
Il vero ed il falso, il giusto e l’ingiusto, il bianco ed il nero,
l’uomo e la donna e così via dicendo, sono tutte antinomie
così come l’essere ed il divenire che è l’antinomia delle antinomie.
Tutto scorre, affermava un filosofo dell’antica Grecia,
tutto scorre ma rimane sempre sé stesso, gli rispondeva
un altro filosofo greco suo coetaneo.
L’acqua che passa sotto questo ponte è sempre diversa
e non è mai la stessa in quanto quella che è passata non c’è più,
diceva Eraclito.
D’accordo, controbatteva Parmenide,
ma rimane sempre acqua.
Essere o divenire ?
Chi aveva ragione ?
Chiesa autorità come potere
o Chiesa autorità come servizio ?
E se l’acqua fosse tutte e due le cose, provò a domandarsi Aristotele,
un altro filosofo greco posteriore ai due di prima ?
Così Aristotele arrivò alla conclusione
che sia Eraclito che Parmenide avevano ragione
e contemporaneamente torto
in quanto l’acqua era allo stesso tempo quella che scorre
sotto il ponte e che non era mai la stessa
ma era anche l’acqua che rimaneva sempre sé stessa in quanto acqua
e non un‘altra cosa..
La Chiesa cattolica (alla Parmenide ) è la Chiesa autorità come potere
a cui viene demandata l’ultima parola in materia di fede e di discernimento,
la Chiesa cattolica (all’ Eraclito) è la Chiesa autorità come servizio
la quale si sottopone al giudizio critico e responsabile dei fedeli e dei non fedeli.
La Chiesa cattolica (all’Aristotele) è la Chiesa che è allo stesso tempo
autorità come potere e autorità come servizio
senza che vi sia nessuna contraddizione.
Ogni volta che la Chiesa cattolica non è stata tutte e due le cose
ha camminato come se fosse zoppa inciampando perciò spesso
lungo il suo percorso.
Ma esiste una certezza per cui questa sintesi possa essere assicurata ?
Né la fede né la ragione sono in grado di assicurare questo
una volta per tutte, questo almeno testimonia tutta la storia
del cristianesimo e del pensiero occidentale.
Ciò non di meno è una sintesi ed un equilibrio che va sempre ricercato
sia attraverso la fede che attraverso la ragione.
Come ho cercato di dimostrare in diversi dei miei scritti
ai quali rimando per avere più dettagli in merito,
la Chiesa cattolica è stata per circa 1.500 anni, almeno da Costantino in poi,
prevalentemente un’autorità come potere
provocando gravi danni per tutta l’umanità.
Solo dopo Pio XII e con l’apertura del Concilio Vaticano II
da parte di Giovanni XXIII, la Chiesa cattolica ha iniziato ad abbandonare
questa sua peculiarità storica riscoprendo lentamente la sua vocazione
di autorità come servizio.
C’è da augurasi che questa strada non venga abbandonata
perché di strada, a mio parere, ce n’è ancora molta da fare,
dopodichè si tratterà di ritrovare una nuova sintesi.
E’ questo un lavoro arduo e difficile da compiere
ma la semplificazione di optare solo verso un tipo di Chiesa,
quella “parmenidea” o quella “eraclitea”, ha dimostrato nei fatti e nella storia
di essere perniciosa sotto tutti gli aspetti.
Come ho detto precedentemente, personalmente opto
per una Chiesa autorità come servizio cioè per la soluzione “eraclitea”
ma solo per motivi storici e non di principio
in quanto ritengo che oggi sia la soluzione più giusta
per i motivi che ho ampiamente detto in altri miei scritti
ed ai quali rimando.
BLAISE2004

pillolo 127, 2009 Chiesa come autorità e Chiesa come servizio
PILLOLO 127, 2009, febbraio
Questa volta cercherò di affrontare il tema dell’autorità
ed in particolare quello della Chiesa “autorità come potere”
e quello della Chiesa “autorità come servizio“.
Per non scivolare sul piano esclusivamente filosofico e teologico
legherò il tema dell’autorità al problema del testamento biologico,
cioè ad un problema concreto su cui oggi ci si confronta.
Prima di tutto sono fermamente convinto che il necessario allontanamento
dal dominio del relativismo e dal materialismo,
dovuto principalmente alle mutate condizioni socio-economiche,
porterà con sé anche il recupero del concetto di autorità
in quanto si renderà necessario passare da una “cultura dei diritti”
ad una “cultura dei doveri“, da un’”etica anarchica”
ad un’”etica delle regole” condivise
e dal “tempo del consumismo” in cui tutti i beni erano alla portata di mano
al “tempo dei consumi selettivi” .
Ma tutti i diversi concetti di autorità vanno bene
e si pongono sullo stesso piano ?
Rispetto ad esempio al problema del testamento biologico
la Chiesa “autorità come potere”
si interessa principalmente a diffondere il proprio discernimento al proposito
rivestendolo di sacralità cioè affermano che il proprio discernimento
è cosa sacra allo stesso modo della parola di Dio creando una catena
che parte dall’oggetto (testamento biologico),
passa attraverso i presbiteri parrocchiali e le gerarchia ecclesiastica
ed arriva a Dio e viceversa.
A questo punto la catena diventa un cerchio che si autoalimenta
e non lascia spazio ad altri discernimenti, non lascia spazio cioè
al confronto delle idee ed alla loro dialettica.
Infatti la Chiesa “autorità come potere” non è in alcun modo interessata
ad informare i propri fedeli sugli altri discernimenti diversi dal proprio
e a favorire il confronto e la dialettica fra di loro
testimoniando con ciò che non ha fiducia
nella libertà di discernimento dei suoi fedeli
e che teme che venga messa in discussine la sua autorità
ed il suo potere nella formazione delle coscienze.
La Chiesa “autorità come servizio” invece, a proposito del testamento biologico,
si preoccupa prima di tutto di informare i propri fedeli
su tutti i discernimenti, nessuno escluso,
pur impegnandosi a far conoscere il proprio il quale è tratto ovviamente
dalla sua interpretazione della parola di Dio
ma guardandosi bene di ammantarlo di sacralità.
Esso infatti si pone come “contributo culturale”
in mezzo ad altri “contributi culturali” di fronte ai quali
ogni fedele come ogni cittadino è libero di decidere
quale ritenga sia migliore nella più totale libertà di coscienza.
Essa non tende in alcun modo a sostituirsi al dovere del libero discernimento
di ciascun fedele e di ciascuna persona optando per una pedagogica
che non va dall’alto verso il basso ma identificandosi in quella pedagogia
che mette al centro la “liberta” dell’uomo verso il quale
la Chiesa “autorità come servizio” si mette al sevizio
certa che la verità e la giustizia trionferanno
in quanto in questa “speranza certa”
si realizza la parola del Vangelo del Cristo.
E’ del tutto ovvio, per chi mi abbia seguito un po’,
che io opto senza tentennamenti per questo secondo tipo di Chiesa
pur riconoscendo di essere in netta minoranza fra i cattolici di oggi.
BLAISE2004
pillolo 126, 2009 Un esempio di ideologia: gli stupri in Italia
PILLOLO 126, 2009, febbraio
Per certi versi mi sembra che stiamo tornando indietro
al tempo delle ideologie in cui le verità affermate
non vengono confrontate con i dati di realtà
ed in cui si accettano tranquillamente anche le menzogne
purchè confermino il nostro teorema.
E’ questo il caso degli stupri sulle donne che avvengono in Italia
a proposito dei quali c’è da chiedersi come mai,
tutti quelli che affermano che l’aumento degli stupri
è legato al fenomeno dell’immigrazione,
non vadano a trovare conferme reali e certe al loro modo di intendere.
A tutti costoro vorrei far presente alcuni elementari dati di fatto
che emergono dalle informazioni delle Prefetture italiane
e cioè che il 70% degli stupri avviene nell’ambito familiare
e che per il rimanente 30% solo la metà è messo in atto
da cittadini stranieri.
Non solo, visto che principalmente i Rumeni sono messi sotto accusa,
il settimanale cattolico Famiglia Cristiana ha di recente messo in evidenza
che sono più numerose le donne rumene che subiscono violenze sessuali
di quanto non lo siano gli uomini rumeni che esercitano queste violenze.
Non siamo sicuramente di fronte ad una vera e propria cultura razzista
ma le premesse cominciano ad esserci tutte quindi non è il caso
di sottacere o di sottostimare ciò che sta avvenendo
se non altro perché, di fronte allo sbandamento culturale
in cui vive l’uomo moderno, c’è il rischio che il sui bisogno di sicurezza
e di riconoscimento in qualcosa sfoci in un’appartenenza acritica
a qualcosa ed a qualcuno purchè soddisfi a questi primordiali bisogni.
Insomma l’irrazionalità è ormai dietro l’angolo !
Cos’è che l’italiano medio infatti non vuol sentirsi dire
e che, per raggiungimento di questi scopo, è disposto a quasi tutto ?
Per prima cosa che la cultura che ha prodotto o che ha contribuito ad affermare
è una cultura violenta in cui si è perso ogni idea di bene e di giusto
come ogni idea di peccato e dove l’esaudire le proprie voglie
e dare sfogo ai propri istinti è diventato un diritto.
Ha contribuito insomma affinchè si affermasse una cultura
nihilista, relativista e materialista che è la principale responsabile
anche degli stupri sulle donne.
Per seconda cosa che la famiglia reale non ha quell’aspetto bucolico
da “sacra famiglia” ma è qualcosa di molto più complesso
e variegato.
Niente si sottrae al dominio culturale del nihilismo, del relativismo
e del materialismo per cui è per lo meno fuorviante trasportare
in una sfera utopica la famiglia reale italiana.
Insomma anche la famiglia è malata nella società malata
nella quale viviamo.
In poche parole l’italiano medio non si vuol sentire dire
che, se si vuole andare in fondo al problema degli stupri sulle donne,
la prima cosa da rivedere è lui medesimo e per raggiungere questo scopo
è disposto a non vedere la realtà per quello che è
fino a gettarsi nelle braccia dell’irrazionalità.
BLAISE2004
pillolo 125, 2009 Il solito canovaccio nelle parrocchie
PILLOLO 125, 2009, febbraio
Durante la celebrazione della Santa Messa delle ore 18 di questa domenica
ho avuto modo di assistere ad una specie di prova generale della Chiesa cattolica
in preparazione del il futuro referendum sul testamento biologico.
Mi auguro che siano state le prove generali
solo della parrocchia di Certaldo
e dei suoi presbiteri perché altrimenti credo
che ci aspettino momenti veramente difficili.
Il canovaccio è sempre lo stesso
e cioè si ammanta di sacralità
quello che è solo il discernimento
della gerarchia della Chiesa cattolica
e si definisce come “lebbroso”
un altro diverso modo di discernere.
Ho usato non a caso il termine “lebbroso”
perché così lo ha chiamato in fin dei conti
il nostro cappellano Comini durante la sua omelia
riferendosi al Vangelo proclamato per questa domenica
e che parlava appunto di un lebbroso
che chiedeva a Gesù Cristo di essere guarito.
Insomma quelli che la pensano in maniera diversa dai presbiteri di Certaldo
sono dei “lebbrosi” in quanto sono nell’errore rispetto al discernimento
sul testamento biologico e che dunque sarebbe bene che chiedessero
a Gesù Cristo che li guarisse cioè che li portasse ad accettare come vero
il discernimento dei presbiteri di Certaldo.
Un giro così tortuoso quando sarebbe bastato che con meno ipocrisia
il nostro cappellano avesse detto che solo loro,
per infusione divina non meglio ed altrimenti precisata,
avevano l’esclusiva del discernimento in materia di testamento biologico.
Qualora la Chiesa cattolica intendesse avvicinarsi ad un eventuale referendum
sul testamento biologico con questo modo di pensare e di concepire,
mi sento di dire fin da ora che la Chiesa cattolica andrà incontro
ad una completa disfatta in quanto con ciò dimostra di non essere in grado
di tener di conto della libertà di coscienza e di discernimento dell’uomo.
Insomma, la Chiesa cattolica dimostrerebbe che non ha ancora fatto i conti
con la “libertà” e la “ragione” moderna.
Si verificherà, ancora una volta, che i cattolici voteranno in maniera diversa
dalle indicazioni della propria gerarchia ed io, un quanto cattolico,
sarei decisamente contento per ovvi motivi che qui non sto a ribadire.
La paura che serpeggia fra la Chiesa cattolica
e che serpeggiava nell’omelia del nostro Comini,
era quella che attraverso il testamento biologico
si voglia far passare l’idea che l’eutanasia possa divenire una realtà.
Che la Chiesa cattolica ed i cattolici si tengano pure le loro paure,
seppur motivate e giustificate
ma ad un certo momento dovranno chiarire prima o poi
se la verità evangelica stia nell’affidarsi completamente
alla tecnologia ed alla scienza medica
per determinare la fine della propria vita terrena.
Ve li immaginare tanti corpi fatti sopravvivere artificialmente
per chi sa quanti anni o quanti decenni
mentre la persona umana che li contiene ha perso ogni possibilità di relazione
con il prossimo e con la realtà !
Comunque sia, che la Chiesa lo spieghi in maniera chiara
e non si limiti da dire no ad ogni proposta che si sforzi
di dare una risposta in positivo e cioè al rapporto fra uomo e tecnologia
e più in generale fra uomo e scienza e fra questa e la fede.
Ma se la Chiesa cattolica non è in grado di svincolarsi da questa paura
proviamo a porre il problema in un altro modo: non parliamo più
di testamento biologico ma di accanimento terapeutico
sul quale, almeno fino ad oggi, tutti si dichiarano d’accordo nell’evitarlo,
compresa la Chiesa cattolica.
A proposito dunque dell’accanimento terapeutico la Chiesa cattolica
è in grado di precisare in maniera oggettiva dove comincia e dove finisce
l’accanimento terapeutico ?
BLAISE2004
pillolo 124, 2009 Il Partito della vita ed il Partito della morte ?
PILLOLO 124, 2009, febbraio
Il dibattito ed il confronto in Italia sul testamento biologico
ruota per ora intorno a questa domanda:
c’è qualcosa che viene prima della libertà umana ?
E’ questa la domanda che proviene principalmente
dalla cultura cattolica a cui va dato il merito di avere introdotto
questo dubbio all’interno del panorama culturale italiano,
cosa che non è avvenuta in nessuna parte del mondo
quando si è affrontato questo tema.
Quale posto occupa la sacralità della vita umana
cioè che la tua vita umana e terrena ti appartiene fino in fondo ?
Già però fra la prima e questa seconda domanda
c’è una sostanziale differenza in quanto,
se la prima richiede che si risponda indicando un prima ed un dopo,
la seconda rende liberi da questa necessità precisando però che
il tema della sacralità della vita è un punto di riferimento fisso
per individuare una risposta.
E’ infatti secondo questo secondo discernimento
che è importante che si diriga quanto prima
il dibattito ed il confronto e cioè sulla opportunità di unire insieme
e di mettere sullo stesso piano la “libertà umana” e la “sacralità della vita“.
Fino ad ora invece il dibattito ed il confronto
ha privilegiato una visione manichea,
quella dell’ aut aut vale a dire
o scegliere per la libertà umana o per la sacralità della vita,
per quello che è stato erroneamente chiamato il “Partito della morte”
(la libertà umana) o il “Partito della vita” (la sacralità della vita)
quando invece la libertà umana fa parte della stessa sacralità della vita
anche se non riassume in sé stessa tutta la sacralità della vita.
Trovare un compromesso fra queste due sottolineature
che in alcun modo si escludono a vicenda
è la strada che impongono il miglior pensiero cattolico
ed il migliore pensiero non cattolico,
compromesso che altro non è che l’equilibrio su cui si fonda la nostra Costituzione,
l’equilibrio che a suo tempo fu chiamato fra la “cultura cattolica”
e la “cultura socialista”.
Sarà capace la nostra attuale classe dirigente e la gerarchia cattolica
di trovare questa sintesi
oppure costringerà il popolo italiano a sostituirsi con un referendum ?
BLAISE2004
pillolo 123, 2009 La cultura del “dovere” di tanti italiani
PILLOLO 123, 2009, febbraio
Non va mai dimenticato che le masse popolari,
compresa la classe operaia, sono tenute emarginate e subalterne
riguardo alle grandi scelte economiche
che rimangono invece nelle mani dei capitalisti
e di tutto il sistema di potere da questi messo in essere.
E’ questo un dato di realtà su cui si cerca di fare silenzio
tanto sembra scontato quando invece è la condizione principale
su cui si regge tutta la nostra società e la nostra convivenza civile.
Come sul piano politico l’autorità viene demandata temporaneamente
ai Partiti politici attraverso libere elezioni così sul piano economico
viene demandata ai capitalisti ma senza alcuna scadenza e nessuna elezione.
A fronte di ciò, se andiamo a vedere in cosa è consistito
il punto di forza del nostro paese
di fronte all’attuale crisi economica e finanziaria,
esso è stato in tutti quei milioni di italiani i quali, stringendo la cinghia,
hanno messo i loro piccoli risparmi nelle banche
accontentandosi spesso di tassi di interesse talvolta al di sotto
dei tassi di inflazione.
Le banche italiane si sono trovate quindi piene di soldi veri
e non di soldi falsi (pacchetti finanziari pieni di debiti)
come è successo negli Stati uniti d’America ma anche
in tante nazioni europee e si sono trovate perciò più salde e forti
nel reggere i contraccolpi della crisi mondiale.
Insomma ciò che ha impedito che l’Italia sprofondasse
in una situazione ancor più tragica, sono state quelle masse
che non contano niente quando si tratta di fare
le scelte decisive ed importanti del paese.
Quindi quando si parla della cultura consumistica e relativista
che ha invaso il modo di pensare e di vivere dei ceti sociali italiani
non si dice fino in fondo la verità in quanto la realtà di questi giorni
dimostra che questi ceti hanno pensato anche a risparmiare
e non solo a spendere e spandere o a seguire le proprie voglie.
Mi sembra che sia quindi interessante comprendere questo fenomeno
tipicamente italiano e che si colloca, ad esempio, all’opposto della cultura americana.
La prima considerazione da fare credo sia quella che
la cultura consumista e relativista ha fatto più breccia
negli altri paesi ad economia capitalistica avanzata
di quanto non l’abbia fatta in Italia.
Da dove viene questa cultura che io chiamo del “dovere” ?
(dovere verso la famiglia, i figli, la solidarietà parentale, verso eventuali momenti difficili quali la malattia e la vecchiaia, doveri verso la società attraverso il pagamento delle tasse dovute. Dovere insomma verso un progetto di vita
sul quale ci si impegna)
E’ indubbio che in tutto ciò c’è lo zampino
della cultura cattolica e della cultura comunista
in questo senso molto più simili di quanto si pensi
in quanto hanno in comune, almeno sul piano teorico,
la difesa della dignità umana, l’idea che una società abbia un senso
solo quando si impegna a difendere questa dignità
e che un’esistenza abbia senso solo quando sia spesa
per realizzare un progetto ed un’idea di bene e di giusto.
A ben vedere si può anche dire che
là dove le ideologie sono state più forti
anche le banche sono state più forti.
Non è certamente un caso che l’Italia ospiti lo Stato del Vaticano,
abbia avuto un Partito dei cattolici che ha governato più di tutti
gli altri Partiti cattolici europei e abbia avuto
il più grande Partito comunista dell’Occidente.
Questa non vuol essere una difesa a spada tratta dell’ideologia
bensì la difesa di una società che abbia delle “regole” chiare e condivise,
dei “principi” oggettivi, universali e sacri per chi crede.
L’anarchia che ha dominato le scene dell’Occidente
accentuando dietro di sé anche un forte disordine etico
in tutti i campi, da quello individuale a quello familiare,
da quello economico a quello politico è la fase storica e culturale
che va superata, va superato cioè il materialismo ed il relativismo.
BLAISE2004





Questione meridionale