Archive for marzo, 2009
pillolo213, 2009 Gli umanisti religiosi
PILLOLO 213, 2009, marzo
Esistono poi i così detti “umanisti secolari”
i quali, in quanto non credono in Dio,
sono definiti dai teisti degli atei relativisti
nel senso che la morale da loro proposta
è una morale mutante secondo i bisogni prevalenti dell’uomo.
Esistono anche quelli che io definisco “umanisti religiosi”,
fra i quali mi annovero anch’io,
i quali non sono né atei né teisti in senso tradizionale.
Infatti riconoscono Dio non come un “a priori”
ma come un incontro fra Lui e la loro stessa critica della ragione.
Nel caso della morale, ad esempio, essi ritengono che l’uomo stesso
l’abbia tratta attraverso il libero discernimento sui fatti della sua storia
estrapolando i principi e le norme che si erano dimostrate
migliori e più adatte per la sua convivenza civile.
E’ questo un processo di discernimento che quindi
non è avvenuto una volta per tutte e tutto in una volta
ma che si accompagna allo svolgersi stesso delle storia
e che allo stesso tempo potrà mai dirsi terminato una volta per tutte.
Ora se si confrontano le considerazioni e le scelte morali
fatte dagli uomini nel corso della storia,
si deve riconoscere che esse coincidono con i principi morali del cristianesimo.
Ma solo in questo incontro può consistere la partecipazione attiva dell’uomo
ai principi di Dio, altrimenti non si giungerebbe ad altro che
ad una forma di sudditanza passiva che non può non comportare
nn’idea di Dio e della morale come qualcosa di imposto
e che può suonare come un insulto alla dignità umana
ed una restrizione tirannica della nostra libertà.
BLAISE2004

pillolo200, 2009 I teisti e la storia
PILLOLO 200, 2009, marzo
Di fronte all’argomentazione secondo la quale
può darsi benissimo che degli atei, a livello morale,
conducano una vita esemplare a testimonianza che
le giuste esigenze della legge morale del creatore o meno
rimangono chiaramente scritte nel loro cuore,
anche se con l’intelletto essi negano l’esistenza del creatore,
i teisti immediatamente si precipitano a precisare che
la casa di questi atei è una casa bella
ma costruita senza fondamenti solidi
per cui alle prime disavventure rischia di franare.
Su quali basi i teisti possono affermare ciò ?
Il loro modo di pensare e di concludere su quali basi si fonda oggettivamente ?
Per trovare una convalida al modo di pensare dei teisti
non si può che ricorrere alle categorie della storia.
Allora, nella storia, quando si è potuto verificare
quello che affermano i teisti ?
Mai, dal che si può dedurre che questo modo di pensare e di concludere
dei teisti è un’altra forma di ideologia, altrimenti che si premurino
di portare testimonianze oggettive.
BLAISE2004

pillolo210, 2009 la metafisica dello scienziato Monod
PILLOLO 210, marzo, 2009
Ci sono poi degli scienziati atei alla Mondod
i quali affermano che, a seguito della scoperta del DNA,
i principi dell’etica sono inscritti nello stesso DNA dell’uomo
il quale (DNA) è in grado di condizionare in un senso anziché in un altro
il comportamento morale dell’uomo.
Molti sarebbero gli appunti da rivolgere a questa teoria di Monod
primo fra tutti quello che questa altro non è che
una deduzione filosofica e metafisica dello scienziato
ma che non è stata assolutamente dimostrata scientificamente
tanto è vero che nella storia questi geni del DNA,
i quali avrebbero dovuto condizionare l’etica di tutti gli uomini,
non sono stati in grado di assolvere a questo loro compito.
Infatti gli uomini, sia per il loro passato che per il loro presente,
si sono contraddistinti per la diversità dei loro principi morali
e non per la loro uniformità.
Esiste forse un DNA che si distingue a seconda della cultura
di ogni popolo ?
La storia non è dunque più storia in quanto predeterminata
dai geni del DNA dell’uomo ?
E più in generale, dove va a finire la libertà dell’uomo ?
L’uomo rimane ancora libero di scegliere fra il bene ed il male ?
In sostanza cos’ è l’uomo se non è libero ?
Sta di fatto che Monod si impegna a dare una risposta a tutti questi interrogativi
attraverso la sua teoria scientifica dei geni del DNA
ma così facendo egli lascia la scienza per diventare un filosofo ed un metafisico
e come tale Dio della sua stessa teoria totalizzante ed indiscutibile.
Ma per quale motivo dovremmo credere al Dio Monod
piuttosto che a Gesù Cristo ?
Lo stesso scienziato tace e non potrebbe essere diversamente
limitandosi a riaffermare la cieca obbedienza a questa sua teoria
non più scientifica ma filosofica, metafisica e religiosa.
BLAISE2004

pillolo 211, 2009 Il marxismo e la morale
PILLOLO 211, 2009, marzo
Cosa dire poi della filosofia marxista e dei principi della morale ?
Per rispondere a questa domanda mi servirò dell’analisi che ha fatto Benedetto XVI
a proposito del marxismo in quanto corrisponde completamente al mio pensiero.
La base teorica del marxismo consiste nel materialismo storico
secondo il quale la materia è eterna
e la dialettica è una proprietà intrinseca della materia.
La dialettica della materia conduce poi storicamente ed inevitabilmente
alla dittatura del proletariato da cui la definizione di materialismo storico.
Ma se il cambiamento (dialettica) continuo costituisce la natura stessa della materia
come si può allo stesso tempo prefigurare un termine di questo cambiamento
una volta giunti alla dittatura del proletariato ?
Se infatti si prefigura un termine del cambiamento della materia
la dittatura del proletariato altro non è che una forma di Paradiso sulla terra
dove si realizza il bene assoluto e la giustizia assoluta.
Ma se domandiamo a Marx quale sia il bene assoluto per l’uomo
il filosofo risponderà che è la libertà.
Ma se l’uomo è libero vuol dire anche che è libero di fare il bene come il male.
Dunque il Paradiso terreno della dittatura del proletariato
dove regna la libertà assoluta dell’uomo
si pone in contrapposizione con la stessa idea di libertà.
Insomma, il cerchio del marxismo non si chiude mai
da qualunque parte si osservi
ed è soprattutto per questo che anche i principi
su cui dovrebbe fondarsi la morale marxista
sono inesistenti e retaggio di una tradizione morale
che niente ha a che vedere con il marxismo.
I marxisti possono avere e praticare una morale positiva
ma ciò non dipendente in alcun modo dal loro marxismo.
BLAISE2004

pillolo194, 2009 La diatriba che non serve
PILLOLO 196, 2009, marzo
Sono pochi quelli che, almeno a livello teorico,
mettono in discussione i così detti diritti universali dell’uomo,
caso mai si dividono fra coloro che ritengono
che questi diritti siano un patrimonio innato nell’uomo,
i sostenitori del diritto naturale,
e coloro che ritengono che questi diritti
siano il frutto dell’evoluzione culturale filosofica dell’uomo,
gli atei di sempre.
A favore dei primi c’è la constatazione che
per essere universali questi diritti non possono che essere
un patrimonio dell’uomo in sé e non delle differenti culture e filosofie
mentre a favore dei secondi c’è la contatazione che
storicamente questi diritti non sono sempre stati gli stessi
ma sono cambiati e si sono evoluti nel tempo.
Ci troviamo di fronte alla solita diatriba
fra chi crede in un Dio creatore
e chi non ci crede.
Ma è veramente importante questa diatriba ?
Questa volta faccio rispondere direttamente le Sacre Scritture:
( Romani 2, 14-15)
“ Infatti, quando gli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura
le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a sé stessi;
essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori,
perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri
si accusano o anche si scusano a vicenda. “
Mi sembra che sia chiaro come questa parola di Dio metta in evidenza che:
1) Gli uomini sono diversi per cultura, religione e tradizione
ma sono uniti dal fatto che tutti sono figli di Dio,
creati a sua immagine e somiglianza.
2) Gli uomini poi possono essere più o meno consapevoli e coscienti
di questa loro condizione di figli di Dio ciò nonostante, per il motivo sopra detto,
tutti sono nella possibilità e condizione di incarnare nello loro vita e nella storia
lo spirito della parola di Dio.
3) Gli uomini che hanno la grazia di questa consapevolezza non possono vedere ciò
come un privilegio ed un segno di distinzione bensì come un dono
che li dovrebbe condurre ad una maggiore responsabilità verso il consesso umano.
A cosa serve dunque la diatriba fra chi crede in un Dio creatore
e chi non ci crede ?
A niente, proprio a niente !
BLAISE2004

pillolo195, 2009 Il cinismo
PILLOLO 195, 2009, marzo
E’ sufficiente guardarsi un po’ intorno
per rendersi conto che le persone mature,
anche se sono credenti, sono diventate ciniche.
Il cinismo è quel comportamento morale
fatto di sfiducia nel prossimo e nel futuro
ed allo stesso tempo di abitudine all’ingiustizia.
Tale comportamento non è stato mai così diffuso come oggi,
anche se con motivazioni differenti,
sia fra i ceti sociali (il famoso 1/3) più poveri e meno potenti
sia fra i ceti sociali (il famoso 2/3) più ricchi e più potenti
perché è stata perduta ogni speranza che le cose possano cambiare
e che si possa passare da una società ingiusta ad una più giusta.
Come ha affermato Benedetto XVI nella sua ultima enciclica,
la realtà contemporanea dell’uomo moderno
è caratterizzata dalla perdita di questa “speranza certa”
che altro non vuol dire che la perdita
di una coscienza meno dura
e soprattutto di una delle basi su cui si fonda
il diritto naturale che è in ciascuno di noi.
Insomma si tratta della perdita di una parte di Dio
che è stata messa dentro di noi dalla sapienza dell’Eterno
e questa perdita comporta dietro di sé
un abbrutimento generale dell’uomo
in tutte le sue manifestazioni sociali ed umane.
Come si vede il cinismo di oggi non comporta solo
un cambiamento specifico del comportamento
ma si allarga ad una sfera più ampia
tanto è vero che si può ben affermare che una società cinica
non può essere cristiana.
BLAISE2004

pillolo197, 2009 Pressappochismo religioso
PILLOLO 197, 2009, marzo
Capita oggi di incontrarsi spesso
con quello che io definisco “pressappochismo religioso”
il quale presenta questa equazione:
ateismo materialista in filosofia = soggettivismo relativista in morale.
Questa equazione viene spiegata preso a poco nella seguente maniera:
se non esiste nessuna oggettività al di fuori della materia
non può esistere neppure nessuna oggettività nel campo della morale
in quanto i suoi principi altro non possono fondarsi che sulla cultura
(intesa come evoluzione naturale della materia primordiale)
e non su qualcosa di innato nell’uomo e preesistente alla materia stessa.
In questo caso si dà per scontato che dalla cultura non possano essere tratti
dei principi oggettivi ed universali fondanti la morale i quali,
pur non essendo innati nell’uomo e preesistenti alla materia,
possono essere percepiti culturalmente come oggettivi e sacri
anche da chi non è credente.
In effetti per un ateo materialista questi principi etici
ontologicamente non possono essere definiti oggettivi e sacri
ma culturalmente lo possono essere.
Infatti nel corso della storia ed anche oggi la filosofia atea e materialista
è stata in grado di produrre dei principi morali culturalmente oggettivi ed universali
e non solo dei principi soggettivi e relativisti come affermano coloro che
in maniera pressappochista identificano il teismo con l’oggettività
e l’ateismo con la soggettività.
Secondo la filosofia materialista questo è reso possibile in quanto
il libero discernimento dell’uomo ha condotto a prendere il meglio
che la cultura autonomamente è stata in grado di fornire
e ad assumerlo come principio oggettivo ed universale nel campo della morale,
fermo restando che, qualora l’evoluzione della cultura fosse in grado di fornire
altri principi considerati migliori, i primi possono essere sostituiti con i secondi.
Da tutto ciò ne consegue che ha poco senso dividersi fra teisti ed ateisti
e che sarebbe più opportuno confrontarsi sui rispettivi principi
su cui si intende fondare la morale.
BLAISE2004

pillolo198, 2009 Perchè della visione teistica oin morale
PILLOLO 198, 2009, marzo
Il motivo principale per cui opto per una visione teistica in morale
è di natura filosofica giuridica.
Infatti una visione ateistica in morale non può non giungere
alla soluzione che i principi oggettivi della morale
devono essere stabiliti liberamente dagli uomini seguendo le regole
della maggioranza e della minoranza.
Come si farebbe a giudicare se ha ragione la maggioranza o la minoranza
se non esistesse un’autorità morale superiore al di sopra di entrambe le parti
che possa risolvere il problema ?
A sua volta questa autorità superiore dovrebbe essere individuata
seguendo gli stessi criteri di sopra per cui il problema
rischia di protrarsi all’infinito senza trovare una soluzione.
Ma questo altro non è che l’ammissione del fallimento
della visione ateistica in morale.
BLAISE2004

pillolo198/bis
PILLOLO 198/bis, 2009, marzo
Il motivo principale per cui opto per una visione teistica in morale
è di natura filosofico-giuridica.
Infatti una visione ateistica in morale non può non giungere
alla soluzione che i principi oggettivi della morale
devono essere stabiliti liberamente dagli uomini seguendo le regole
della maggioranza e della minoranza.
Come si farebbe a giudicare se ha ragione la maggioranza o la minoranza
se non esistesse un’autorità morale superiore al di sopra di entrambe le parti
che possa risolvere il problema ?
A sua volta questa autorità superiore dovrebbe essere individuata
seguendo gli stessi criteri di sopra per cui il problema
rischia di protrarsi all’infinito senza trovare una soluzione.
Ma questo altro non è che l’ammissione del fallimento
della visione ateistica in morale.
Per il resto sono però convinto che sia tempo perso
il fatto che le due visioni, quella teistica e quella ateista,
cerchino di escludersi a vicenda
e che sarebbe più opportuno e proficuo
che si confrontassero sul piano culturale
cioè sulle proposte morali che entrambi sono in grado
di offrire al genere umano.
BLAISE2004






pillolo212, 2009 Le tasse e la morale
PILLOLO 212, 2009, marzo
Ci sarà pur un motivo per cui in Italia
non si riesce a fermare l’emoragia
dell’evasione dal pagamento delle tasse ?
Immaginatevi se il 40% degli italiani
decidesse di diventare omicida
oppure di non rispettare il codice della strada,
quale forza dello Stato, dai carabinieri alla polizia,
sarebbe in grado di arginare il fenomeno ?
Infatti in democrazia si parte dal presupposto
che la stragrande maggioranza dei cittadini
accetti le leggi dello Stato e si impegni a rispettarle
e che la mano armata dello Stato scenda in campo
per contrastare quella minima parte di cittadini
che intendono delinquere.
Ora si dà il caso in Italia che più della metà degli italiani
non paghi regolarmente e secondo quanto dovuto le tasse.
Insomma ci troviamo di fronte ad un vero e proprio esercito di evasori
rispetto ai quali la Guardia di Finanza ben poco può fare
benchè si mobiliti nelle indagini e nei controlli.
Né si può immaginare di impegnare troppe più risorse economiche
di quelle fino ad ora impegnate per affrontare il problema
perché alla fine molto probabilmente il gioco non varrebbe la candela.
Ovviamente la soluzione sta se si sposta il piano su quello morale.
Chi infatti è in grado di evadere le tasse è considerato e si considera un furbo,
uno cioè che sa stare in questo mondo e nessuno, neppure la Chiesa cattolica,
gli fa presente in maniera pressante e stringente che invece
sta commettendo un peccato mortale in grado di mettere in discussione
la sua stessa vita eterna, un peccato fra i più odiosi ed invisi a Dio ed agli uomini.
BLAISE2004