Pubblicato da: blaise2004 domenica, marzo 1st, 2009

pillolo 120, 2009 mercatismo e globalizzazzione

PILLOLO 120, 2009, gennaio
(Mercatisno e globalizzazine)

Uno dei pilastri che hanno tenuto insieme i popoli dell’Europa
è venuto meno a seguito della globalizzazione dell’economia.
C’è chi chiama questo pilastro consumismo, mercatismo o più in generale,
come faccio io, materialismo e relativismo.

Sta di fatto che l’aspirazione ad acquistare sempre di più
per consumare sempre di più e per produrre sempre di più
è saltata e non a causa di una rivoluzione interna ai popoli europei
ma a causa di una rivoluzione esterna.

Infatti il baricentro dell’economia che fino ad ora era situato nell’Atlantico
fra America ed Europa si è spostato e sempre più si sposterà
nel Pacifico fra America e Asia con un’Europa sempre più
tagliata fuori dai flussi economici e dalla ricchezza.

E’ inutile pensare ed auspicare una “restaurazione”
in quanto sono entrate in campo forze che travalicano
quelle nazionali e quelle europee e riguardano
il capitalismo internazionale, la demografia su scala mondiale
e la forte divaricazione fra le aree geografiche povere e quelle ricche.

E’ stata quindi quella che chiamiamo globalizzazione
che ha messo in ginocchio il modello di sviluppo economico dell’Europa
ed il nostro modello di società consumista, materialista e relativista.

Come questa rivoluzione globale ha colto l’Europa ?

L’Europa è stata colta in piena crisi politica, culturale, morale e religiosa
perché la sua adesione al relativismo ed al materialismo
come conseguenza all’adesione al consumismo
la costringe a non sapere più da dove viene, quali siano i principi
oggettivi, universali e quindi sacri per chi crede, su cui si fonda
e su quali prospettive intende crescere per il futuro.

Questa rivoluzione ha dunque colto l’Europa
piena di beni i consumo e di conoscenze tecniche
ma povera sul piano delle proprio riconoscimento
storico, filosofico, religioso ed etico, insomma povera di un’anima.

L’Europa votata al mercatismo ed all’accumulo di danaro e di beni di consumo,
in una parola al materialismo, è definitivamente entrata in crisi
ed ha mostrato i limiti della filosofia che ha dominato la sua vita
dal dopo guerra ai giorni nostri.

Se sul piano economico il futuro che aspetta l’Europa è ormai deciso
nel senso che l’Europa sarà destinata ad andare verso una sempre maggiore povertà,
dobbiamo ammettere che i popoli europei e le loro classi dirigenti
non sanno ancora che pesci prendere soprattutto perché non sono nelle condizioni
di pensare ad un modello di società che non sia basato sull’aspirazione
a sempre maggiori consumi, a sempre maggiori diritti
e a una sempre maggior ricerca del bene personale ed individuale.

E’ dunque su questa cultura che l’Europa del domani dovrà puntare
rivoluzionandola completamente se vorrà trovare una sua strada autonoma
per gestire e non subire questa rivoluzione economica del terzo millennio.

Le domande a cui infatti l’Europa dovrà rispondere sono queste:
è possibile vivere in uno Stato di diritto e democratico pur essendo più poveri ?
Quali  tipi di ideali e di comportamenti vale a dire quale cultura
si rende necessaria perché ciò sia possibile ?

Per prima cosa è necessario che la politica, la religione e l’economia
si rendano conto che questo è il quadro economico, politico, culturale e religioso
in cui inevitabilmente ci troveremo ad agire ed a vivere
il quale non è modificabile in alcun modo indipendentemente
da chi governerà in quanto si tratta di una vera e propria rivoluzione mondiale
di fronte alla quale le singole nazioni e la stessa Europa possono fare ben poco.

L’andamento delle elezioni nei vari paesi europei dimostra
come ancora questa presa di coscienza della mutata realtà
non sia un dato acquisito.
Infatti tutti i partiti politici promettono di non far gravare sulle spalle dei cittadini
il peso della crisi economica e, quando hanno vinto le elezioni
sulla base di questa promessa, non sono poi in grado di mantenerle fede
in quanto si trovano di fronte ad un PIL che diminuisce o cresce troppo poco.
Insomma, nessuno ha il coraggio di dire ai cittadini che ci stiamo impoverendo
né i cittadini se lo vogliono sentir dire, e che quindi si rende necessario
rivedere (rivoluzionare) il nostro modo di vivere ed il nostro modo di pensare.

Per seconda cosa è necessario che alla cultura dei diritti, quella cultura
che fa dei propri desideri dei diritti, si sostituisca la cultura dei doveri,
quella cultura che fa del fare il proprio dovere il senso della  realizzazione personale.

Alla cultura del disimpegno quella dell’impegno,
alla cultura dell’edonismo quella del sacrificio per il bene di tutti,
alla cultura dell’Antistato e dell’individualismo
quella dello Stato come casa comune di tutti,
alla cultura dello spreco quella dell’oculatezza
verso l’utilizzo e la spesa del danaro personale e di quello pubblico,
alla cultura della trasgressione a tutti i costi quella dell’impegno morale
alla cultura del relativismo verso i valori civili, politici e personali
la cultura dei valori positivi, oggettivi, universali o sacri.

Insomma è necessario passare dalla cultura consumistica e materialistica
ad una cultura etica.
Senza la promozione di questa cultura
anche le necessarie ristrutturazioni economiche saranno destinate a fallire
in quanto saranno percepite dalle persone come limitative della propria libertà
e non come una forma per stabilire una positiva convivenza civile
a seguito della mutata condizione economica mondiale.

Se non si passa a questa cultura come si fa per esempio a far percepire
come positivo il fatto che la nostra maggiore povertà è a tutto vantaggio
di altri popoli che fino ad ora erano vissuti nella miseria ?

In questo senso appare in tutta evidenza quanto sia importante
il contributo civile di una religione come il cristianesimo
ed in particolare della Chiesa cattolica non come centro di potere
come è stata in tutta la sua storia ma come portatrice di valori positivi
all’interno della società.
E’ infatti determinante giungere quanto prima ad una chiara definizione
di ciò che sia peccato negli ambiti civili, politici, economici e personali
rivoluzionando in toto la cultura relativista che eludeva da questo problema
considerandolo come restrittivo della libertà dell’uomo.

BLAISE2004

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Category: pensieri
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