Pubblicato da: blaise2004 giovedì, aprile 16th, 2009

pillolo274, 2009 La cultura della guerra nell’Italia fascista

PILLOLO 274, 2009, aprile

E’ assurdo il luogo comune secondo il quale
Mussolini “sbagliò soltanto” quando decise di entrare
nella seconda guerra mondiale in quanto invece era una decisione inevitabile
perché faceva parte dell’essenza del fascismo-religione.

Era la prova della trasformazione dell’uomo italico da italiano a fascista
ed il bisogno vitale del regime di essere riconosciuto
come entità in grado di fare la storia e di cambiare i destini delle nazioni.

Di fronte a questo a nulla valsero le relazioni dello Stato maggiore
che informavano il Duce dell’arretratezza ed dell’impreparazione
delle Forze armate di cui disponeva il nostro paese.

Secondo Mussolini l’ora della storia per cui il fascismo era nato
era scoccata e l’Italia non si poteva tirare indietro
in quanto, altrimenti, avrebbe dovuto in eterno
vivere di nostalgia per il suo glorioso passato.

Una riflessione a parte va fatta sul popolo italiano
il quale condivise con Mussolini la convinzione che
il suo futuro passava dalla partecipazione alla seconda guerra mondiale
insieme al riscatto verso le altre nazioni europee
che fino ad allora lo avevano guardato dall’alto in basso.

Insomma, la cultura della violenza, della forza, della supremazia e della guerra
era la cultura largamente dominante all’interno dell’Italia fascista
ed aveva soppiantato l’altra cultura di massa, quella cattolica.

Le uniche culture che non cedettero furono quelle socialista e comunista
le quali però rimasero marginalizzate come testimonierà
anche la partecipazione alla futura Resistenza all’invasione nazifascista.

BLAISE2004


Category: Pilloli
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