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pillolo284, 2009 Il terremoto
PILLOLO 284, 2009, aprile
Questa sera in Chiesa era disponibile un volantino
a firma di Comunione e Liberazione dal titolo “Terremoto in Abruzzo.
Passione dell’uomo, passione di Cristo”.
Cercherò di riassumerlo meglio possibile:
“ L’evento è stato così sconvolgente che è difficile sottrarsi alla domanda
circa il suo significato, talmente supera la nostra capacità di comprensione”
“ Non serve cercare di voltare pagina e cercare di dimenticare”
“ Non serve spostare l’attenzione su eventuali responsabili”
“ Non serve la carità sterminata con cui si sono mossi i soccorsi
e la solidarietà spontanea degli italiani in quanto neppure questa mossa
è in grado di dare un senso all’esperienza della nostra impotenza di fronte al terremoto”
“Eventi come questo ci mettono davanti al mistero dell’esistenza,
provocando la nostra ragione e la nostra libertà di uomini [… ] Ma per stare davanti al mistero dell’esistenza abbiamo bisogno di qualcosa di più
della nostra pur giusta solidarietà. Da soli non lo possiamo”
“Abbiamo bisogno di Cristo di una compagnia che dà senso alla vita e alla morte,
alle vittime, ai sopravvissuti e a noi stessi e sostiene la speranza”.
Io ho cercato di affrontare lo stesso problema nel pillolo 275, 2009
e credo che, contando solo sulle sue forze, l’uomo possa andare ben oltre
di quanto affermano i cattolici di Comunione e Liberazione.
Quello che questo terremoto ha messo in crisi è il “mito del progresso”
che tutti portiamo con noi e che ci fa cadere
in una forma di alienazione razionale ed esistenziale.
Nell’era moderna questo “mito del progresso” si identifica con il “mito della tecnologia” la quale avrebbe dovuto garantire il controllo sulla natura
da parte dell’uomo per renderla sempre più alla mercè dei suoi bisogni.
Ci siamo scordati, come ho detto nello scritto sopra ricordato,
che, mentre la natura può fare benissimo a meno dell’uomo,
noi invece non possiamo fare a meno della natura e quindi ci siamo alienati.
Insomma, la natura è e sarà sempre più forte dell’uomo
e questo è il giusto collocamento dell’uomo sulla Terra.
L’impotenza di fronte al terremoto è percepita in una maniera così esasperata
perché il “mito del progresso” ci ha condotti all’alienazione
ed a considerarci onnipotenti di fronte alla natura.
Il terremoto ci ha quindi costretti ad un bagno di umiltà e di verità
quando non eravamo pronti per tornare a ragionare
ed a prendere atto di come stanno le cose nella realtà
e di quale sia il nostro vero collocamento su questa Terra.
Non c’è bisogno quindi di nessun “mistero dell’esistenza”
per renderci conto di tutto ciò bensì è sufficiente la ragione,
se ben usata, per renderci conto che si tratta di un problema
filosofico e culturale.
Se poi sia stato Dio o meno a permettere il terremoto
è un problema che riguarda la metafisica,
sta di fatto però che anche questo terremoto è stato importante
affinchè l’uomo potesse rinsavire e prendere atto
della sua naturale pochezza
e questo fatto riguarda sia chi crede che chi non crede.
Come si vede non c’è bisogno di scomodare il Cristo o Dio
ma piuttosto la cultura ed il modo di pensare dell’uomo moderno.
Se poi ci si domanda quale sia il collocamento sulla Terra
di quella pochezza che è l’uomo non si può che dedurre
che l’unica cosa che questa pochezza è in grado di fare,
e che nessun’altra forma della natura può fare,
è la cultura, il pensare, il riflettere e il pregare.
O l’uomo fa questo oppure non avrebbe senso che esistesse.
Se uno crede in Dio come me, crede anche che Dio
abbia messo in ciascun uomo, non importa come e quando,
il suo spirito divino e questo spirito divino altro non è
che la ricerca della verità, del bene comune, della giustizia e della solidarietà.
Quindi non è assolutamente vero quello che affermano
i cattolici di Comunione e Liberazione che la ricerca della verità,
del bene comune, della giustizia e della solidarietà
non bastano a dare “un senso alla nostra esperienza di impotenza
di fronte al terremoto” in quanto se sono Dio ed il Cristo
a dare un senso ad ogni cosa, compreso il terremoto, è come affermare che
è lo spirito di Dio ha dare un senso compiuto a tutto
ma lo spirito di Dio altro non è, come si è detto, che la ricerca della verità,
della giustizia, del bene comune e della solidarietà
così come si può comprendere dai Vangeli
e dal messaggio di Cristo.
Ma lo spirito di Dio è in ciascun uomo
e quindi ogni uomo, indipendentemente dal fatto che sia credente o meno,
è in grado di vivere questo spirito
e di dare un senso all’esperienza di impotenza di fronte al terremoto.
Insomma Dio, il Cristo ed il terremoto
sono alla portata di ciascun uomo ragionevole
e non c’è bisogno di scomodare nessun mistero
come non c’è bisogno di scomodare nessuna religione.
Caso mai rimane la domanda “come mai a me e non ad un altro”
di fronte alla quale non è sufficiente l’aver preso coscienza
della forza cieca della natura e della pochezza dell’uomo di fronte ad essa
ed alla quale non si può che rispondere “affinchè sia resa gloria a Dio”
oppure con le parole di Romani 8, 32 così come termina
il volantino di Comunione e Liberazione “ Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme a Lui ?”.
Insomma tutto, anche il terremoto, è un dono di Dio per il nostro bene.
e di fronte a questa conclusione non basta la ragione ma occorre la fede.
C’è da augurasi che chi ha questa fede
dimostri con i fatti di avere una marcia in più !
BLAISE2004