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pillolo375, 2009 L’operazione Marchionne
PILLOLO 375, 2009, maggio
Una cosa è certa, nel giro di pochi anni il numero delle automobili
prodotte nel mondo si dimezzerà.
C’è da chiedersi quindi cosa significhino in questo quadro
i tentatici di Marchionne, amministratore unico della Fiat auto,
di fusione della Fìat con l’america Crisler e la tedesca Opel.
Anche in questo caso una cosa appare del tutto evidente
e cioè che mentre Marchionne ha parlato con i governi degli Stati uniti d’america
e della Germania così come ha incontrato i sindacati americani e tedeschi
altrettanto non ha fatto con il governo ed i sindacati italiani.
Ciò sta a significare che, dato che l’operazione è complessa e rischiosa,
Marchionne non si preoccupa tanto dell’Italia dove pensa di potere fare
quello che gli pare e si preoccupa invece delle altre nazioni
dove ovviamente non può aspettarsi la stessa cosa.
Perché i problemi che Marchionne si trova a dover risolvere
sono molteplici e complessi.
Per primo, la necessità di creare la fusione fra diverse case automobilistiche
se si vuole garantire un futuro anche se ridimensionato alle medesime.
Per secondo, che nessuno ha però i soldi necessari per finanziare questa fusione
e che quindi sarà necessario un intervento dei governi nazionali
che finanzino l’operazione con danaro pubblico.
Per terzo, che inevitabilmente ci sarà bisogno di ristrutturare
le diverse aziende in ragione della diminuzione del mercato dell’automobile
il che altro non vuol dire che gestire un programma di riduzione degli organici.
Come si può vedere non c’è niente di trionfalistico
nel programma che sta portando avanti Marchionne
in quanto si dà per scontato che, di fronte alla diminuzione mondiale
del mercato dell’auto imposto dalla crisi economica che stiamo attraversando,
diversi stabilimenti dovranno essere chiusi e molti operai mandati a casa.
Morchionne è stato chiaro al proposito ed alla domanda
cosa fosse la Fiat ha risposto che è un’industria che produce automobili
la quale ha qualche stabilimento in Italia.
Insomma, la futura Fiat sarà molto più interessata a produrre auto
al minor prezzo possibile non importa dove
e che per ora è interessata a mantenere in Italia principalmente il cervello pensante
vale a dire il centro di progettazione dei motori e delle carrozzerie di Mirafiori.
Il capitalismo moderno quindi ha già tracciato la sua linea di condotta:
ristrutturasi e puntare sul disaccordo fra gli operai, quelli italiani
contro quelli tedeschi e tutti e due contro quelli americani e viceversa.
Ognuno capace solo di difendere il proprio posto di lavoro
a discapito di un altro operaio che si trova in un’altra nazione oppure oltre oceano.
Per farla breve, il capitalismo moderno conta sullo scatenare
una guerra fra poveri che gli permetta, grazie ai governi compiacenti,
di fare il bello ed il cattivo tempo.
Ed anche la neosinistra italiana sembra si sia adeguata a questo andazzo
in quanto non mi sembra che abbia messo al centro del suo programma
per le prossime elezioni europee il tema della chiusura degli stabilimenti Fiat
a seguito dell’operazione che Marchionne sta portando avanti.
Mi rivolgo a questo punto ai miei amici cattolici:
se non è un problema etico sensibile questo ditemi voi cos’è ?
BLAISE2004