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pillolo445, 2009 Il Fronte Popolare del 1948
PILLOLO 445, 2009, maggio
Il PCI, il PSI e gli indipendenti di sinistra,
appoggiati dalla maggior parte degli intellettuali non solo di sinistra,
si prepararono alle elezioni politiche del 1948
presentandosi sotto un’unica lista del Fronte Popolare
convinti di rappresentare la maggioranza degli italiani
in quanto erano stati i Partiti che più di tutti gli altri
avevano contribuito alla Resistenza verso l’invasione nazifascista.
Nel giro però di pochi anni la società italiana,
anche grazie alla sua capacità di passare la spugna sopra al proprio passato
o forse perché rimaneva sempre legata all’importanza che dava
alla propria sopravvivenza materiale prima ancora della sua dignità morale,
era cambiata e dava più importanza al piano americano di Marshall
che “aveva voluto evitare agli italiani gli orrori della fame
e la totale paralisi delle industrie” (così recitava il manifesto elettorale della DC)
che alle considerazioni generali
sul passaggio da una democrazia formale ad una democrazia sostanziale,
sulle riforme di struttura e sul controllo dei capitalisti da parte dello Stato.
Infatti i sovietici avevano approvato la politica di unificazione
del PCI e del PSI nel Fronte Popolare ma avevano garantito
solo grano qualora esso avesse vinto le elezioni del 1948
mentre gli americani si erano impegnati a fornire oltre al grano
anche il carbone necessario per il nostro sistema industriale,
ad acquistare una certa quantità di manufatti italiani
e soprattutto a difendere con le armi lo sviluppo della democrazia nel nostro paese.
Fu Riccardo Lombardi che al XXVI congresso del PSI del 19 gennaio 1948
mise a nudo il centro del problema osservando che se, “dopo le elezioni,
il Fronte Popolare avesse dovuto collaborare con la DC,
avrebbe perso il suo carattere di alternativa ad essa e se,
aggiunse Lombardi, avesse voluto arrivare ad una trasformazione rivoluzionaria, avrebbe dovuto essere non una formula elettorale, ma uno strumento di lotta,
una lotta che avrebbe però aperto grossi problemi sul piano internazionale
perché gli aiuti degli Stati uniti d’America erano indispensabili alla ricostruzione”.
Insomma, all’interno del Fronte Popolare rimanevano ancora aperti
diversi e sostanziali problemi: cosa si intendeva per democrazia sostanziale,
se si doveva o meno abbandonare definitivamente ogni ipotesi rivoluzionaria,
quale tipo di economia si intendeva perseguire
se quella capitalistica o quella collettivista, quale rapporto
si intendeva stabilire con gli Stati uniti d’America e con la sua politica mondiale
ed infine quale rapporto si intendeva avere con la Chiesa cattolica.
Il risultato di tutto ciò fu il fatto che il programma elettorale del Fronte Popolare
fu alquanto generico e si limitò per lo più ad affermazioni di principio
non sostenute però da un preciso programma politico
al punto che dietro ad ogni affermazione ognuno poteva comprendere
un po’ quello che voleva.
Di fatto il Fronte Popolare per vincere le elezioni politiche del 1948
poteva contare soprattutto sul retaggio
della Resistenza all’occupazione nazifascista, sulla diffusa convinzione
che il capitalismo aveva i giorni contati ed infine sull’idea
che quello era il secolo in cui si poteva realizzare
l’utopia di una società giusta e moralmente corretta.
Questo era lo “spirito del tempo” che il Fronte Popolare
intendeva incarnare anche se sulle forme ed i modi
le idee non erano ancora per nulla chiare.
BLAISE2004