Archive for giugno, 2009
pillolo590, 2009 La forza di un “pensiero debole” e di una “fede debole”
PILLOLO 590, 2009, giugno
In conclusione di questa prima parte sulla filosofia di Nietzche
e sulla sua ricaduta nel campo del cristianesimo e della civiltà occidentale
sento di sostenere la seguente tesi che affido alla vostra “critica”.
Il capitalismo internazionale nel perseguire il suo unico fine che è il profitto
ha deciso che era più conveniente per lui globalizzare l’economia e la finanza
provocando con ciò l’incontro di religioni diverse fra loro
e di civiltà ugualmente diverse.
In altri tempi questo tipo di avvenimenti si sarebbero risolti come al solito
con la guerra dalla quale sarebbe uscita la civiltà e la religione vincente.
Oggi questo non è possibile in quanto si andrebbe incontro
alla terza guerra atomica mondiale che molto probabilmente
sarebbe anche l’ultima senza né vinti né vincitori.
Per questo la globalizzazione dell’economia e della finanza
imposta dal capitalismo internazionale impone a sua volta
un ripensamento sul modo di concepire la propria civiltà e la propria religione.
Così come nel passato ha prevalso un “pensiero forte”
che portava a concepire la propria civiltà, il proprio sistema di valori
e la propria religione come i migliori in assoluto
e come depositari dell’unica verità oggettiva ed universale
oggi dovrà prevalere un “pensiero debole” che parta dall’idea
che una verità oggettiva non è data come assoluta ed immutabile
ma solo come frutto della “interpretazione” che si può dare
tenendo conto che essa è condizionata dalla cultura e dalla religione
in cui si svolge come “evento”.
La verità esiste, secondo questo pensiero che poi dovrebbe essere
l’atteggiamento anche del cristianesimo, ma è debole in quanto
non assoluta ma relativa, modificabile e non data una volta per tutte,
sempre interpretabile e mai trasmessa alla lettera.
La verità del cristianesimo non viene messa in discussione
così come la sacralità della Bibbia su cui si basa
ma quella che viene messa in discussione
è l’interpretazione che si dà di esso e delle Sacre Scritture.
Infatti la storia stessa dimostra come nel tempo le interpretazioni
delle Sacre Scritture sono cambiate e variate a testimonianza
che quello che vale non è la lettura letterale della parola di Dio
ma l’interpretazione spirituale alla ricerca del senso della parola medesima
e per comprendere cosa essa possa dire sugli “eventi” della storia di oggi.
Nelle Sacre Scritture c’ è la verità la quale ha bisogno però
dell’interpretazione spirituale dell’uomo per prendere vita storicamente
nel tempo e nell’esistenza immanente dell’aldiquà
ed ogni interpretazione spirituale non può essere che relativa
ma non per questo meno vera, è insomma una “interpretazione debole”
certa di sé ma anche disponibile a mettersi in discussione.
Le alternative a questo modo di pensare e di aver fede
sono due delle quali la prima si configura come un ritorno all’antico
cioè al Dio della metafisica ed alla lettura letterale della Bibbia
i quali prefigurano un “pensiero forte” che riconduce non solo
ad una verità certa ma anche sempre uguale a sé stessa,
la sola che si presenti come l’unica verità possibile,
la seconda è quella che presenta un Dio completamente trascendente
e completamente irraggiungibile per l’uomo ignorando con ciò
la stessa essenza dell’incarnazione cioè di un Dio che ha scelto
di mescolarsi con l’uomo proprio per farsi conoscere da lui.
BLAISE2004
pillolo588, 2009 La “interpretazione spirituale” della Bibbia
PILLOLO 588, 2009, giugno
Un esempio di cosa si debba intendere per “interpretazione spirituale”
della Bibbia e per “secolarizzazione” del mondo moderno
si ha quando si leggono le affermazioni di Max Weber
nella sua opera “ L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”.
Weber dimostra come il capitalismo è strettamente legato con l’etica cristiana
nel senso che ne è un’applicazione interpretativa: secondo lui
il capitalismo moderno si spiega solo come conseguenza della realizzazione
dei principi etici del cristianesimo.
Chi sostiene che questo spostamento di piani è un tradimento
del messaggio cristiano, difende ovviamente una interpretazione letterale
della dottrina cristiana ma Weber segue invece un’interpretazione spirituale
della Bibbia facendola rivivere nella storia del suo tempo
e precisamente nell’analisi che egli fa del capitalismo moderno.
Quello di Weber è un modo di avvicinarsi alla parola di Dio
che vale non solo per le origini del capitalismo moderno
ma che dovrebbe essere applicato per ogni cosa che riguarda
il “mondo secolarizzato” di oggi.
Si pensi ad esempio al caso del rifiuto degli ordini sacerdotali alle donne,
rifiuto fondato unicamente sul fatto che Gesù scelse i suoi apostoli fra gli uomini.
Anche questo è frutto di una lettura letterale della Bibbia come lo fu per Galileo
quando tutto potrebbe essere di facile comprensione se non ci si fermasse alla lettera
ma si tenesse di conto della cultura del periodo in cui visse storicamente Gesù
dove la condizione di inferiorità della donna era del tutto manifesta
ed ovvia ai tempi del Cristo ma che oggi è un puro residuo del passato
assunto dalla Chiesa cattolica come norma eterna di natura.
La “secolarizzazione” del mondo moderno è quindi figlia
e non figliastra della ”interpretazione spirituale” della Bibbia
anche se a questa conclusione si oppongono ancora oggi
due opposte idee, quella che esige un’”interpretazione letterale” della Bibbia,
con ciò bloccandola inesorabilmente ad un passato di 2000 anni fa,
e quella della “ragione illuministica” che intende sostituire
una spiegazione puramente razionale del mondo
alle credenze religiose che la stessa “dialettica dell’illuminismo,
ha fortemente ridimensionato.
D’altra parte l’incontro del cristianesimo con le altre religioni,
riscattate dallo stigma di barbarie e primitive
che i missionari – colonialisti applicavano loro senza alcuna perplessità,
ha ridimensionato anche di molto le pretese delle Chiese cristiane,
e particolarmente di quella cattolica, di valere come depositarie
dell’unica vera religione.
Seguendo quindi il metodo di Max Weber adottato per analizzare
Le origini del capitalismo oppure quello adottato per il sacerdozio femminile
La stessa cosa deve essere fatta per tutto il mondo “secolarizzato”
In quanto esso non è che una manifestazione attraverso la quale
Dio si manifesta agli uomini.
Quindi non c’è niente di più errato che condannare e giudicare come negativa
e fonte di perdizione e di peccato la “secolarizzazione”
perché si commette l’errore di pensare che essa corrisponda all’assenza di Dio.
Contrapporre la “ cristianizzazione” alla “secolarizzazione” è insomma come
impedirci di leggere il “sacro” nella storia e delegittimare l’incarnazione di Dio
fra gli uomini.
BLAISE2004
pillolo587, 2009 La “secolarizzazione” del mondo moderno
PILLOLO 587, 2009, giugno
Inizio dando per scontato alcune cose le quali, per chi fa uso
della “critica della ragione”, dovrebbero essere ovvie:
da una parte che non possa esistere un’autorità religiosa
la quale si autodefinisca infallibile
e dall’altra che l’interpretazione delle Sacre Scritture
non sia patrimonio esclusivo dell’autorità sacerdotale,
differentemente bisognerebbe mettere in dubbio
anche la libertà dello Spirito Santo che soffia
dove, come, quando e su chi vuole.
Se la Chiesa cattolica ha fino ad oggi
cercato di bloccare l’espansione dell’interpretazione della parola di Dio
e di limitare la dialettica fra le differenti interpretazioni per timore, secondo me,
di una soggettività che poteva sfuggirle dalle mani,
la cosa è andata peggiorando con le Chiese nate dalla riforma di Lutero
in quanto esse si dovevano uniformare alla parola d’ordine del loro fondatore
che affermava “sola Scriptura” intendendo con ciò che
si doveva fare una lettura solo letterale della Bibbia e non spirituale
evitando così ogni interpretazione.
Infatti in questo caso si evitava che potessero nascere
i problemi che nascevano all’interno della Chiesa
dovuti, secondo Lutero, da una “lettura spirituale” della Bibbia
e cioè che, malgrado il controllo delle autorità religiose,
potevano nascere interpretazioni della Bibbia
difformi da quelle ufficiali ed ammesse.
Quindi la parola di Dio resta viva soprattutto attraverso l’ interpretazione
che in ogni epoca se ne dà altrimenti rimane lettera morta mancando
di quel discernimento che l’attualizza alla realtà storica del momento.
In questo senso si può affermare che le Sacre Scritture
vivono attraverso la loro interpretazione ed è in questo momento
che Nietzsche inserisce una sua considerazione: i primi ad uccidere
il Dio della metafisica, il Dio morale sono stati prima di tutto i cristiani
testimoniando con la loro vita disordinata e schiava del peccato
che questo che Dio che doveva dare ordine e senso a tutto
non aveva la capacità di cambiare le loro vite.
Da questo, sempre secondo il filosofo, si salvano solo quei pochi Santi
che sono saliti agli onori degli altari, delle eccezioni che come tali
confermano la regola, né si salva la Chiesa cattolica
la cui storia testimonia in sostanza la sua lontananza dalla parola di Dio.
Ad uccidere il Dio della metafisica sono stati quindi per primi gli stessi cristiani
poi è arrivata la scienza e la tecnologia ed infine è giunta la filosofia di Nitzsche
la quale afferma che non è possibile proporre un “essere” oggettivo e stabile
ma solo un “essere” relativo nel senso che non esiste più una verità assoluta
e sempre uguale a sé stessa ma solo una verità relativa e transeunte
oggetto della ricerca dell’uomo che sempre la modifica e l’aggiorna.
Questa è la base su cui si è innestata, secondo il filosofo Vattimo,
seguace di Nietzsche, la “secolarizzazione” della cultura di oggi
nel senso della scomparsa del “sacro” dalla vita dell’uomo
ma questo non ha comportato la scomparsa di Dio,
come sostengono soprattutto i teologi Barth e Bonhoeffer.
Infatti, secondo questi due teologi, la “secolarizzazione” moderna
ha fatto scoprire la “completa trascendenza” di Dio
rispetto ad ogni realizzazione mondana che è la vera natura di Dio.
Per assurdo la “secolarizzazione” del mondo moderno è stato lo strumento
di cui Dio si è servito per ricondurre l’uomo a sé
cioè ad avere un’idea di Dio più veritiera vale a dire
un Dio come totalmente trascendente, come totale alterità
e come paradosso a cui deve corrispondere il “salto” della fede
come accettazione di questo assurdo e di questo paradosso.
Esso è il fondamento ultimo ed inaccessibile alla nostra ragione
al punto da apparire assurdo ma proprio per questo
garantito in una suprema stabilità ed oggettività.
Per Barth e Bobhoeffer il Dio della metafisica non è morto
bensì si ripresenta all’uomo, grazie alla “secolarizzazione moderna“,
sotto l’aspetto che è a lui più consono che è quello della totale trascendenza.
Per questo, secondo i due teologi, è errato condannare la filosofia di Nietzsche
e la “secolarizzazione” che ne è derivata in quanto sono stati due strumenti
di cui Dio si è servito per farsi conoscere all’uomo sotto la sua vera natura
e per spazzare via la vechia teologia di cui anche la Chiesa cattolica si serviva.
BLAISE2004
PILLOLO 587, 2009, giugno
Inizio dando per scontato alcune cose le quali, per chi fa uso
della “critica della ragione”, dovrebbero essere ovvie:
da una parte che non possa esistere un’autorità religiosa
la quale si autodefinisca infallibile
e dall’altra che l’interpretazione delle Sacre Scritture
non sia patrimonio esclusivo dell’autorità sacerdotale,
differentemente bisognerebbe mettere in dubbio
anche la libertà dello Spirito Santo che soffia
dove, come, quando e su chi vuole.
Se la Chiesa cattolica ha fino ad oggi
cercato di bloccare l’espansione dell’interpretazione della parola di Dio
e di limitare la dialettica fra le differenti interpretazioni per timore, secondo me,
di una soggettività che poteva sfuggirle dalle mani,
la cosa è andata peggiorando con le Chiese nate dalla riforma di Lutero
in quanto esse si dovevano uniformare alla parola d’ordine del loro fondatore
che affermava “sola Scriptura” intendendo con ciò che
si doveva fare una lettura solo letterale della Bibbia e non spirituale
evitando così ogni interpretazione.
Infatti in questo caso si evitava che potessero nascere
i problemi che nascevano all’interno della Chiesa
dovuti, secondo Lutero, da una “lettura spirituale” della Bibbia
e cioè che, malgrado il controllo delle autorità religiose,
potevano nascere interpretazioni della Bibbia
difformi da quelle ufficiali ed ammesse.
Quindi la parola di Dio resta viva soprattutto attraverso l’ interpretazione
che in ogni epoca se ne dà altrimenti rimane lettera morta mancando
di quel discernimento che l’attualizza alla realtà storica del momento.
In questo senso si può affermare che le Sacre Scritture
vivono attraverso la loro interpretazione ed è in questo momento
che Nietzsche inserisce una sua considerazione: i primi ad uccidere
il Dio della metafisica, il Dio morale sono stati prima di tutto i cristiani
testimoniando con la loro vita disordinata e schiava del peccato
che questo che Dio che doveva dare ordine e senso a tutto
non aveva la capacità di cambiare le loro vite.
Da questo, sempre secondo il filosofo, si salvano solo quei pochi Santi
che sono saliti agli onori degli altari, delle eccezioni che come tali
confermano la regola, né si salva la Chiesa cattolica
la cui storia testimonia in sostanza la sua lontananza dalla parola di Dio.
Ad uccidere il Dio della metafisica sono stati quindi per primi gli stessi cristiani
poi è arrivata la scienza e la tecnologia ed infine è giunta la filosofia di Nitzsche
la quale afferma che non è possibile proporre un “essere” oggettivo e stabile
ma solo un “essere” relativo nel senso che non esiste più una verità assoluta
e sempre uguale a sé stessa ma solo una verità relativa e transeunte
oggetto della ricerca dell’uomo che sempre la modifica e l’aggiorna.
Questa è la base su cui si è innestata, secondo il filosofo Vattimo,
seguace di Nietzsche, la “secolarizzazione” della cultura di oggi
nel senso della scomparsa del “sacro” dalla vita dell’uomo
ma questo non ha comportato la scomparsa di Dio,
come sostengono soprattutto i teologi Barth e Bonhoeffer.
Infatti, secondo questi due teologi, la “secolarizzazione” moderna
ha fatto scoprire la “completa trascendenza” di Dio
rispetto ad ogni realizzazione mondana che è la vera natura di Dio.
Per assurdo la “secolarizzazione” del mondo moderno è stato lo strumento
di cui Dio si è servito per ricondurre l’uomo a sé
cioè ad avere un’idea di Dio più veritiera vale a dire
un Dio come totalmente trascendente, come totale alterità
e come paradosso a cui deve corrispondere il “salto” della fede
come accettazione di questo assurdo e di questo paradosso.
Esso è il fondamento ultimo ed inaccessibile alla nostra ragione
al punto da apparire assurdo ma proprio per questo
garantito in una suprema stabilità ed oggettività.
Per Barth e Bobhoeffer il Dio della metafisica non è morto
bensì si ripresenta all’uomo, grazie alla “secolarizzazione moderna“,
sotto l’aspetto che è a lui più consono che è quello della totale trascendenza.
Per questo, secondo i due teologi, è errato condannare la filosofia di Nietzsche
e la “secolarizzazione” che ne è derivata in quanto sono stati due strumenti
di cui Dio si è servito per farsi conoscere all’uomo sotto la sua vera natura
e per spazzare via la vechia teologia di cui anche la Chiesa cattolica si serviva.
BLAISE2004
PILLOLO 587, 2009, giugno
Inizio dando per scontato alcune cose le quali, per chi fa uso
della “critica della ragione”, dovrebbero essere ovvie:
da una parte che non possa esistere un’autorità religiosa
la quale si autodefinisca infallibile
e dall’altra che l’interpretazione delle Sacre Scritture
non sia patrimonio esclusivo dell’autorità sacerdotale,
differentemente bisognerebbe mettere in dubbio
anche la libertà dello Spirito Santo che soffia
dove, come, quando e su chi vuole.
Se la Chiesa cattolica ha fino ad oggi
cercato di bloccare l’espansione dell’interpretazione della parola di Dio
e di limitare la dialettica fra le differenti interpretazioni per timore, secondo me,
di una soggettività che poteva sfuggirle dalle mani,
la cosa è andata peggiorando con le Chiese nate dalla riforma di Lutero
in quanto esse si dovevano uniformare alla parola d’ordine del loro fondatore
che affermava “sola Scriptura” intendendo con ciò che
si doveva fare una lettura solo letterale della Bibbia e non spirituale
evitando così ogni interpretazione.
Infatti in questo caso si evitava che potessero nascere
i problemi che nascevano all’interno della Chiesa
dovuti, secondo Lutero, da una “lettura spirituale” della Bibbia
e cioè che, malgrado il controllo delle autorità religiose,
potevano nascere interpretazioni della Bibbia
difformi da quelle ufficiali ed ammesse.
Quindi la parola di Dio resta viva soprattutto attraverso l’ interpretazione
che in ogni epoca se ne dà altrimenti rimane lettera morta mancando
di quel discernimento che l’attualizza alla realtà storica del momento.
In questo senso si può affermare che le Sacre Scritture
vivono attraverso la loro interpretazione ed è in questo momento
che Nietzsche inserisce una sua considerazione: i primi ad uccidere
il Dio della metafisica, il Dio morale sono stati prima di tutto i cristiani
testimoniando con la loro vita disordinata e schiava del peccato
che questo che Dio che doveva dare ordine e senso a tutto
non aveva la capacità di cambiare le loro vite.
Da questo, sempre secondo il filosofo, si salvano solo quei pochi Santi
che sono saliti agli onori degli altari, delle eccezioni che come tali
confermano la regola, né si salva la Chiesa cattolica
la cui storia testimonia in sostanza la sua lontananza dalla parola di Dio.
Ad uccidere il Dio della metafisica sono stati quindi per primi gli stessi cristiani
poi è arrivata la scienza e la tecnologia ed infine è giunta la filosofia di Nitzsche
la quale afferma che non è possibile proporre un “essere” oggettivo e stabile
ma solo un “essere” relativo nel senso che non esiste più una verità assoluta
e sempre uguale a sé stessa ma solo una verità relativa e transeunte
oggetto della ricerca dell’uomo che sempre la modifica e l’aggiorna.
Questa è la base su cui si è innestata, secondo il filosofo Vattimo,
seguace di Nietzsche, la “secolarizzazione” della cultura di oggi
nel senso della scomparsa del “sacro” dalla vita dell’uomo
ma questo non ha comportato la scomparsa di Dio,
come sostengono soprattutto i teologi Barth e Bonhoeffer.
Infatti, secondo questi due teologi, la “secolarizzazione” moderna
ha fatto scoprire la “completa trascendenza” di Dio
rispetto ad ogni realizzazione mondana che è la vera natura di Dio.
Per assurdo la “secolarizzazione” del mondo moderno è stato lo strumento
di cui Dio si è servito per ricondurre l’uomo a sé
cioè ad avere un’idea di Dio più veritiera vale a dire
un Dio come totalmente trascendente, come totale alterità
e come paradosso a cui deve corrispondere il “salto” della fede
come accettazione di questo assurdo e di questo paradosso.
Esso è il fondamento ultimo ed inaccessibile alla nostra ragione
al punto da apparire assurdo ma proprio per questo
garantito in una suprema stabilità ed oggettività.
Per Barth e Bobhoeffer il Dio della metafisica non è morto
bensì si ripresenta all’uomo, grazie alla “secolarizzazione moderna“,
sotto l’aspetto che è a lui più consono che è quello della totale trascendenza.
Per questo, secondo i due teologi, è errato condannare la filosofia di Nietzsche
e la “secolarizzazione” che ne è derivata in quanto sono stati due strumenti
di cui Dio si è servito per farsi conoscere all’uomo sotto la sua vera natura
e per spazzare via la vechia teologia di cui anche la Chiesa cattolica si serviva.
BLAISE2004
PILLOLO 587, 2009, giugno
Inizio dando per scontato alcune cose le quali, per chi fa uso
della “critica della ragione”, dovrebbero essere ovvie:
da una parte che non possa esistere un’autorità religiosa
la quale si autodefinisca infallibile
e dall’altra che l’interpretazione delle Sacre Scritture
non sia patrimonio esclusivo dell’autorità sacerdotale,
differentemente bisognerebbe mettere in dubbio
anche la libertà dello Spirito Santo che soffia
dove, come, quando e su chi vuole.
Se la Chiesa cattolica ha fino ad oggi
cercato di bloccare l’espansione dell’interpretazione della parola di Dio
e di limitare la dialettica fra le differenti interpretazioni per timore, secondo me,
di una soggettività che poteva sfuggirle dalle mani,
la cosa è andata peggiorando con le Chiese nate dalla riforma di Lutero
in quanto esse si dovevano uniformare alla parola d’ordine del loro fondatore
che affermava “sola Scriptura” intendendo con ciò che
si doveva fare una lettura solo letterale della Bibbia e non spirituale
evitando così ogni interpretazione.
Infatti in questo caso si evitava che potessero nascere
i problemi che nascevano all’interno della Chiesa
dovuti, secondo Lutero, da una “lettura spirituale” della Bibbia
e cioè che, malgrado il controllo delle autorità religiose,
potevano nascere interpretazioni della Bibbia
difformi da quelle ufficiali ed ammesse.
Quindi la parola di Dio resta viva soprattutto attraverso l’ interpretazione
che in ogni epoca se ne dà altrimenti rimane lettera morta mancando
di quel discernimento che l’attualizza alla realtà storica del momento.
In questo senso si può affermare che le Sacre Scritture
vivono attraverso la loro interpretazione ed è in questo momento
che Nietzsche inserisce una sua considerazione: i primi ad uccidere
il Dio della metafisica, il Dio morale sono stati prima di tutto i cristiani
testimoniando con la loro vita disordinata e schiava del peccato
che questo che Dio che doveva dare ordine e senso a tutto
non aveva la capacità di cambiare le loro vite.
Da questo, sempre secondo il filosofo, si salvano solo quei pochi Santi
che sono saliti agli onori degli altari, delle eccezioni che come tali
confermano la regola, né si salva la Chiesa cattolica
la cui storia testimonia in sostanza la sua lontananza dalla parola di Dio.
Ad uccidere il Dio della metafisica sono stati quindi per primi gli stessi cristiani
poi è arrivata la scienza e la tecnologia ed infine è giunta la filosofia di Nitzsche
la quale afferma che non è possibile proporre un “essere” oggettivo e stabile
ma solo un “essere” relativo nel senso che non esiste più una verità assoluta
e sempre uguale a sé stessa ma solo una verità relativa e transeunte
oggetto della ricerca dell’uomo che sempre la modifica e l’aggiorna.
Questa è la base su cui si è innestata, secondo il filosofo Vattimo,
seguace di Nietzsche, la “secolarizzazione” della cultura di oggi
nel senso della scomparsa del “sacro” dalla vita dell’uomo
ma questo non ha comportato la scomparsa di Dio,
come sostengono soprattutto i teologi Barth e Bonhoeffer.
Infatti, secondo questi due teologi, la “secolarizzazione” moderna
ha fatto scoprire la “completa trascendenza” di Dio
rispetto ad ogni realizzazione mondana che è la vera natura di Dio.
Per assurdo la “secolarizzazione” del mondo moderno è stato lo strumento
di cui Dio si è servito per ricondurre l’uomo a sé
cioè ad avere un’idea di Dio più veritiera vale a dire
un Dio come totalmente trascendente, come totale alterità
e come paradosso a cui deve corrispondere il “salto” della fede
come accettazione di questo assurdo e di questo paradosso.
Esso è il fondamento ultimo ed inaccessibile alla nostra ragione
al punto da apparire assurdo ma proprio per questo
garantito in una suprema stabilità ed oggettività.
Per Barth e Bobhoeffer il Dio della metafisica non è morto
bensì si ripresenta all’uomo, grazie alla “secolarizzazione moderna“,
sotto l’aspetto che è a lui più consono che è quello della totale trascendenza.
Per questo, secondo i due teologi, è errato condannare la filosofia di Nietzsche
e la “secolarizzazione” che ne è derivata in quanto sono stati due strumenti
di cui Dio si è servito per farsi conoscere all’uomo sotto la sua vera natura
e per spazzare via la vechia teologia di cui anche la Chiesa cattolica si serviva.
BLAISE2004
pillolo586, 2009 Un “essere debole” per un “pensiero debole”
PILLOLO 586, 2009, giugno
Secondo Martin Heidegger, uno dei filosofi che meglio
ha compreso e sviluppato il pensiero di Nietzsche,
la fine della metafisica significa il passaggio
da una concezione dell’essere come struttura
ad una concezione dell’essere come evento,
caratterizzato da una vocazione all’indebolimento.
La moderna liberazione infatti consiste nel fatto che l’uomo
viene liberato dalla metafisica e dalla pretesa che l’essere
valga come unico e come eterno ordine.
Questo salto di libertà non ci dà ovviamente una conoscenza più vera
e completa di quel che l’essere oggettivamente è
ma ci dice solo che l’essere non è nulla di oggettivo e di stabile
e ce lo svela come evento nel quale siamo coinvolti come interpreti,
insomma l’uomo può esistere solo come interprete dell’evento cioè dell’essere.
L’evento diventa quindi indebolito in quanto
non solo non ne esiste una conoscenza al di fuori di noi
ma è limitato a quello che accade a noi oggi
e di cui non possiamo che darne una interpretazione.
Debole è l’essere e debole è il pensiero sull’essere
nel senso che è impossibile determinare l’oggettività dell’essere.
Ciò che emerge dalle ceneri della metafisica
è per l’appunto un “pensiero debole” ed un “esser debole”
che rende relativa ogni idea di bene e di male assoluto ed oggettivo.
Questo non vuol dire che non si possa formulare un’idea di bene e di male
ma che possa avvenire solo all’interno del “relativismo”
il qual è ciò che rimane dall’uccisone del Dio metafisico.
Anche il cristianesimo, come qualsiasi altra religione,
secondo Heidegger, deve essere ripensato tenendo di conto
della liberazione del “relativismo” e propone una sintesi
tra l’incarnazione del cristianesimo e la nuova filosofia.
Secondo i suoi seguaci infatti, il ritorno della religione cristiana
nell’era dell’espansione tecnologica si prefigura
come un ritorno che ha queste caratteristiche
e che mal si integra all’interno della vecchia concezione
del cristianesimo come religione alla cui base
c’ è ancora l’idea di un Dio metafisico
e l’idea che ci possa essere un’idea del bene e del male come oggettiva
ed un credente che la possa conoscere ed attuare.
BLAISE2004
pillolo585, 2009 La “condizione” del relativismo
PILLOLO 585, 2009, giugno
Con la morte del Dio della metafisica operata da Nietzsche
è morto anche l’ ateismo in quanto era esso stesso
una forma di metafisica anche se all’incontrario.
Come infatti il Dio della metafisica dava un senso attraverso la fede
all’universo ed a tutta la realtà, così l’ateismo si proponeva di raggiungere
gli stessi scopi attraverso la ragione.
Con Nietzsche insomma né la fede né la ragione,
in quanto costrette per lo stessa natura a vivere nel tempo e nella limitatezza,
sono in grado di offrire questa oggettività di pensiero all’uomo
ma devono accettare di vivere nella condizione del relativismo.
BLAISE2004
pillolo584, 2009 Il pensiero moderno dopo Nietzsche
PILLOLO 584, 2009, giugno
Ci sono poi oggi quei filosofi seguaci di Neitzsche
i quali affermano che, se si conclude che l’uomo è limitato,
si deve concludere che anche la sua “fede” e la sua “ragione” sono limitate
nel senso che sono incapaci di comprendere la verità.
Al massimo possono giungere a formulare delle “ipotesi sulla verità”
ma non sono assolutamente in grado, in quanto limitate,
di abbracciarla per quello che è in sé stessa.
Lo stesso si deve perciò dire della “interpretazione” della parola di Dio
e del pensiero cristiano così come di ogni altra forma di pensiero non religioso:
essi non possono che essere soggetti al “tempo”ed alla “cultura”
e perciò “non liberi” completamente ma soggetti alla “relatività”
ovverosia al “relativismo”.
Il “relativismo” dunque è l’unico spazio entro il quale
può muoversi l’uomo moderno così come la sua “fede” e la sua “ragione”
e questa è l’unica dimensione entro la quale possono essere concepiti
un “pensiero religioso” il quale promuova un cristianesimo non religioso,
come sostiene il filosofo Gianni Vattimo,
ed un “pensiero non religioso” moderno dopo la filosofia di Nietzsche.
BLAISE2004
pillolo581, 2009 La mafia e le Brigate Rosse
PILLOLO 581, 2009, giugno
Mi capita spesso di sentire accostare la lotta alla mafia
con la lotta alle Brigate Rosse intendendo con ciò
che sarebbe sufficiente una maggiore prova di forza dello Stato
affinchè anche la mafia potesse essere sconfitta così come avvenne con le BR.
Niente di più errato e superficiale in quanto le BR furono sconfitte
non tanto attraverso la repressione delle forze armate dello Stato
ma soprattutto perché, soprattutto dopo il rapimento e l’uccisione di Moro,
le BR si resero conto di non avere un retroterra nella società civile italiana
e che quindi sarebbero destinate a rimanere sempre più isolate.
La mafia invece gode di appoggi e di simpatie nel territorio che occupa
in quanto, non solo è in grado di garantire al suo interno
un minimo di equilibrio sociale, ma è soprattutto una delle fonti della sua economia.
Fino a che le cose staranno così, la mafia non potrà essere sconfitta
ed a nulla serviranno gli sforzi, seppure lodevoli ed importanti,
delle forze dello Stato in quanto,
arrestati, uccisi o incarcerati alcuni mafiosi, saranno presto sostituiti con altri
perché è la società stessa del Meridione che li produce.
La “questione meridionale” quindi non si pone tanto su termini etici
quanto sulla volontà, sulla capacità e sulla possibilità
di portare lavoro ed industrializzazione
nel Meridione e, fino a quando questo non si realizzerà, queste popolazioni
rimarranno un feudo di voti per le forze di destra e della conservazione.
Ecco dunque che la “questione meridionale” si lega a doppia mandata
con gli equilibri politici dell’interna nazione e con i programmi
di modernizzazione che si vogliono realizzare.
Non a caso la “questione meridionale” insieme alla “questione dei cattolici”
ed alla “questione dei ceti medi” rimangono gli assi portanti
su cui si fondano i blocchi sociali della politica italiana.
BLAISE2004
pillolo580, 2009 La laicità ed il cristianesimo
PILLOLO 580, 2009, giugno
Credo di averlo detto in uno dei miei scritti precedenti
ma, visto che gli appartenenti al gruppo di discussione
sono quasi tutti cattolici, rischiando di ripetermi,
voglio chiarire come mai la “laicità”
e le “Costituzioni di uno Stato di diritto e democratico”
affondino le loro radici nel cristianesimo.
Non tanto nel cristianesimo come si è manifestato nella storia
quanto nel cristianesimo come si manifesta nei testi sacri
e nei principi che si possono ricavare dai Vangeli.
Dò per scontato che tutti quanti abbiate presente
la frase di Gesù Cristo quando afferma di dare a Cesare
quello che è di Cesare e di dare a Dio quello che è di Dio
alla quale si fa riferimento quando si vuol dimostrare
che già nei Vangeli era presente il fatto che esistevano
due dimensioni, quella trascendente che apparteneva a Dio
e quella temporale che apparteneva all’autorità civile.
La dò per scontata anche perché su questa frase si sono scritti
fiumi di considerazioni dove ognuno ha potuto vedere
un po’ quello che voleva vedere così come è naturale che accada
ogni volta che cerca di interpretare la parola di Dio.
Ciò a cui mi riferisco è piuttosto lo spirito dei Vangeli
e non tanto a quella o quell’ altra frase
e lo spirito dei Vangeli è un costante invito
affinchè gli uomini cerchino di vivere in pace, in concordia
ed allo stesso tempo in libertà e con responsabilità
malgrado la loro limitatezza ed il loro essere dei peccatori.
Ecco la “laicità” moderna è un tentativo di mettersi
alla sequela di questo spirito dei Vangeli così come le nostre Costituzioni
sono dei “fatti” che concretizzano storicamente
questo stesso spirito..
Infatti uno spazio si dice “laico” in quanto è uno spazio di libertà
dove ognuno ha il diritto dovere di esprimere le sue idee ed il suo pensiero
ed ha la possibilità di confrontarsi in maniera dialettica
con le idee ed il pensiero altrui.
Allo stesso tempo le Costituzioni di uno Stato di diritto
si fondano sulla separazione ed indipendenza dei vari poteri
partendo dall’idea che è insopprimibile nell’uomo
la sua ricerca per la sua affermazione ai danni del suo prossimo,
insomma, è insopprimibile il peccato
Non solo, in ogni Costituzione esiste sempre una prima parte,
a cui succede normalmente una seconda, nella quale si affermano
i principi ed i valori su si fonda la legge principale dello Stato
i quali sono considerati come sacri anche da chi non crede
e si ispirano quasi totalmente ai valori ed ai principi del cristianesimo.
Per questo io considero,ad esempio, la nostra Costituzione
come una delle massime espressioni del pensiero cristiano moderno.
BLAISE2004
pillolo579, 2009 Pluralismo culturale o multiculturalismo
PILLOLO 579, 2009, giugno
Mi è sembrato di scorgere una certa qual confusione
nel dibattito riguardo al tema dell’ immigrazione
ovverosia la confusione fra “pluralismo culturale” e “multiculturalismo”.
Infatti, mentre il primo ha la sua base nel riconoscimento
della laicità dello Stato, il secondo fraziona la società
in una serie di comunità separate e spesso ostili.
Riconoscere quindi la laicità dello Stato come luogo
dove tutti possono confluire nella sua Costituzione e nelle sue leggi
è determinante affinchè anche gli immigrati di altre culture e religioni
si possano integrare.
Infatti questa è la principale cosa a cui la nostra civiltà
non può assolutamente rinunciare pena lo smarrimento di sé stessa
e la perdita delle sue radici giudaico cristiane.
Chiunque non accetti questo non può neppure integrarsi.
Altra cosa è invece il multiculturalismo
dove a nessuno viene chiesto di accettare nulla
e la comunità non è costituita su una comune identità laica
bensì su una sommatoria senza che qualcuno si impegni
a dire con chiarezza come questa sommatoria possa coesistere.
BLAISE2004




pillolo591, 2009 Il “pensiero forte”
PILLOLO 591, 2009, giugno
Il “pensiero forte” è alla base del neocolonialismo europeo
e del modo in cui erano condotte quasi tutte le missioni cristiane
e soprattutto quelle cattoliche in quanto partiva dall’idea
che la civiltà europea (eurocentrismo) fosse la migliore possibile
e che il cristianesimo fosse l’unica religione
che permetteva l’accesso alla verità e quindi superiore
alle altre religioni che poteva incontrare lungo il cammino missionario.
Questo “pensiero forte” era dunque anche quello
che giustificava il neocolonialismo europeo
anche nelle sue aberrazioni di violenza in quanto considerato
come lo strumento attraverso il quale esportare la “verità” indiscutibile
ed il primato della civiltà europea e del cristianesimo.
Principalmente a causa di questo “pensiero forte”
il neocolonialismo è stato sconfitto perché gli ha impedito
un atteggiamento di “carità” verso le civiltà e le religioni
che incontrava, predisponendosi ad uno scontro piuttosto che ad un incontro.
Ecco allora che la missionarietà diventava esclusivamente
cristianizzazione delle popolazioni e la libertà imposizione della libertà
come principio e come valore in un controsenso
che oggi appare di tutta evidenza.
Ma il “pensiero forte” non è terminato con il neocolonialismo
e si aggira ancora oggi nella filosofia come nella religione,
nella politica come nelle Chiese.
BLAISE2004