Pubblicato da: blaise2004 sabato, giugno 20th, 2009

pillolo543, 2009 1975/76: il salto di qualità delle Brigate Rosse

PILLOLO 543, 2009, giugno

Quando si parla di terrorismo ci si riferisce immediatamente alle BR
dimenticando che il terrorismo in Italia cominciò
con lo “stragismo”di destra e di Stato e che, se i brigatisti sono stati uccisi
o assicurati alla giustizia, molti degli esecutori e tutti i mandanti delle “stragi”
sono ancora in libertà perché nessuno ha mai saputo chi fossero.

Fino al 1975 le Brigate Rosse si erano limitate a mettere qualche bomba
per danneggiare degli impianti industriali ma mai per uccidere delle persone inermi
oppure a fare qualche sequestro o qualche rapina per autofinanziarsi.

Erano nate nel 1970 ed i suoi membri provenivano
dalle esperienze di lotte di fabbrica, soprattutto alla Sit Siemens di Milano
e universitarie, soprattutto la facoltà di sociologia di Trento.

La scelta del terrorismo vero e proprio era invece estranea
a coloro che si erano formati alla scuola di Nenni e di Togliatti
e dell’ideologia marxista per il semplice motivo
che erano stati educati ad avere un’idea complessiva della società
e della lotta politica. 
Infatti furono pochissimi quelli che militarono nelle BR
provenendo dal PCI e dal PSI.

Per lo più provenivano dai gruppi così detti extraparlamentari
ed in minima parte dal mondo del cattolicesimo praticante
che avevano però rotto in partenza con la tradizione comunista e socialista
e si rifacevano più all’esperienza di Cuba, del Che Guevara, della Cina,
della rivoluzione culturale cinese ed alle lotte di liberazione del Terzo Mondo
dall’imperialismo americano e sovietico.

Ma la base di partenza era senz’altro violenta e così si esprimeva Renato Curcio,
il fondatore storico delle BR: “La lotta armata, da condurre nelle città,
nel cuore stesso del sistema, era la via principale della lotta di classe”
oppure “Il proletariato deve condurre un’alternativa politico-militare”.

Di fronte alla crisi dei Partiti storici, alla crisi dell’ideologia comunista e cattolica,
alla crisi economica e morale del paese ed al trionfo della società dei consumi
e dell’ideologia nihilista, relativista e materialista, le BR rispondevano
affermando che con la lotta armata portata all’interno del cuore
del sistema capitalistico avrebbe risolto le cose da sé.
Lascio a voi considerare se le BR proposero un salto in avanti o un salto indietro.
Per quanto mi riguarda tutta l’esperienza delle BR mi assomiglia alla storia
di quegli studenti che, siccome non sanno ancora scrivere, chiedono ai loro genitori
di iscriverli all’università.
Insomma, tutta la storia delle BR mi assomiglia ad una forma di infantilismo.

L’inevitabile salto di qualità ci fu nel giugno del 1975 quando le BR
per la prima volta uccisero: le loro vittime furono due iscritti al MSI,
assassinati nella sede del loro Partito a Padova.

Fino al 1976 i brigatisti erano stati un piccolo manipolo di giovani
senza una vera e propria base di reclutamento, cosa che cambiò notevolmente
a partire dal 1976 – 1977.

La tesi che giustifica questo salto è più o meno la seguente in sintesi:
successo delle “sinistre” alle elezioni del 1976, mancato sfruttamento del successo
a causa della politica del PCI, delusione in vasti strati della “sinistra”,
soprattutto giovanile, crescita molto forte del malcontento e conseguente “eruzione”,
repressione governativa sostenta o quanto meno accettata dal PCI
e, per contraccolpo, formazione di una base sociale a cui avrebbero attinto le BR
per rafforzarsi e riprendere l’offensiva armata.

Molto probabilmente le cose sono andate proprio così ma è l’interpretazione
che, come al solito, conta.

Il PCI di Berlinguer si era reso conto di quanto fosse difficile in Italia
creare una società più giusta e solidale e per questo aveva intrapreso la strada del
“compromesso storico” la quale era allo steso tempo però una scommessa
in quanto la stessa DC, attraverso Moro, ne dava un’interpretazione diversa,
senza dimenticare che le forze reazionarie si annidavano all’interno dello stesso Stato
ed erano sempre pronte a favorire soluzioni di tipo autoritario
e che il Sud era praticamente in mano alla mafia, alla camorra ed alla ‘drangheta.

Ma il problema più grave e difficile era ancora un altro: la crisi economica e morale
del paese era legata ad un certo modello di sviluppo economico e sociale
del capitalismo moderno ed era quindi questo che andava cambiato.

Questo obbiettivo poteva essere raggiunto solo se gli italiani, in maniera proporzionale, rinunciavano gradualmente ad una parte del benessere
offerto loro dalla società dei consumi e passavano dai valori “edonistici”
ai valori dell’”austerità”.

Insomma, quello che proponeva il PCI di Berlinguer
era una strada lunga, faticosa e non indolore mentre ancora il “popolo della sinistra”
era attratto dal tutto e subito, dalla possibilità di consumare di più
e dalle comodità della moderna società capitalista.

Le BR sicuramente cavalcarono questa delusione
ma allo stesso tempo non dettero nessuna risposta ai veri problemi
che erano sul tappeto offrendo solo una scorciatoia:
colpire il sistema colpendo gli uomini che si pensava lo sostenessero
come quando, due secoli prima, ci furono dei “laicisti” i quali pensarono
che ammazzando tutti preti non solo sarebbe scomparsa la Chiesa cattolica
ma addirittura il cristianesimo.

BLAISE2004


Category: Pilloli
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