Archive for agosto, 2009

agosto 24th, 2009

recensione di Fernando De Angelis, Cultura e Bibbia. Evoluzione, storia, economia e geografia in un’ottica nuova

Fernando De Angelis, Cultura e Bibbia. Evoluzione, storia, economia e geografia in
un’ottica nuova, Milano, Gribaudi 2009, 311 pagine.
Un libro davvero unico nel panorama evangelico italiano! Il titolo di questo libro è tutto un
programma. Esso infatti cerca di porre in correlazione il concetto di cultura con il libro
sacro considerato autorevole dai cristiani. Per certi versi è anche un libro post moderno
nel senso che è nella sua stessa natura eclettico, in quanto eterogeneo e in quanto
composto da varie parti le quali, in apparenza, ma non in sostanza, non sembrano
direttamente correlate fra loro. Può essere definito post moderno anche perché mette in
discussione quegli elementi, derivanti dall’Illuminismo, che plasmano la visione del mondo
di gran parte degli italiani e dei francesi.
L’autore è un laureato in agraria, proveniente dalla provincia di Arezzo, per molti
anni è stato professore di scienze naturali e geografia economica in una scuola media
della sua zona.
Prima di farne in qualche modo una valutazione sommaria, andiamo a considerare,
a grandi linee, di quali parti esso è composto. La prima parte del libro si intitola
«L’INSOSTENIBILITÀ SCIENTIFICA DELL’ORIGINE CASUALE DELLA VITA». Composta
da cinque capitoli, questa parte del libro presenta seri ostacoli alla sostenibilità delle teorie
della selezione naturale, della macro evoluzione e dell’abiogenesi, mostrando fra l’altro
che l’abiogenesi, base importante della teoria della macro evoluzione, può essere
considerata «più metafisica che scienza» (pagine 101-102) e che gli esperimenti e le
statistiche spesso utilizzate per appoggiare il concetto di macro evoluzione al limite
possano appoggiare soltanto la micro evoluzione ovvero dei cambiamenti evolutivi
all’interno di una stessa specie.
La seconda parte del libro è molto breve, composta di un solo capitolo, ma può
essere considerata molto utile per persone come me un pochino ignoranti di alcuni termini
usati spesso fra coloro che nel mondo scientifico dibattono su questioni inerenti a le origini
della vita su questo pianeta. Il capitolo in questione si intitola «DIZIONARIO MINIMO
EVOLUZIONISMO/CREAZIONISMO». In appendice a tale dizionario l’autore fornisce una
serie di libri utili per approfondire le problematiche definite all’interno di tale dizionario,
questioni affrontate in maniera sommaria nella prima parte del libro.
Senza voler né sminuire né minimizzare l’utilità e l’importanza delle prime due parti
del libro (ho molto apprezzato il dizionario di cui sopra) possiamo dire che con la parte
terza ha inizio ciò che reputo la sezione davvero innovativa del libro, una parte che
riguarda la nostra stessa visione del mondo. Essa si intitola «STORIA EVOLUZIONISTA E
STORIA CREAZIONISTA». In questo capitolo egli mina le basi di quella storiografia che
parte da uno schema storico evoluzionista la quale finisce per esaltare la rivoluzione
francese, dimostrando quanto siano stati importanti, e nella nostra Europa centro
meridionale (in primis in Italia e in Francia) sottovalutati, quegli elementi positivi e
stabilizzanti che derivano sia dal calvinismo sia dal puritanesimo, sottolineando anche il
fatto che quest’ultimo abbia avuto maggiore libertà di espressione e di concretizzazione
pratica più in Nord America che in Europa. Allo schema storico evoluzionista “classico” il
nostro autore contrappone una sua proposta, in una decina di pagine, di «schema storico
alternativo» (pagine 186-198). All’interno di questo schema, fra l’altro, egli ci ricorda
quanto sia difficile e scorretto ignorare l’islam e come si dovrebbero invece ricordare gli
apporti innovativi e utili fornitici dal mondo islamico fra il settimo ed il diciottesimo secolo (a
tal proposito si leggano le pagine 195 a 196).
Segue la parte quarta del nostro libro, intitolata «ECONOMIA E RELIGIONI» la
quale evidenzia un fattore spesso dimenticato da molti economisti “laici” e cioè quanta
correlazione ci possa essere fra questioni economiche e sottofondi religiosi. In questa
parte si propone che invece di suddividere i popoli in continenti forse sarebbe utile
raggrupparli in «base al loro sottofondo religioso-culturale» (pagina 200).
L’ultima parte del libro, non meno delle precedenti, forse anche più, non potrà
mancare di suscitare reazioni anche forti da parte dei lettori del libro stesso. Essa è
composta di un solo capitolo e si intitola «CENNI DI GEOGRAFIA CRISTIANA». Questa
quarantina di pagine potrà farci riflettere sulla correlazione fra principi biblici e prosperità
reale ma se notiamo qualche lacuna all’interno di essa ricordiamoci che si tratta soltanto di
“cenni” di un abbozzo di un discorso che andrebbe e potrebbe essere ulteriormente
approfondito.
Come valutare questo libro? A parere di questo recensore esso potrebbe essere
utile, assieme alla Bibbia stessa, come una specie di catechesi per aiutare a plasmare in
positivo l’Italiano medio, al fine di mettere in discussione molti elementi culturali e non dati
per scontato i quali, invece, alla luce sia dei fatti, storici e scientifici, andrebbero messi
perlomeno in discussione, al fine di creare una nuova sintesi che sia più conforme al Libro
dei Libri e più consone alla realtà stessa, che va distinta da nostri preconcetti culturali
spacciati per fatti. Di certo forse saranno in pochi, anche fra i protestanti (un calderone che
include una vasta varietà di non aderenti alla religione maggioritaria di questa nazione) e
fra i cosiddetti laici, ad avere il coraggio di prendere sul serio i ragionamenti e le
argomentazioni dell’autore ma lascio ai nostri lettori la sfida di sia acquistare sia leggere
con apertura mentale queste trecento paginette che ci presentano una visione del mondo
alternativa.
Andrea Diprose

agosto 19th, 2009

Vangelo secondo Matteo – Pier Paolo Pasolini

“Il Vangelo secondo Matteo” by Pier Paolo Pasolini

viaYouTube – Pasolini – Vangelo secondo Matteo.

agosto 19th, 2009

MORTA FERNANDA PIVANO

E’ morta questa sera Fernanda Pivano. Aveva 92 anni.Una poesia Zen di Daichi 1290-1366 per celebrare Fernanda Pivano:I pensieri sorgono senza sosta,Breve è la durata di ogni vita.Cento anni, trentaseimila giorni:La primavera passa, la farfalla sogna.

visita E’ MORTA FERNANDA PIVANO « La poesia e lo spirito.

agosto 18th, 2009

Scuorno di Francesco Durante

L’ultimo libro di Francesco Durante è “Scuorno”. Nonostante il proposito di non scrivere su Napoli, lo scrittore, giornalista, caporedattore del Corriere del Mezzogiorno non è riuscito a fare a meno di questa sua “interpretazione” del “fenomeno Napoli”.

leggi il resto qui Scuorno | Corriere Demoetnoantropologico.

agosto 15th, 2009

pillolo711, 2009 Il 1948 vive ancora fra di noi

PILLOLO 711, 2009, agosto

Il nuovo governo De Gasperi formatosi definitivamente nel 1948
vedeva dunque riuniti i cattolici della DC, i socialdemocratici di Saragat,
i repubblicani ed i liberali, forze che per tradizione politica erano stati fino ad allora
distanti fra di loro ma che si poterono trovare insieme, attratti
dai due punti fondamentali del programma di De Gasperi: primo, l’anticomunismo;
secondo, una politica economica marcatamente filocapitalistica.

E’ innegabile che questo quadripartito che durò in carica per ben 4 anni
riportò l’Italia alla condizione prebellica in tutti i settori: da quello industriale
a quello commerciale, da quello delle infrastrutture all’approvvigionamento
delle materie prime e della raffinazione del petrolio e così via dicendo.

Ma dire che l’Italia era tornata ad essere il paese del periodo prebellico
voleva dire affermare che l’occupazione era solo per pochi e che la disoccupazione
rimaneva un male endemico, che il divario fra campagna e città era enorme,
che il lavoro agricolo garantiva solo la sopravvivenza dei contadini,
che l’industria era arretrata ed infine che il divario fra il Centro Nord
ed il Sud dell’Italia restava enorme, per non parlare del fatto
che non si poteva registrare una coscienza nazionale che funzionasse
come collante fra le diverse classi sociali ed economiche
e fra le varie regioni geografiche del paese.

La classe operaia non si fidava dei padroni ed i padroni badavano
solo al proprio interesse e non avevano a cuore gli interessi generali della nazione,
i ceti medi se ne fregavano del bene comune ed i ceti subalterni si sentivano abbandonati da tutti, i contadini si sentivano svantaggiati rispetto a chi viveva in città e chi viveva in città sentiva che i suoi problemi erano completamente diversi
da quelli dei contadini, il Centro Nord dell’Italia non si fidava del Sud ed il Sud continuava a rimanere schiavo della mafia, della camorra e dell’ ‘drangheta.

Ciò che teneva insieme il paese era la formazione cattolica
di gran parte della popolazione ma la religione cattolica era rimasta ferma
ad essere una religione di tipo naturale e perciò incapace di farsi carico
dei problemi del paese.
Infatti la Chiesa cattolica funzionò da una parte solo come spalleggiatrice della DC
e dall’altra come rifugio e valvola di sfogo per i suoi fedeli
piuttosto che come fucina di idee e di proposte politiche, economiche e culturali.

La conclusione a partire da queste premesse non poteva che essere quella
che l’economia italiana restò l’economia meno sviluppata
dell’Occidente libero, la Chiesa cattolica perse definitivamente il suo ruolo
di collante religioso e culturale degli italiani ed il materialismo
divenne quella concezione della vita sotto la quale si rifugiarono gli italiani.

BLAISE2004

agosto 15th, 2009

pillolo710, 2009 La crisi come continuazione dell’ideologia

PILLOLO 710, 2009, agosto

Noto con profondo dispiace e con forte preoccupazione che nel modo di pensare degli italiani è ancora diffusa la forma ideologica del pensiero secondo la quale
il bene sta solo da una parte ed il male solo dall’altra,
anche se l’ideologia è morta e sepolta da tempo.

Lo noto fra i cattolici secondo i quali ciò che fa e ciò che dice la Chiesa cattolica
è tutto bene e chi dissente è considerato un nemico della Chiesa, del cristianesimo
e della religione in generale.
Lo noto, anche se in misura minore, fra gli uomini di scienza secondo i quali
la razionalità scientifica è l’unica forma di razionalità degna di essere chiamata
con questo nome per cui ogni altra forma di pensiero viene considerata inferiore
e paragonabile alla superstizione.
Lo noto in certi filosofi relativisti i quali, partendo dall’idea giusta
che non possa esistere nessuna forma di pensiero assoluta e totalizzante,
arrivano alla conclusione che ogni idea perciò vada bene
e che il nero possa stare con il bianco ed una tesi insieme alla sua antitesi.
Lo noto all’interno della neodestra italiana la quale, partendo dall’assunto
che il capitalismo sia intoccabile e non discutibile, sacrificano a questa idea
la realtà dei ceti meno abbienti.
Lo noto infine fra tutti coloro i quali, credenti e non credenti, avendo sperimentato
che la loro adesione ad una forma di pensiero ideologico (religioso o meno)
non ha condotto che a commettere degli errori, hanno smesso di pensare,
tirano a campare ed hanno scelto di appartenere a qualcosa ed a qualcuno
senza troppo interrogarsi.

Ritorna di nuovo fuori uno dei motivi che sempre sono emersi in ogni periodo storico
e cioè che l’uomo ricerca ed abbraccia le forme di pensiero e di vita più “semplici”
e meno “impegnative” pur sapendo che alla lunga non saranno le migliori
ed è per questo che in ogni tempo c’è stato bisogno delle “avanguardie”
le quali con costanza, abnegazione, sacrificio e soprattutto amore
aiutano gli altri ad entrare il più possibile nella verità.

Questa è la “missione”, forse la più importante, che ognuno può svolgere,
basta avere voglia di durare fatica e di non desiderare il consenso degli altri !

BLAISE2004

agosto 15th, 2009

pillolo709, 2009 L’inizio del vero dramma dell’Italia

PILLOLO 709, 2009, agosto

C’è da domandarsi come mai nel giugno del 1947 ebbe termine
l’esperienza di governo del tripartito antifascista, DC, PSI e PCI
ed ebbe inizio l’esperienza del monocolore democristiano
sotto la guida di De Gasperi con l’appoggio dei voti dei liberali,
del Partito dell’uomo qualunque e dei monarchici
ed infine come mai questa esperienza trovò l’approvazione
della maggioranza degli italiani
come dimostrarono i dati delle elezioni amministrative di Roma
tenutesi il 12 ottobre dello stesso anno dove la DC raddoppiò i suoi voti
mentre i socialcomunisti, ancora presentatisi in una lista unica,
videro diminuire i propri consensi dal 37 al 33 %.

In questo tentativo d’analisi metterò da parte, e non perché non siano importanti
ma solo per rendere più evidenti i motivi di fondo, alcuni aspetti politici
quali gli errori della campagna elettorale, le pressioni ed i ricatti
degli Stati uniti d’America, l’appoggio alla DC da parte della Chiesa cattolica
e la presenza nei ministeri della capitale di una burocrazia
orientata in maniera conservatrice e di nomina fascista
per poterci meglio interrogare su quali fossero le ragioni di fondo
che resero impossibile continuare l’esperienza di governo del tripartito antifascista
ed il trionfo del monocolore di centro destra della DC di De Gasperi.

Credo che oggi come allora, fatte le debite differenze, la diversità
ruotava intorno alla valutazione che se ne dava del capitalismo.

Se Togliatti cercò di moderare le posizioni anticapitaliste
dei Partiti della sinistra italiana, soprattutto quelle di Nenni,
rendendosi disponibile ad aprire un confronto ed una trattativa
con il capitalismo italiano ed internazionale, la base del PCI
così come i sindacati e quasi tutto il gruppo e la base del PSI
non riuscirono mai a comprendere queste aperture di Togliatti
e le considerarono sempre e solo come mosse tattiche e non strategiche.

Insomma il PCI come il PSI e la classe operaia consideravano il capitalismo
come l’avversario da battere ed a cui riservavano solo la funzione
di sfruttatore delle classi subalterne.

Quale tipo di Stato poi le forze di sinistra proponessero era una cosa ancora
non del tutto chiara: c’era infatti chi riteneva lo Stato di diritto e democratico
come quella forma di Stato che meglio garantiva la classe operaia,
chi parlava di democrazia e di Stato socialista senza precisare meglio
in cosa consistesse e chi addirittura proponeva lo Stato comunista
sotto il controllo di una dittatura del proletariato sull’esempio dello Stato comunista
dell’Unione sovietica.

De Gasperi e con lui tutta la DC ben presto abbandonarono certe posizioni
di ispirazione cristiana e si gettarono mani e piedi nelle braccia del capitalismo
individuando in questa classe sociale l’unica che fosse in grado di garantire
la ricostruzione del paese e di riavviare l’economia.

In effetti non avevano tutti i torti se non che, così facendo e scegliendo,
si dimenticarono e misero da parte la natura egoistica del capitalismo
che ben presto prevalse coinvolgendo un’intera classe politica
e gran parte della società civile.

In funzione di ciò e non di altro la DC organizzò il suo sistema di potere,
quello stesso sistema che alla fine l’ha travolta.

Questo è, secondo me, il punto sostanziale che divise la DC dal PCI e dal PSI
ma fu anche il punto che inconsciamente univa i tre Partiti antifascisti
nel senso che le loro posizioni erano o tutte contro il capitalismo
oppure tutte a favore del capitalismo.

In sostanza erano entrambe due posizioni ideologiche e pertanto non in grado
di valutare i pro ed i contro del capitalismo a cui contribuìrono non poco
le posizioni della Chiesa cattolica attestate intorno ad un altrettanto ideologico
anticomunismo.

Insomma prevalse da ogni parte l’ideologia tanto è vero che non ci furono
in Italia Partiti e personalità politiche o religiose, salvo alcune eccezioni,
in grado di ragionare e di discernere sui fatti, sulle cose e sui pensieri
ed orientare gli italiani verso un pensiero che potremmo chiamare socialdemocratico
oppure liberal socialista ed infine laburista.

Se si mette insieme il confronto da crociata pro o contro il comunismo
intorno al quale fu orientata la campagna elettorale dentro e fuori delle Chiese
al fatto che il governo monocolore di De Gasperi, grazie soprattutto
al contributo di Luigi Einaudi a cui fu affidata la vicepresidenza ed il ministero
delle Finanze e del Tesoro ed a quello di Cesare Merzagora a cui fu affidato
il ministero del Commercio estero, si dimostrò capace di frenare l’inflazione
a tutto vantaggio della popolazione più povera e di quella che viveva di
uno stipendio mensile fisso (anche se ovviamente non cercò in alcun modo
di affrontare le fondamentali riforme di struttura che avrebbero potuto
dar vita ad un’Italia molto diversa da quella che abbiamo conosciuto),
se mettiamo insieme queste due cose, ci rendiamo conto di come mai
la DC ebbe un successo al di sopra delle più rosee aspettative
a seguito della consultazione per eleggere il sindaco di Roma.

Infatti la DC rappresentava la speranza più immediata,
anche se forse non la più giusta, che passava il convento dell’Italia
il cui dramma è stato sicuramente di avere una classe politica
fortemente ideologizzata ed una Chiesa cattolica altrettanto ideologizzata
tanto è vero che occorrerà attendere la caduta del muro di Berlino
perché si cominciasse a concepire il capitalismo,
almeno da parte dei Partiti riformisti della sinistra e da parte della Chiesa cattolica,
in maniera più oggettiva con tutti i suoi pro ed i suoi contro
e non in termini metafisici ed etici come il bene o il male assoluto.

BLAISE20004

agosto 14th, 2009

pillolo707, 2009 Capitalismo e comunismo = bene e male ?

PILLOLO 707, 2009, agosto

Nel marzo del 1947, Harry Truman, presidente degli Stati uniti d’America,
annunciava ad una sessione plenaria del Congresso, la dottrina
che prenderà il suo nome, commentando gli aiuti economici
alla Grecia ed alla Turchia: “gli aiuti economici saranno dati a tutti quei governi
che si impegneranno a garantire una politica anticomunista
e che dimostreranno amore della libertà […] contro i movimenti aggressivi
che cercano di imporre i propri regimi autoritari”.

Il PCI era chiamato in causa in prima persona: se l’Italia intendeva continuare
ad usufruire degli aiuti economici dell’America e rimanere al governo
Insieme alla DC, doveva rompere con Mosca.
La reazione del PCI non si fece attendere e paragonò la dottrina Truman negli scopi
“alle analoghe motivazioni ideologiche e politiche a cui aveva abituato l’imperialismo tedesco”.

In effetti la dottrina Truman nascondeva un evidente ricatto
dove il più forte imponeva il proprio punto di vista al più debole
anche se Togliatti era abbastanza avveduto per non credere
che sotto Stalin le cose sarebbero andate meglio.

Era forse Togliatti convinto che, se anche l’Unione sovietica avesse vinto
il braccio di ferro della guerra fredda con gli Stati uniti d’America,
il mondo sarebbe divenuto più giusto ed avrebbe goduto di un lungo periodo
di pace e di libertà ?

Probabilmente Togliatti credeva proprio a questo sebbene avesse
più di una riserva dopo essere vissuto per circa 20 anni a Mosca
ed aver partecipato attivamente alla vita politica di quel paese.

Ma ormai non era più il tempo dei distinguo e delle verifiche
in quanto la storia imponeva di schierarsi da una parte contro l’altra,
o dalla parte degli Stati uniti d’America o da quella dell’Unione sovietica
e Togliatti, come tutto il PCI, non erano ancora pronti per voltare le spalle
ai compagni sovietici così come De Gasperi e la DC non erano pronti
a svolgere una politica autonoma rispetto agli Stati uniti d’America.

Anche in questo caso i se ed i ma si sprecano ma la storia dell’uomo
procede in questo modo e non come vorremmo o come sarebbe giusto che fosse.

BLAISE2004

agosto 14th, 2009

pillolo708, 2009 Perdono: 70 volte 7

PILLOLO 708, 2009, agosto

OI DIALOGOI 11

DISCEPOLI: Ieri 13 agosto è stato proclamato il vangelo di Matteo in cui Gesù, rispondendo a Pietro su quante volte bisognava perdonare, gli disse che occorreva perdonare 70 volte 7, vale a dire sempre ed all’infinito.
Ci interesserebbe sapere cosa ne pensi al proposito in quanto fra di noi è nata una discussione che però non ha portato a niente.

BLAISE: Credo che sia necessario chiarirsi cosa intendiamo per perdono: ad esempio, ci può essere perdono senza giustizia ?
Come è possibile esercitare il perdono ed allo stesso tempo condannare al carcere un assassino ?

DISCEPOILI: Ci siamo già posti il problema ed abbiamo concluso che non ci può essere perdono senza giustizia.

BLAISE: Anch’io la penso come voi anche se va sottolineato che la nostra è un’interpretazione della parola di Dio nel senso che ce ne possono essere anche altre diverse dalla nostra con le quali sarà necessario ed opportuno confrontarsi.

DISCEPOLI: E’ del tutto evidente quello che dici.

BLAISE: Non direi perché ancora oggi all’interno della Chiesa cattolica l’interpretazione della parola di Dio segue le vie gerarchiche cioè dall’alto verso il basso: prima il papa, poi i cardinali ed i vescovi ed infine i preti fino ad arrivare
ai fedeli.

DISCEPOLI: Vuoi forse dire che l’interpretazione della parola di Dio è più vera in ragione dell’importanza gerarchica che c’è all’interno della Chiesa cattolica ?

BLAISE: Proprio così quando invece la storia dimostra che non è sempre stato così.
Per questo è necessario sottolineare che questa è solo la nostra interpretazione della parola di Dio alla pari di quella del papa oppure quella di un prete durante la sua omelia.

DISCEPOLI: Allora non c’è la certezza che possa esistere l’interpretazione giusta ?

BLAISE: Proprio così.
La parola di Dio, nel nostro caso “perdonare 70 volte 7”, è assoluta, vera e non discutibile mentre l’interpretazione della parola di Dio da parte dell’uomo è relativa
e discutibile per il semplice fatto che Dio è assoluto mentre l’uomo è limitato.

DISCEPOLI: Quale conclusione pratica trai da queste tue conclusioni ?

BLAISE: E’ un invito alla carità ed alla tolleranza in quanto, se si parte dalla convinzione che l’interpretazione da parte dell’uomo non può essere totalizzante,
non rimangono che due possibilità e cioè o imporre agli altri la propria interpretazione oppure condividere la propria interpretazione con le altre nella ricerca di quella più giusta e più vera.

DISCEPOLI: Cosa che ancora non avviene nella Chiesa cattolica.

BLAISE: Proprio così ed è questo il punto principale su cui la Chiesa cattolica
dovrebbe riflettere nel momento in cui avrà il coraggio di passare attraverso
una sua “autocritica costruttiva”.

DISCEPOLI: Proviamo ora ad entrare un po’ più in merito a quello che Gesù disse a Pietro a proposito del perdono.

BLAISE: Condivido personalmente l’idea che quello che Gesù disse a Pietro sia da considerarsi come un aiuto del Cristo all’uomo il quale, pur desiderando perdonare, si scontra con la sua incapacità a farlo.

DISCEPOLI: In che senso ?

BLAISE: Come tutti noi possiamo sperimentare nella vita di tutti i giorni, in noi
è presente il desiderio del giusto, del bene e del perdono ma allo steso tempo
tocchiamo con mano la nostra incapacità ad esercitarlo.
Di fronte all’uomo ed a ciascuno di noi si apre così la tentazione di cancellare questo desiderio in quanto irraggiungibile ed inapplicabile.
Ma, come abbiamo già detto in altre occasioni, cancellare questo desiderio porta inevitabilmente all’abbrutimento della vita personale e sociale dell’uomo stesso.
Insomma, in altre parole, non è che eliminando il problema lo si risolve
così come eliminando l’idea di avere un tumore contribuisce a guarire da questo male mortale.

DISCEPOLI: Dunque vorresti dire che Gesù con la risposta che da a Pietro a proposito del perdono intende guarire l’uomo da questo male mortale ?

BLAISE: Proprio così e questo male mortale si chiama solitudine cioè il ritenere di essere soli di fronte alle difficoltà della vita, nel nostro caso di fronte alla difficoltà a perdonare.
O Dio è il vivente, colui a cui è possibile rivolgersi tutti i giorni per trovare conforto ed aiuto oppure è una della tante divinità pagane che ci sono state nella storia dell’uomo.
Detto in altri termini, o Dio è colui che è in grado di aprire le acque del mar Rosso della nostra vita come fece con Mosè oppure l’uomo può tranquillamente farne a meno.

DISCEPOLI: Dunque per poter perdonare è necessario ricercare la vicinanza di Dio.

BLAISE: E’ fuori di dubbio e per me questo è il principale messaggio che Gesù vuole dare a ciascuno di noi attraverso le parole rivolte a Pietro aggiungendo che le parole di Gesù non hanno una carattere teologico e filosofico ma prendono le mosse dall’esperienza di ciascuno di noi e che quindi tutti possono verificare.

DISCEPOLI: Con questo siamo giunti alla fine del nostro discernimento sulle parole di Gesù sul perdono.

BLAISE: Non direi anche se abbiamo fatto dei notevoli passi in avanti.

DISCEPOLI: Cos’altro pensi di aggiungere ?

BLAISE: Bisognerebbe chiarire meglio cosa intendiamo per “ricercare la vicinanza di Dio” come voi avete detto.

DISCEPOLI: Cerca di essere un po’ più chiaro.

BLAISE: Tutti noi abbiamo in testa un’ideologia riguardo alla ricerca della vicinanza di Dio nel senso che riteniamo che il rapporto con Dio sia simile al rapporto che normalmente abbiamo con le persone fatto di domande e di risposte il quale contrasta spesso con l’esperienza concreta che facciamo del nostro rapporto con Dio.
Infatti Dio non è un Juke box dove basta intromettere una moneta, selezionare la canzone desiderata per poterla ascoltare.
Dio non è macchina per le risposte così come non esiste un pulsante per selezionare la risposta richiesta nel senso che l’uomo che si rivolge a Dio non può essere mai sicuro al 100% di comprendere quale sia la sua volontà.

DISCEPOLI: Cosa vuoi dire ?

BLAISE: E’ Dio che ha creato l’uomo così limitato e debole e se la realtà è questa
ci sarà pure un buono motivo per cui Dio si è comportato così.
Infatti la libertà dell’uomo è legata sempre alla limitatezza ed alla debolezza dell’uomo stesso vale a dire che l’uomo per essere libero deve accettare anche la sua limitatezza e la sua debolezza.
Chi infatti può dire che, avvicinandosi a Dio, ha compreso la sua volontà ?
Come è necessario che sia, tutto è rimesso alla coscienza personale dell’uomo
il quale tenta, arrancando nel dubbio, di conoscere la volontà di Dio sulla sua vita
e sui fatti singoli di cui è composta, scommettendo di averla compresa bene
e rischiando in prima persona su questa scommessa, pronto a verificarla ed a modificarla, se necessario, in corso d’opera.
Insomma è lo scorrere delle vita e le esperienze che ognuno di noi fa, l’unica certezza
che è data all’uomo di ieri, di oggi e di domani.

DISCEPOLI: Ci sembra che torni fuori quello che è stato detto prima e cioè
la relatività dell’interpretazione della parola di Dio ed ora la relatività della comprensione della volontà di Dio.

BLAISE: Avete ben compreso: la relatività accompagna inevitabilmente l’esperienza
cognitiva e religiosa dell’uomo da qualunque parte ci si rigiri.
Dunque il relativismo che ancora da tante parti della Chiesa cattolica si vuole combattere è invece una parte fondamentale ed imprescindibile del rapporto dell’uomo con la parola e la volontà di Dio.

DISCEPOLI: Come mai questa contraddizione nella Chiesa di oggi ?

BLAISE: Per rispondere a questa domanda vi rimando a quanto abbiamo detto
precedentemente a proposito del pensiero metafisico e del pensiero debole
e mi limito qui a sottolineare che, mentre il Dio della metafisica è definitivamente morto né mai risorgerà, nella Chiesa cattolica e fra i cattolici c’è ancora chi pensa di farlo sopravvivere così come si fa con un cadavere.

BLAISE2004

agosto 13th, 2009

pillolo705, 2009 Il vizietto dei cattolici italiani

PILLOLO 705, 2009, agosto

Eccoci di nuovo con una Chiesa cattolica
Amante del potere e dei privilegi, quella stessa Chiesa
Che per gli stessi motivi appoggiò il fascismo.

E’ accaduto che alcuni professori hanno chiesto al TAR del Lazio
(un organo giuridico della repubblica italiana) se il voto in religione
Dovesse essere considerato come parte integrante per fornire i crediti degli studenti.

Il TAR del Lazio ha risposto come non poteva non rispondere e cioè che,
Visto che in Italia ci sono studenti i quali non appartengono a nessuna religione
Oppure altri che appartengono ad altre religioni,
Gli studenti che frequentano l’ora di religione sarebbero stati avvantaggiati
Rispetto agli altri studenti verso i quale la scuola non ha provveduto fino ad ora
A garantire un servizio sostitutivo ed equipollente.

Francamente mi sono vergognato di essere cattolico
Quando vescovi e cardinali cattolici hanno gridato allo scandalo
Denunciando un attacco alla Chiesa cattolica.

L’unica cosa vera è che in tutto ciò non c’è nessuno scandalo
Come nessun attacco alla Chiesa cattolica
Bensì semplicemente la segnalazione, per me del tutto ovvia,
Che se libertà religiosa ci deve essere, deve esserci coerentemente per tutti.

Così ci ritroviamo ancora di fronte al vecchio vizietto della Chiesa cattolica
Che da una parte dimostra di lottare per la libertà religiosa
E dall’altra non la vuole quando si tratta di rimettere in discussione
Vecchi privilegi acquisiti.

E poi ci si chiede come mai la Chiesa cattolica
Non riesca ad avere autorità fra le persone !

BLAISE2004