Pubblicato da: blaise2004 venerdì, agosto 7th, 2009

pillolo632, 2009 Caritas in veritate (7)

PILLOLO 632, 2009, luglio

[ … ] Sul piano culturale, rispetto all’epoca di Paolo VI, la differenza è ancora più marcata. Allora le culture erano piuttosto ben definite e avevano maggiori possibilità di difendersi dai tentativi di omogeneizzazione culturale. Oggi le possibilità di interazione tra le culture sono notevolmente aumentate dando spazio a nuove prospettive di dialogo interculturale, un dialogo che, per essere efficace, deve avere come punto di partenza l’intima consapevolezza della specifica identità dei vari interlocutori. Non va tuttavia trascurato il fatto che l’accresciuta mercificazione degli scambi culturali favorisce oggi un duplice pericolo. Si nota, in primo luogo, un eclettismo culturale assunto spesso acriticamente: le culture vengono semplicemente accostate e considerate come sostanzialmente equivalenti e tra loro interscambiabili. Ciò favorisce il cedimento ad un relativismo che non aiuta il vero dialogo interculturale; sul piano sociale il relativismo culturale fa sì che i gruppi culturali si accostino o convivano ma separati, senza dialogo autentico e, quindi, senza vera integrazione. In secondo luogo, esiste il pericolo opposto, che è costituito dall’appiattimento culturale e dall’omologazione dei comportamenti e degli stili di vita. In questo modo viene perduto il significato profondo della cultura delle varie Nazioni, delle tradizioni dei vari popoli, entro le quali la persona si misura con le domande fondamentali dell’esistenza [62]. Eclettismo e appiattimento culturale convergono nella separazione della cultura dalla natura umana. Così, le culture non sanno più trovare la loro misura in una natura che le trascende [63], finendo per ridurre l’uomo a solo dato culturale. Quando questo avviene, l’umanità corre nuovi pericoli di asservimento e di manipolazione […]

E’ fuori dubbio che il Papa mette in evidenza uno dei pericoli maggiori
che sta correndo la nostra civiltà ed il cristianesimo di oggi
e cioè quello di non sapere più cosa li caratterizzi
e quindi cosa abbiano da offrire nel confronto con l’umanità intera.

Sia lo “eclettismo culturale” sia lo “appiattimento culturale”
in effetti sono di ostacolo ad un vero e proficuo dialogo interculturale
in quanto esso è possibile solo quando gli interlocutori
hanno una chiara coscienza di sé, della loro storia e delle loro radici.

Tutto questo viene raccolto dal Papa sotto il termine “relativismo culturale”
senza però entrare in merito al termine che invece, se analizzato un po’ meglio,
mette in luce una delle contraddizioni più forti che la Chiesa cattolica di oggi
non ha ancora sciolto.

Quando Benedetto XVI intende per “relativismo culturale”
il fatto che “le culture vengono semplicemente accostate e considerate
come sostanzialmente equivalenti e tra loro interscambiabili”
oppure “che i gruppi culturali si accostino o convivano ma separati, senza dialogo autentico e, quindi, senza vera integrazione”, non si po’ non essere d’accordo

Ma questo accade quando il relativismo si fonde con il nihilismo
il quale afferma che, dato che tutto è relativo, non esiste dunque più
nessuna differenza fra le civiltà, le culture e le religioni.

E qui sta la contraddizione a cui ho fatto cenno prima
perchè non necessariamente il relativismo deve confluire nel nihilismo
in quanto esiste un relativismo che confluisce nel “pensiero debole”
e nel “pensiero non metafisico” che non ha niente a che spartire
con il nihilismo.

Per farmi comprendere meglio porterò il solito esempio della costituzione italiana
così come spesso faccio in quanto mi sembra chiaro ed evidente:
la prima parte della nostra costituzione è dedicata completamente
a definire quali siano i principi sui quali essa si fonda.
Essi pertanto sono considerati come “sacri” anche da chi non crede
ed è per questo che un intero popolo vi si può riconoscere,
sia i credenti che i non credenti.
Sono “considerati sacri” ma non lo sono, sono considerati universali
ma non lo sono, sono considerati oggettivi ma non lo sono,
insomma sono relativi ma non per questo nihilisti.

Infatti, ad esempio, il concetto di libertà presente nella nostra costituzione
non può essere intercambiato con un altro concetto di libertà
che si definisca in maniera opposta e lo stesso si dica per il concetto
di diritto e di dovere, di persona umana, di donna e così via dicendo
sebbene siano concetti non assoluti e modificabili
ma percepiti come se lo fossero.

Gli italiani si riconoscono i questi principi ma allo stesso tempo
ritengono che essi siano migliorabili ed in questo senso essi non sono metafisici
ma frutto di quella “cultura laica” che la Chiesa cattolica
trova ancora difficoltà a fare propria.

Per la Chiesa cattolica, ed anche per questo Papa, esistono solo
due forme di pensiero o quello metafisico in cui la verità è unica,
sempre la stessa, oggettiva, universale ed immutabile
oppure quello relativo che sfocia nel nihilismo
in cui le verità sono intercambiabili e le civiltà, le culture e le religioni
si equivalgono non avendo più una loro specificità.

E’ un po’ la stessa contraddizione che la Chiesa di oggi trova
quando non riesce ancora a trovare una sintesi
fra la parola di Dio che è sempre la stessa e non cambia con il tempo
e le interpretazioni della parola di Dio
che invece cambiano nel tempo e nella storia.

Infatti la sintesi che viene proposta è quella
dell’obbedienza alle interpretazioni che la gerarchia cattolica
offre delle Sacre Scritture ma questa proposta
è l’equivalente che affermare che essa non è una sintesi
e che il problema rimane irrisolto.

BLAISE2004


Category: Pilloli
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