Pubblicato da: Marco mkc Costanzo lunedì, agosto 24th, 2009

recensione di Fernando De Angelis, Cultura e Bibbia. Evoluzione, storia, economia e geografia in un’ottica nuova

Fernando De Angelis, Cultura e Bibbia. Evoluzione, storia, economia e geografia in
un’ottica nuova, Milano, Gribaudi 2009, 311 pagine.
Un libro davvero unico nel panorama evangelico italiano! Il titolo di questo libro è tutto un
programma. Esso infatti cerca di porre in correlazione il concetto di cultura con il libro
sacro considerato autorevole dai cristiani. Per certi versi è anche un libro post moderno
nel senso che è nella sua stessa natura eclettico, in quanto eterogeneo e in quanto
composto da varie parti le quali, in apparenza, ma non in sostanza, non sembrano
direttamente correlate fra loro. Può essere definito post moderno anche perché mette in
discussione quegli elementi, derivanti dall’Illuminismo, che plasmano la visione del mondo
di gran parte degli italiani e dei francesi.
L’autore è un laureato in agraria, proveniente dalla provincia di Arezzo, per molti
anni è stato professore di scienze naturali e geografia economica in una scuola media
della sua zona.
Prima di farne in qualche modo una valutazione sommaria, andiamo a considerare,
a grandi linee, di quali parti esso è composto. La prima parte del libro si intitola
«L’INSOSTENIBILITÀ SCIENTIFICA DELL’ORIGINE CASUALE DELLA VITA». Composta
da cinque capitoli, questa parte del libro presenta seri ostacoli alla sostenibilità delle teorie
della selezione naturale, della macro evoluzione e dell’abiogenesi, mostrando fra l’altro
che l’abiogenesi, base importante della teoria della macro evoluzione, può essere
considerata «più metafisica che scienza» (pagine 101-102) e che gli esperimenti e le
statistiche spesso utilizzate per appoggiare il concetto di macro evoluzione al limite
possano appoggiare soltanto la micro evoluzione ovvero dei cambiamenti evolutivi
all’interno di una stessa specie.
La seconda parte del libro è molto breve, composta di un solo capitolo, ma può
essere considerata molto utile per persone come me un pochino ignoranti di alcuni termini
usati spesso fra coloro che nel mondo scientifico dibattono su questioni inerenti a le origini
della vita su questo pianeta. Il capitolo in questione si intitola «DIZIONARIO MINIMO
EVOLUZIONISMO/CREAZIONISMO». In appendice a tale dizionario l’autore fornisce una
serie di libri utili per approfondire le problematiche definite all’interno di tale dizionario,
questioni affrontate in maniera sommaria nella prima parte del libro.
Senza voler né sminuire né minimizzare l’utilità e l’importanza delle prime due parti
del libro (ho molto apprezzato il dizionario di cui sopra) possiamo dire che con la parte
terza ha inizio ciò che reputo la sezione davvero innovativa del libro, una parte che
riguarda la nostra stessa visione del mondo. Essa si intitola «STORIA EVOLUZIONISTA E
STORIA CREAZIONISTA». In questo capitolo egli mina le basi di quella storiografia che
parte da uno schema storico evoluzionista la quale finisce per esaltare la rivoluzione
francese, dimostrando quanto siano stati importanti, e nella nostra Europa centro
meridionale (in primis in Italia e in Francia) sottovalutati, quegli elementi positivi e
stabilizzanti che derivano sia dal calvinismo sia dal puritanesimo, sottolineando anche il
fatto che quest’ultimo abbia avuto maggiore libertà di espressione e di concretizzazione
pratica più in Nord America che in Europa. Allo schema storico evoluzionista “classico” il
nostro autore contrappone una sua proposta, in una decina di pagine, di «schema storico
alternativo» (pagine 186-198). All’interno di questo schema, fra l’altro, egli ci ricorda
quanto sia difficile e scorretto ignorare l’islam e come si dovrebbero invece ricordare gli
apporti innovativi e utili fornitici dal mondo islamico fra il settimo ed il diciottesimo secolo (a
tal proposito si leggano le pagine 195 a 196).
Segue la parte quarta del nostro libro, intitolata «ECONOMIA E RELIGIONI» la
quale evidenzia un fattore spesso dimenticato da molti economisti “laici” e cioè quanta
correlazione ci possa essere fra questioni economiche e sottofondi religiosi. In questa
parte si propone che invece di suddividere i popoli in continenti forse sarebbe utile
raggrupparli in «base al loro sottofondo religioso-culturale» (pagina 200).
L’ultima parte del libro, non meno delle precedenti, forse anche più, non potrà
mancare di suscitare reazioni anche forti da parte dei lettori del libro stesso. Essa è
composta di un solo capitolo e si intitola «CENNI DI GEOGRAFIA CRISTIANA». Questa
quarantina di pagine potrà farci riflettere sulla correlazione fra principi biblici e prosperità
reale ma se notiamo qualche lacuna all’interno di essa ricordiamoci che si tratta soltanto di
“cenni” di un abbozzo di un discorso che andrebbe e potrebbe essere ulteriormente
approfondito.
Come valutare questo libro? A parere di questo recensore esso potrebbe essere
utile, assieme alla Bibbia stessa, come una specie di catechesi per aiutare a plasmare in
positivo l’Italiano medio, al fine di mettere in discussione molti elementi culturali e non dati
per scontato i quali, invece, alla luce sia dei fatti, storici e scientifici, andrebbero messi
perlomeno in discussione, al fine di creare una nuova sintesi che sia più conforme al Libro
dei Libri e più consone alla realtà stessa, che va distinta da nostri preconcetti culturali
spacciati per fatti. Di certo forse saranno in pochi, anche fra i protestanti (un calderone che
include una vasta varietà di non aderenti alla religione maggioritaria di questa nazione) e
fra i cosiddetti laici, ad avere il coraggio di prendere sul serio i ragionamenti e le
argomentazioni dell’autore ma lascio ai nostri lettori la sfida di sia acquistare sia leggere
con apertura mentale queste trecento paginette che ci presentano una visione del mondo
alternativa.
Andrea Diprose


Category: pensieri
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