Archive for settembre, 2009
pillolo 469, 2009 Il transfert con Dio è necessario ma pericoloso
PILLOLO 469, 2009, agosto
Ho conosciuto armai troppi casi in cui l’incontro con Gesù Cristo
non è stato in grado di cambiare il carattere, le nevrosi e le psicosi delle persone.
Si può obbiettare che ciò sta solo a significare che questo incontro
è stato troppo superficiale al che potrei proseguire dicendo
che ciò non spiega però come mai niente è riuscito a modificare
questo atteggiamento spirituale ed intellettuale
che non è propenso ad impegnarsi nella ricerca della verità,
costi quello che costi e si accontenta della superficialità.
Alcuni concludono poi da questa considerazione che Dio non esiste
e che non esiste l’essere assoluto che quindi è più utile la scienza
per migliorare l‘uomo come ad esempio la psicoanalisi o la psicologia.
Non condivido questa conclusione anche se ritengo che, se nell’incontro
con Gesù Cristo manca la più completa fiducia in Lui, non può maturare
neppure la fede la quale è l’unica che sarebbe in grado di cambiare il carattere
e togliere le nevrosi e le psicosi.
Perché la fede altro non è che aver fiducia in Gesù Cristo
e che nelle sue parole e nella sua vita è racchiusa la verità assoluta
la quale, in quanto tale, non è completamente conoscibile dalla ragione
e dall’uomo in generale.
La fede pertanto permette di andare altre la ragione e dei limiti umani
e di avventurarci lungo le strade di un mistero altrimenti non percorribili,
senza per questo annullare la ragione medesima.
Quindi, ritornando alla considerazione da cui sono partito, o verso Gesù Cristo
c’è la più completa fiducia, così come deve avvenire tra il paziente
e lo psicoterapeuta, oppure l’incontro con Gesù Cristo non avviene
né può nascere la fede, né infine si possono vedere i risultati concerti
nella vita delle persone, vale a dire non si possono vedere i risultati
della conversione.
Anche nella psicoanalisi vale la stessa cosa: se tra il paziente e lo psicoterapeuta
non scatta la fiducia, quello che viene chiamato trasfert, i risultati
della terapia psicologica non si vedono ma non per questo a nessuno
viene in mente di concludere che psicoanalisi non ha senso
e che è un approccio sbagliato.
Come poi scatti la fiducia ed il trasfert è un mistero.
Infatti si sa solo che può accadere come non accadere.
Spesso però capita che la fiducia illimitata in Gesù Cristo
si trasferisce su sé stessi, su un prete, su un Papa e su una Chiesa
e che si confonda l’interpretazione della parola di Dio
con la parola stessa ed allora sono guai seri
per cui, non solo manca il trasfert con Dio,
ma la fregatura è proprio dietro l’angolo e la religione, se non Dio,
può diventare una cosa da cui stare debitamente a distanza.
BLAISE2004

pillolo 468, 2009 Per chi vuole cambiare le cose
PILLOLO 468, 2009, agosto
Nella prateria nella quale il cittadino, i Partiti e gli amministratori locali
si trovano e nella quale ognuno ha perso il suo ruolo
provocando così una mancanza di comunicazione fra la base ed i vertici,
è urgente individuare una proposta concreta che sia in grado
di stabilire nuovi contatti ed anche un nuovo consenso.
Ovviamente il problema si pone in maniera più evidente
per quanto concerne la comunicazione che va dall’basso verso l’alto
piuttosto che dall’alto verso il basso e quindi mi limiterò
ad avanzare alcune proposte in tal senso.
Va prima detto che tutte le istituzioni sono in crisi, dalla famiglia alla scuola,
dai Partiti all’associazionismo anche se va registrato il fatto che
la Chiesa cattolica e le sue esperienze di base sembrano non risentire
di questa crisi ma è solo un’apparenza.
Infatti la Chiesa cattolica sembra non essere in crisi per il semplice motivo
che non si è posta il problema e quindi non lo ha affrontato: non è forse vero
che all’interno della Chiesa cattolica ha importanza soprattutto la comunicazione
che procede dall’alto verso il basso ?
I mezzi di comunicazione di massa hanno massivizzato i rapporti
all’interno dei quali le persone con minore cultura e minori strumenti interpretativi
trovano difficoltà ad esprimere le proprie idee e che è soprattutto per questo
che va privilegiato il rapporto personale con il cittadino.
Esso può avvenire sotto diverse forme, da quella viso a viso
a quella telefonica per arrivare a quella tramite internet e tramite SMS
a cui dovrebbe seguire sempre un incontro viso a viso.
Gli aderenti al PD dovrebbero assumersi questo compito quartiere per quartiere
e meglio ancora isolato per isolato.
L’importante è che le persone che si prendono questo incarico
abbiano il tempo materiale per curare direttamente i rapporti con i cittadini
che intendono contribuire alla gestione della cosa pubblica
con proposte, critiche, denunce, reclami e suggerimenti.
Sarà sempre compito degli aderenti al PD passare alla Giunta comunale
ed al Sindaco le indicazioni che sono pervenute dai cittadini interpellati
e tenere aggiornati questi ultimi sull’iter della pratica
eventualmente avviata dagli assessori o dal sindaco
e comunque riferire ai cittadini sull’esito del colloquio
con gli amministratori locali.
Di fatto si rende necessario in questa fase storica e politica
affiancare alla forma di democrazia delegata in cui i cittadini
sono interpellati solo nella fase elettorale una forma di democrazia diretta
o partecipata così come il PD deve farsi promotore attivo di essa
assumendosi il ruolo di principale cintura di trasmissione
tra la base ed il vertice dell’Amministrazione pubblica.
Mi scuso anticipatamente per la stringatezza di questo scritto
con il quale ho avanzato questa proposta ma credo che nella sostanza
essa sia chiara.
Sui dettagli altro poteva essere aggiunto ed altro potrà essere
modificato ed aggiornato.
Sempre disponibile.
BLAISE2004

pillolo 466, 2009 L’importanza del ruolo di gendarme del mondo
PILLOLO 466, 2009, agosto
Il 50% delle spese militari di tutte le nazioni della Terra
vengono sostenute solo dagli Stati uniti d’America,
il che significa che gli equilibri mondiali si reggono
sulla presenza delle forze armate americane.
Insomma, crollata l’Unione sovietica, gli Stati uniti d’America
sono diventati gli unici gendarmi del mondo
sostenendone le spese ma anche i vantaggi.
E sarà soprattutto questo che in parte salverà l’Occidente
dal tracollo dovuto a questa crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando
in quanto fortunatamente non c’è nessuno che abbia interesse
a gettare il mondo nella più totale anarchia
oppure a sostituire gli americani nel loro ruolo di gendarmi mondiali.
Infatti non hanno questo interesse né la Russia, né la Cina,
né l’India e neppure il Brasile e solo il terrorismo islamico
sembra interessato a gettare il mondo nel caos.
Pur nella ricerca di un nuovo equilibrio economico fra l’Occidente,
l’Oriente e l’Asia, questo rimane dunque un punto fisso che giocherà
sicuramente a favore degli Stati uniti d’America
e di conseguenza di tutto l’Occidente soprattutto sul piano economico
perché è fuori dubbio che, se gli americani devono continuare
ad farsi carico di questo ruolo di unico gendarme,
dovranno disporre di un’economia che permetta loro di farlo.
E come sempre, se l’economia americana tornerà a crescere,
ricomincerà a crescere anche l’economia dell’Europa ed all’interno di questa,
per ultima come al solito, l’economia italiana.
La domanda dunque è questa per comprendere quale sarà la crescita
dell’Occidente e dell’Europa: quante saranno le spese militari che in futuro
dovranno sostenere gli Stati uniti d’America ?
Ci saranno altre nazioni in grado di affiancare gli americani nel ruolo
di gendarme del mondo ?
Questo sarà il punto centrale che i futuri G14 dovranno affrontare
dove appunto si decideranno le sorti delle nazioni e dei continenti
per tutto il terzo millennio.
Ed è da considerarsi una fortuna che in Italia non ci sia una spaccatura ideologica
come nel 1948, pro o contro l’Occidente oppure pro o contro il capitalismo
in quanto tutte le forze politiche presenti nel parlamento
condividono l’appartenenza del nostro paese al blocco, alla civiltà
ed all’economia capitalista occidentale così come nessuno mette in dubbio
la funzione determinante del capitalismo in economia
e caso mai ci si divide sul rapporto di forza fra le diverse classi sociali,
vale a dire sulla redistribuzione della ricchezza prodotta nel paese.
Per inciso, va sottolineato che anche Benedetto XVI, nella sua ultima enciclica,
ha fatto comprendere che anche la Chiesa cattolica si schiera
dalla parte di questa ipotesi.
BLAISE2004

pillolo 467, 2009 Berlusconi e le carote
PILLOLO 467, 2009, settembre
In questi pochi dati può essere concentrata tutta l’essenza della politica
del governo Berlusconi ed evidenziato il vero problema etico dell’Italia
e dell’Occidente in generale.
Le carote vengono pagate al contadino che le ha prodotte
0,50 centesimi al chilo mentre al dettaglio i singoli cittadini consumatori
le pagano euro 1,20 al chilo.
Se poi si tiene conto che quest’ultimi sono costretti a consumare meno
a causa dei bassi salari rispetto all’aumento dell’inflazione e della disoccupazione
che ogni giorno aumenta sempre di più, ci si rende conto di come
i contadini produttori ed i cittadini consumatori sono
coloro che vengono presi più di tutti per il collo e le cui giuste richieste
vengono costantemente disattese.
Ma chi mette in tasca quei 0,70 centesimi per ogni chilo di carote ?
E’ presto detto, sono i ceti medi che da tempo immemorabile hanno occupato
i posti centrali della filiera dal campo alla vendita dei prodotti agricoli.
Insomma, soprattutto coloro che gestiscono il trasporto delle merci,
quelli che hanno in mano i grandi centri di raccolta e distribuzione,
coloro che posseggono le industrie di trasformazione ed i commercianti.
Ancora una volta, anche nel settore delle carote, coloro che subiscono
la più grave ingiustizia sono quelli che producono la ricchezza
su cui tutti ci mangiano sopra.
Questa è da sempre stata in Italia la politica della DC tesa a favorire gli interessi
della borghesia industriale e terriera ed i ceti medi a scapito delle classi lavoratrici
ed oggi della politica del Partito di Berlusconi.
Se poi qualcuno affermerà che questo non è il principale problema etico,
lo invito a leggersi attentamente qualche libro di etica !
BLAISE2004

Biografia di Tommaso Campanella
Giovanni Domenico Campanella nasce a Stilo Reggio Calabria nel 1568 da una famiglia di origine contadina. Il padre era un povero ciabattino, ma siccome s’era accorto dell’ingegno precoce del figlio lo fece entrare nei domenicani all’età di 13 anni, e qui il giovane sceglierà il nome di Tommaso.I primi studi, da novizio, li fa nel convento di Placanica, poi in quello di San Giorgio Morgeto; gli studi superiori li fa invece a Nicastro dal 1585 al 1587 e poi, a vent’anni, a Cosenza, dove affrontò lo studio della teologia. In tutti questi anni prese a leggere anche libri che la chiesa aveva messo all’Indice, come p.es. l’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam, ma anche le opere di Marsilio Ficino favorevole alle religioni pagane e orientali e soprattutto di Bernardino Telesio, filosofo cosentino, il cui De rerum natura iuxta propria principia fu per lui una rivelazione, poiché aveva finalmente capito che la natura poteva essere osservata e indagata con i sensi e la ragione e non con la teologia. Decise di andare a trovare questo filosofo facendo un viaggio a piedi di due mesi, ma quando arrivò a Cosenza, nel 1588, fece soltanto in tempo a deporre un carme in latino sulla tomba di lui, appena morto.
Leggi tutto il resto su… TOMMASO CAMPANELLA.
pillolo 462, 2009 Bossi, la Chiesa cattolica e l’immigrazione
PILLOLO 462, 2009, agosto
La Lega Nord, per voce del presidente Bossi, ha oggi attaccato
la Chiesa cattolica in quanto si è permessa di criticare
le autorità italiane per il mancato soccorso a circa un centinaio di eritrei
che cercavano di raggiungere le coste italiane.
Sono rimasti infatti in balia delle onde, della fame e della sete
per più di 20 giorni tanto è vero che se ne sono salvati solo cinque.
Bossi, usando il suo solito linguaggio diretto e colorito, ha affermato che,
se la Chiesa cattolica intende prendere le parti degli africani
che cercano di entrare illegalmente in Italia, cominci a dare l’esempio
ed apra le sue porte, soprattutto quelle delle banche dove ha depositato
i suoi ingenti capitali.
Personalmente credo che la Lega Nord abbia colto nel segno.
Infatti comincio ad essere stufo di questa Chiesa cattolica
che si limita alle affermazioni di principio guardandosi bene però
dallo sporcarsi le mani con la realtà e con la politica.
Sono insomma stanco di questa Chiesa cattolica del disimpegno
che si limita a delegare qualche missionario, qualche prete, qualche suora
o la Caritas ad impegnarsi sul campo.
Fin qui mi sento dunque di condividere lo sfogo di Bossi se non che,
come spesso gli capita, trasforma i fatti in slogams e non si rende conto
della realtà dei problemi.
Infatti Bossi si è dimenticato che in Eritrea c’è una sanguinosa dittatura
e che quindi i suoi cittadini, secondo gli accordi internazionali,
devono essere considerati come rifugiati politici e pertanto devono essere soccorsi
e poi accettati sul proprio territorio nazionale.
Ora, questi accordi internazionali non li ha sottoscritti la Chiesa cattolica
ma lo Stato italiano che anche Bossi rappresenta.
E’ come se, durante il fascismo, i perseguitati politici italiani
non fossero stati accolti dalle nazioni dove cercavano di rifugiarsi
per sfuggire alla persecuzione della dittatura fascista.
Quindi, se è giusto che la Chiesa cattolica debba fare il suo dovere
fino in fondo, e non a mezzo tempo come fa oggi, è altrettanto vero
che lo Stato italiano debba fare il suo senza ma e senza se
e non quando torna comodo.
BLAISE2004

pillolo 465, 2009 Due laici convinti
PILLOLO 465, 2009, settembre
Cosa poteva tenere insieme Sandro Pertini, ateo
e Presidente della repubblica italiana e Giovanni Paolo II, religioso
e Papa della Chiesa cattolica ?
Ce lo dice lo stesso Pertini nelle sue memorie: “ Amavamo tutti e due
parlare franco ed in maniera diretta e l’interesse verso le opinioni altrui,
specialmente quelle contrarie alle nostre purchè ben motivate”.
In altre parole, le mie, erano entrambi due laici convinti.
BLAISE2004

pillolo 464, 2009 La dittatura della maggioranza e la classe operaia
PILLOLO 464, 2009, settembre
Come ben sappiamo la verità rende liberi
però è necessario prima prenderne coscienza perché sia liberatoria.
Per entrare un po’ più in merito al contributo che intenderei offrire,
occorre però domandarsi come mai nelle democrazie capitalistiche dell’Occidente
la classe operaia raramente è andata al potere attraverso i Partiti di sinistra
che l’hanno rappresentata.
Va prima di tutto sottolineato che essa, benchè produca la ricchezza
di un’intera nazione, non la possiede e la produce perché altri se ne approprino.
Ma questo è il risultato, potrebbe dire qualcuno, è l’obiettivo cioè
di una moderna società capitalista ma non è ancora chiaro come mai
essa sia riuscita quasi sempre a trovare il consenso nella società
e ad imporre democraticamente la sua politica attraverso quello o quell’altro Partito
oppure attraverso quella o quell’altra coalizione di Partiti.
Il tema quindi che ci aiuta ad avvicinarsi alla verità è dunque quello
dell’organizzazione del consenso all’interno delle diverse classi sociali
ed economiche su un punto del tutto evidente: come sfruttare la classe operaia in modo tale che produca la maggiore quantità possibile di ricchezza per poi lasciarle
solo le briciole e dividersi la torta fra coloro che non hanno contribuito affatto
a creare quella ricchezza.
In una società democratica non poteva esistere che una possibilità
e cioè che la classe operaia fosse una minoranza e gli altri ceti sociali ed economici,
uniti insieme, una maggioranza.
Solo attraverso questo tipo di potere si poteva imporre
una volontà non eticamente difendibile vale a dire una ingiustizia
ed un sopruso di questo genere.
A differenza del passato, quando occorreva una notevole quantità di manodopera
per produrre la ricchezza, oggi è sopraggiunta la tecnologia ad aiutare
la realizzazione del progetto non etico di cui ho detto sopra.
Infatti, nell’era moderna del sindacato, i datori di lavoro hanno sempre puntato
su due cose: alta produttività e bassi salari.
Questo abbinamento ha permesso che con meno operai si potesse produrre
più merci ed al più basso costo possibile al punto che, a partire dagli anni ‘80
la classe operaia è diventata minoranza rispetto ai ceti medi che invece
sono diventati maggioranza.
Ma i ceti medi in Occidente non si sarebbero potuti sviluppare
se a monte non esistesse la ricchezza prodotta dalla classe operaia.
Infatti tutti i soldi che spendiamo quotidianamente per il nostro necessario
e per il superfluo vengono tutti dalla stessa parte: dal lavoro e dalla ricchezza
prodotta dalla classe operaia.
Negli anni la classe operaia in tutto l’Occidente è giunta a rappresentare
solo 1/3 della popolazione attiva mentre gli altri 2/3 sono costituiti
dai ceti medi, dalla borghesia e dai liberi professionisti.
Quindi, nelle moderne democrazie capitaliste, chi produce tutta la ricchezza
di cui ne approfittano tutti, è una minoranza la quale ha gli stipendi più bassi,
il lavoro più massacrante ed alienante al punto che viene considerata
quasi una disgrazia andare a lavorare in fabbrica.
Tutti coloro che non producono la ricchezza si lamentano spesso
del lavoro che fanno, degli stipendi che prendono e dei guadagni
che mettono insieme in un anno tanto è vero che con ciò giustificano
la loro evasione fiscale, ma non ho mai sentito nessuno di loro
che prendeva la decisione di lasciare il suo lavoro per andare a fare l’operaio.
Una ragione c’è ed è del tutto evidente: chi non lavora in fabbrica e non produce
ricchezza sta molto meglio, sotto tutti gli aspetti, della classe operaia.
Su questo dato di fatto si è dunque organizzato il consenso del capitalismo
ai danni della classe operaia ed è anche il principale motivo per cui
essa non è mai potuta andare al potere nelle moderne democrazie capitaliste.
I conti tornano se non che, il trattamento che viene riservato alla classe operaia
non trova alcuna giustificazione etica ma coloro che si riempiono la bocca
di etica, prima fra tutte la Chiesa cattolica, non lo percepiscono come
il problema etico più importante e più urgente dell’Occidente.
Ci troviamo di fronte dunque ad una dittatura della maggioranza
dove la maggioranza decide cose che sono un abominio agli occhi di Dio.
BLAISE2004

pillolo 463, 2009 Il senso della politica di Berlusconi
PILLOLO 463, 2009, settembre
Mi sono formato politicamente sui libri di Antonio Gramsci
dai quali ho appreso a ragionare secondo la categoria
del “blocco sociale ed economico” che poi diventa “storico”
nel periodo in cui prende forma politica.
Per questo sono poco attratto dalla personalizzazione
che oggi si fa della politica e dalla cura dell’immagine
della personalità politica.
Infatti non sono per nulla interessato sia al “berlusconismo”
che all’ “antiberlusconismo” e di più attento al blocco sociale ed economico
che c’è dietro Berlusconi perché esso, qualora cadesse in disgrazia Berlusconi,
rimarrebbe e troverebbe un’altra personalità politica nella quale realizzarsi.
Quindi, se si va a vedere come stanno veramente le cose e se si mette un po’ da parte
i clamori che ci vengono passati attraverso i media, sostanzialmente ci accorgiamo
che l’Italia non è cambiata o è cambiata talmente poco
da essere un dato irrilevante sul piano storico e politico.
Infatti il blocco storico di cui Berlusconi è il portavoce politico
è lo stesso che c’era dietro la Democrazia cristiana, con qualche variante.
Non esiste più il PSI il quale però, dopo l’esperienza di Craxi,
era diventato un Partito che si era inserito a piene mani
nel sistema di potere della DC, così come hanno dimostrato i processi
di “mani pulite”, e che era diventato più conservatore della stessa DC.
Non esistono più neppure i socialdemocratici, i liberali ed i repubblicani
Iiquali sono rimasti sempre delle forze marginali con il principale scopo politico
di affiancare la DC nel suo anticomunismo e destinati ad uscire di scena
nel momento in cui, sia a livello internazionale che a livello nazionale,
è scomparsa la paura del comunismo.
Insomma, PSI, PSDI, PLI e PRI ed i loro elettorati non potevano che confluire
nel principale Partito conservatore che c‘era, vale a dire nel Partito di Berlusconi.
L’unica novità è la comparsa sulla scena politica della Lega Nord
la quale è stata in grado di intercettare i voti della classe operaia
delle così dette “zone bianche” del Nord che prima votavano per la DC.
Per il resto Berlusconi non ha fatto altro che copiare
la politica della DC: al centro della politica italiana rimangono gli interessi
della borghesia industriale e dei ceti medi intorno ai quali ruotano
il consenso delle masse del Meridione e della classe operaia delle “zone bianche”
del Nord confluita in larga misura nella Lega Nord con cui il Partito di Berlusconi
si è alleato.
Questo è dunque il blocco sociale ed economico dietro al quale c’è Berlusconi,
un blocco storico che ha il primario compito di difendere gli interessi
della borghesia industriale e dei ceti medi e di tenere ai margini della politica
la classe operaia, l’unica che produce la ricchezza sulla quale mangiano
tutti gli altri ceti sociali ed economici d’Italia.
BLAISE2004






pillolo 470, 2009 Il pensiero debole come terza via fra metafisica e relativismo
PILLOLO 470, 2009, agosto
C’è qualcuno che sostiene che viviamo il tempo della dittatura del relativismo
mentre io credo che viviamo il tempo dell’ideologia che costringe a scegliere
fra la metafisica dell’assoluto ed il relativismo della morte di Dio,
considerandoli come l’una opposta all’altro ed inconciliabili fra di loro.
Se è vero che l’uomo non può incarnare l’assoluto ma solo una sua rappresentazione
frutto della sua interpretazione, ammesso che esista qualcosa e qualcuno da interpretare, è altrettanto vero che l’uomo non può vivere
nel relativismo più assoluto dove non è possibile distinguere il bene dal male.
Per questo io sostengo quel pensiero debole, il quale è alla base anche
di tutte le costituzioni degli Stati di diritto e democratici,
quel pensiero secondo il quale possono esistere principi e valori
che sono considerati oggettivi, universali e sacri pur non essendo tali.
BLAISE2004