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pillolo 697, 2009 La politica di De Gasperi
PILLOLO 697, 2009 agosto
Questi i dati raggiunti dai governi guidati dai De Gasperi
e dalla DC dal 1948 al 1953.
La ricostruzione del paese per riportarlo alle condizioni del 1938,
cioè alla fase pre bellica, durò solo 3 anni, dal 1945 al 1948 ed in 6 anni,
dal 1948 al 1954, la produzione industriale si incrementò del 150%
nel settore energetico, chimico, meccanico, elettrico e metallurgico,
vale a dire nei settori vitali dell’economia.
Malgrado ciò, De Gasperi era consapevole che questi successi
erano dovuti ad una congiuntura economica favorevole e che quindi
non potevano durare a lungo se il governo non avesse provveduto,
attraverso serie riforme, a modernizzare il paese.
Infatti gli aiuti economici dell’America non sarebbero potuti durare in eterno
né la pacificazione sociale imposta al PCI ed al PSI
dalla sconfitta elettorale del 1948 non sarebbe durata a lungo se non si affrontavano
e se non si metteva mano a dare una risposta a quelle contraddizioni
che erano alla base dei conflitti sociali.
De Gasperi partì in quarta e propose subito una riforma agraria
confidando sul sostegno della sinistra democristiana e contro il volere
delle forze conservatrici liberali.
Lungo il percorso dovette però apportare sostanziali modifiche
che finirono per svuotarla: basti pensare che solo 100.000 famiglie
di mezzadri e di braccianti su circa 6 milioni beneficiarono degli espropri di terreno
e che gli appezzamenti di soli 10 ettari erano troppo piccoli
per dare un redito sufficiente per modernizzare e meccanizzare
il modo di coltivare la terra.
Per questo la riforma agraria di De Gasperi non riuscì a conseguire
i due risultati principali che si era proposta di raggiungere: primo, quello di creare
una numerosa classe di nuovi contadini proprietari che fossero interessati
a guidare la loro azienda piuttosto che ad allearsi con i Partiti di sinistra
e con i sindacati per portare avanti le proprie rivendicazioni;
secondo, quello di creare un aumento della produzione agricola dell’Italia
garantendo un migliore tenore di vita per tutti e rendendo il paese
più autonomo dagli aiuti stranieri.
L’altro problema che De Gasperi cercò di affrontare fu l’arretratezzae
e la miseria del Meridione il quale, per intendersi, riguardava
più di un terzo dell’intera popolazione italiana e quasi il 50% del territorio nazionale.
In ogni settore esso dimostrava la propria arretratezza
rispetto al Centro ed al Nord dell’Italia: il reddito (58,2 per il Sud e 126,1 per il Centro Nord), il consumo di energia elettrica (153,1 per il Sud e 683,1 per il
Centro Nord), il consumo di carne (7,6 per il Sud e 17,1 per il Centro Nord),
il numero delle famiglie in povertà (1.160 per il Sud e 197 per il Centro Nord),
analfabeti per 100 abitanti (24,3 per il Sud e 5,7 per il Centro Nord).
L’unico dato in pareggio tra il Meridione ed il Centro Nord dell’Italia
era alla fine degli anni ‘40 la disoccupazione.
Ma questi crudi dati, sebbene significativi, non riescono tuttavia a rendere
lo stato di abbandono materiale e morale delle popolazioni del Meridione
e le condizioni primitive in cui vivevano migliaia di persone
nelle zone più povere del Meridione: l’assoluta mancanza di ogni elementare precauzione igienica, le condizioni di denutrizione in vasti settori della popolazione,
l’ignoranza, la superstizione ed i pregiudizi atavici, l’assenza di qualsiasi
attività sociale e politica ed infine l’assenza dello Stato sostituito sul territorio
dalla delinquenza organizzata.
I punti deboli del Meridione erano chiari a tutti e prima di tutto si rendeva necessario
portare le industrie nel Meridione in modo da favorire una sufficiente concentrazione
di capitale da poter reinvestire in una successiva fase di industrializzazione.
Era altresì chiaro che fino a quando il Meridione non fosse riuscito a diventare
più determinante per l’economia italiana, esso avrebbe avuto anche
scarsa influenza politica.
L’altro punto debole del Meridione era il suo bassissimo livello culturale
e d’istruzione che rappresentava una seria ipoteca per ogni possibilità
di sviluppo futuro.
De Gasperi aveva chiari anche i metodi con cui affrontare
questi due principali problemi, vale a dire attraverso uno sforzo a lunga scadenza
che si manifestasse in una serie di interventi coordinati e con un largo impiego
di capitali pubblici in sostituzione di quelli inesistenti dell’ aristocrazia terriera
assolutamente non interessata a cambiare le cose ed i rapporti di forza della società
sostenuta in questo dalla Chiesa cattolica e dalla delinquenza organizzata.
A questo scopo nel 1950 fu creata la così detta Cassa per il Mezzogiorno
di cui non approfondirò il funzionamento e mi limiterò
a riportare solo alcuni dati: al 31 dicembre del 1967 (circa 20 anni dopo la sua fondazione) gli investimenti realizzati attraverso la Cassa per il Mezzogiorno
ammontavano ad un valore di 6.046 miliardi di lire di cui il 26,2% in agricoltura,
il 52,6% nell’industria, il 2,5% nel turismo ed il 2,9% in interventi vari.
Non solo nel Meridione arrivò la pioggia dei miliardi della Cassa
ma nel 1957 il governo democristiano disponeva nuove forme di aiuti
all’iniziativa privata specie attraverso esenzioni fiscali che si aggiungevano
alle facilitazioni creditizie per le piccole e medie industrie concesse
attraverso istituti bancari nazionali sotto la copertura e la garanzia
dello Stato italiano.
A questo punto c’è da domandarsi se tutti questi investimenti
raggiungessero gli obiettivi che si erano preposti.
Tutti possono constatare come il Meridione stia aspettando
il suo sviluppo industriale e che l’industria turistica si sviluppi
a livello di quella delle altre aree geografiche concorrenti
anche se, durante la prima repubblica dominata dalla DC, il divario
tra il Centro Nord ed il Meridione è diminuito soprattutto per quanto riguarda
l’aspetto culturale, dell’istruzione nonché degli usi e dei costumi.
Ciononostante il meridione rimane ancora un’area sottosviluppata
e dunque c’è domandarsi dove ha fallito la Cassa per il Mezzogiorno
Durante l’arco dei 15 anni in cui ha operato.
Sicuramente ci sono stati degli errori di investimento
e spesso si è investito più per offrire un’occasione di lavoro nell’immediato
che per perseguire risultati che favorissero l’industrializzazione
e forse è accaduto anche di peggio e molti soldi sono finiti per finanziare
il clientelismo, la corruzione e la delinquenza organizzata.
Tutto questo non basta però a spiegare il suo fallimento quasi totale.
Infatti non serve investire se non esiste una classe sociale
in grado di approfittare e di far rendere questi investimenti.
Nel Meridione è mancato proprio questo cioè la presenza di una capitalismo
e di una borghesia industriale e terriera che desiderasse arricchirsi
migliorando però anche l’economia della propria regione.
Insomma, sono mancati quei capitalisti che invece c’erano nel Centro Nord
a testimonianza che la cultura capitalista non si crea a comando
e secondo le necessità ma è frutto di una lunga selezione culturale,
filosofica e religiosa che il Meridione non ha avuto per secoli e secoli.
Figuriamoci se la Cassa per il Mezzogiorno poteva crearla in 15 anni
tanto più che non per questo era stata creata
e figuriamoci se la Cassa per il Mezzogiorno, ammesso e non concesso
che i suoi tecnici ed i suoi burocrati fossero preparati, onesti
ed all’altezza della situazione, poteva sostituirsi ad una classe di capitalisti
che non c’era e non ci poteva essere.
Non sarebbe corretto non ricordare quale fu l’atteggiamento del PCI e del PSI
nei confronti della Cassa per il Mezzogiorno.
Essi non furono in grado di proporre qualcosa di diverso e si limitarono
a lamentare che gli investimenti erano troppo pochi ed inferiori alle necessità
non rendendosi conto che la Cassa era un pozzo senza fondo
per i motivi che ho sopra detto.
Ancora oggi il Meridione rimane arretrato rispetto al Centro Nord dell’Italia
ma oggi come ieri niente di negativo è da addebitare ai meridionali
se non che pagano il conto verso la loro storia.
Certamente, quando poi si va a vedere che la maggiore industria del Meridione
rimane quella della delinquenza organizzata e che queste regioni d’Italia
rimangono un feudo per il voti dell’attuale neodestra italiana,
forse le popolazioni del Meridione potrebbero darsi anche una mossa.
Cose si dice, aiutati che Dio ti aiuta !
BLAISE2004