Pubblicato da: blaise2004 lunedì, settembre 21st, 2009

pillolo 727, 2009 La colonna romana delle BR

PILLOLO 727, 2009, settembre

Per comprendere la realtà dell’estrema sinistra in Italia
basterà analizzare un po’ più a fondo l’esperienza dell’autonomia organizzata,
un movimento politico nato attorno alla fine degli anni ‘70.

Fin dall’inizio l’autonomia organizzata si divise in due ali,
quella movimentista e quella militarista dietro alle quali
c’erano due diverse analisi e due diversi indirizzi politici.

Per i primi si trattava di inserirsi all’interno delle contraddizioni del sistema
che portavano le persone a ribellarsi e da lì, dal basso, far scaturire
una realtà cosciente ed antagonista al sistema.
Per i secondi invece le masse non si sarebbero ribellate se un’avanguardia,
dall’alto, non avesse dimostrato che il sistema non era invincibile.

Sta di fatto però che ambedue le parti si limitarono a discutere per anni
quale fosse la strada  migliore da prendersi: fiumi e fiumi di parole,
incontri dopo incontri senza venirne a capo.

Infatti quelli dell’ala movimentista si scontrarono ben presto
con la realtà della classe operaia e dei ceti subalterni
i quali non erano disposti ad intraprendere lotte dure
se non in casi di estrema necessità e quando non c’era un’alternativa,
la qual cosa avrebbe consigliato di intraprendere strade più moderate,
strade però che l’Autonomia organizzata non poteva imboccare
in quanto vi erano già i Sindacati ed il PCI che svolgevano questo compito
e contro i quali era nata.

L’ala militarista invece si trovò subito di fronte alla difficoltà
che fra il dire ed il fare c’era di mezzo il mare
vale a dire che un conto era parlare di lotta armata ed un conto era praticarla.
Infatti occorreva esperienza, organizzazione, collegamenti e coperture
che l’ala militarista dell’Autonomia organizzata non aveva
e neppure sapeva come fare per averla.

Così, nel giro di pochi anni l’Autonomia organizzata si trovò sfiancata
dai suoi innumerevoli dibattiti e confronti e raccolta all’interno di piccoli gruppi
separati fra di sé e senza una precisa linea politica.

Infatti quelli dell’Autonomia organizzata non furono mai un problema
per le forze dell’ordine e per i servizi segreti italiani
i quali si limitarono a sorvegliarli ed a schedarli in attesa di eventi futuri.

Questa presso a poco era la condizione dell’Autonomia organizzata a Roma
quando arrivò nel 1975 Mario Moretti delle Brigate Rosse con l’obiettivo
di creare una colonna armata nella capitale, cosa che fino ad ora
non era mai riuscita a nessuno.

Moretti aveva le idee chiare: non avrebbe avuto senso creare
una colonna armata delle BR a Roma che era quasi completamente priva
di una casse operaia se non quello di fare un’azione eclatante
verso un leader politico, magari un sequestro, che avesse avuto
una risonanza sul piano nazionale ed internazionale.

Moretti quindi ha le idee chiare, ha un prestigio storico maturatoall’interno delle BR ed è soprattutto pieno di soldi.

Moretti venne a Roma da solo e per prima cosa prese in affitto un appartamento
in via Gradoli, 96 e si dedicò anima e corpo al proselitismo,
soprattutto all’interno dell’Autonomia organizzata della capitale
ben sapendo che si sarebbe trovato di fronte ad una situazione favorevole
perché allo sbando ed alla ricerca di una soluzione politica.

Moretti portava loro proprio quello che mancava oltre ad una capacità
ed un’esperienza organizzativa maturata negli anni di clandestinità
e di lotta armata nel Nord d’Italia.

I primi ad entrare nelle BR romane furono Adriana Faranda e Valerio Morucci
e subito dopo Bruno Seghetti che si portò dietro Anna Laura Braghetti.
Nel giro di qualche mese entrarono anche Barbara Balzerani, Antonio Marini, Gabriella Mariani, Teodoro Spadaccini ed Enrico Triacca.
Subito dopo si unirono Antonio Savasta, Emilia Libera, Renato Arreni,
Alessandro Casimirri, Rita Algranati, Luigi Novelli, Marina Petrella,
Stefano Petrella, Francesco Piccioni, Maurizio Iannelli e Marcello Capuano.
Un po’ più tardi si inserirono Remo Pancelli, Alessandro Padula, Prospero
Gallinari, Caterina Piunti, Giulio Cacciotti, Cecilia Massara, Odoriso Perrotta,
Alvaro Lojacono e Salvatore Ricciardi.

La guida del gruppo fu assunta da Moretti, da Maria Carla Brioschi
che si era unita a Moretti fin dal suo arrivo, da Morucci e dalla Faranda
ai quali si aggiunsero più tardi la Balzerani ed il Seghetti.
La gran parte di costoro provenivano dall’esperienza dell’Autonomia Organizzata
ed un piccola parte da Potere Operaio e da Viva il Comunismo.

Non ho fatto tutto questo elenco di brigatisti per annoiarvi
o per richiamarvi alla memoria qualche nome ma piuttosto
per dimostrare di quanto fosse capace Mario Moretti e di come
la realtà dell’estrema sinistra ancora non armata si trovasse completamente
allo sbando ed alla ricerca di una prospettiva politica che Mario Moretti
riuscì a dare.

BLAISE2004

 


Category: Pilloli
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