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pillolo 506, 2009 Il Sud d’Italia ed il boom economico
PILLOLO 506, 2009, agosto
Come si è detto, lo Stato italiano incise poco su quello che è stato chiamato
il “boom economico” e che durò per circa 10 anni dal 1952 al 1962
per cui sarà opportuno analizzare come esso fu possibile.
Per prima cosa.
Si registrò una favorevole congiuntura economia favorita fra l’altro
dall’abbattimento dei dazi all’interno del mercato comune europeo
e dal fatto che gli Stati uniti d’America erano in grado di acquistare
i prodotti fabbricati all’estero, e soprattutto in Italia, dove la moneta (la lira)
era sfavorita nel cambio con il dollaro.
Quindi il boom economico fu determinato soprattutto dalle esportazioni
dei manufatti italiani.
D’altra parte i manufatti italiani avevano di per sé un basso costo
per unità di prodotto in quanto i salari della manodopera italiana
erano i più bassi dell’Europa centrale perché in Italia, agli inizi degli anni ‘50,
si contavano ancora oltre 2.000.000 di disoccupati e quindi una grande quantità
di manodopera alla ricerca di un lavoro e di un salario.
A questo va aggiunto che la borghesia industriale del Centro Nord dell’Italia
era stata in grado di accumulare negli anni precedenti una certa quantità di capitali che utilizzò per modernizzare gli impianti delle industrie
aumentando così la produttività e dimostrandosi così capace di raccogliere
le sfide della congiuntura economica favorevole.
Non va trascurato neppure l’aiuto che venne a tutta l’economia
dalle aziende monopolistiche pubbliche che andarono a coprire
tutta quella parte di economia che i privati non furono capaci di gestire:
per tutte basti pensare all’ENI per l’energia e all’ENEL per l’elettricità.
A tutto questo va aggiunta la tradizionale creatività ed inventiva
degli italiani che rendevano i loro prodotti particolarmente appetibili
dai mercati stranieri oltre che per il basso costo anche per la loro eleganza.
I dati del boom economico credo siano noti a tutti e quindi qui li riporto
in sintesi per completezza di esposizione: il reddito pro capite aumentò
del 62% ed il reddito globale raddoppiò con tassi di incremento del 6,3% del 1959,
del 5,82% del 1960, del 6,81% del 1961 e del 6,07% del 1962,
gli investimenti salirono dal 7% del reddito nazionale al 16%
e le esportazioni dal 10,8% al 21,3%.
Erano dunque risolti i problemi dell’Italia ?
Senza un coordinamento da parte del governo, lo sviluppo del boom economico
avvenne in maniera distorta provocando altre contraddizioni ed altre tensioni sociali.
Per prima cosa il boom economico riguardò solo il Centro Nord
e non toccò assolutamente il Sud del paese.
Si calcola infatti che l’emigrazione interna dal Sud verso il Centro Nord dell’Italia riguardò circa 1,5 milioni di persone in 10 anni che andarono a integrare
la manodopera del Centro Nord insufficiente a far fronte allo sviluppo industriale.
Nessuno però aveva pensato a come gestire il fenomeno
così le città ed i paesi del Centro Nord si trovarono ad affrontare situazioni
senza avere le risorse economiche necessarie.
Lo Stato era assente e pertanto la soluzione dei problemi non poteva
che essere approssimativa e disorganica provocando per questo non poche tensioni
nelle città e nei paesi.
Per seconda cosa l’Italia passò da essere una società contadina
a diventare una società industrializzata con il conseguente
abbandono delle campagne da parte dei braccianti e dei mezzadri.
Infatti i lavoratori impiegati in agricoltura diminuirono fino al 27%
mentre quelli dell’industria aumentarono fino al 38%
e quelli delle attività terziarie fino al 30%.
Era una vera rivoluzione di fronte alla quale le iniziative
adottate fino ad allora dal governo risultavano inadeguate
se non addirittura stravolte.
Il sostegno all’agricoltura, ad esempio, si poneva completamente in termini diversi
ed anche la Cassa per Mezzogiorno risultava assolutamente superata
così come il sostegno alle città ed ai paesi risultava completamente inadeguato
al fine di dare una risposta al massiccio inurbamento della popolazione contadina,
soprattutto riguardo alla richiesta di abitazioni di edilizia popolare,
per non parlare della mancanza di leggi adeguate per gestire i nuovi piani regolatori.
Come si è detto il mezzogiorno rimase completamente tagliato fuori
dallo sviluppo industriale avvenuto a seguito del boom economico
e ciò non fece che aumentare il suo divario con il Centro Nord dell’Italia.
La miseria e l’arretramento del Mezzogiorno fu attenuata solo dall’emigrazione
di oltre 1,5 milioni di persone dal Sud verso il Centro Nord.
D’altra parte per gli industriali italiani era più conveniente
che si spostassero le braccia del Sud piuttosto che spostare
le loro industrie al Sud, così come chiaramente ebbe a dire Angelo Costa,
presidente della Confindustria.
Solo un intervento coordinato dello Stato avrebbe potuto rendere più conveniente
lo spostamento di alcune industrie nel Mezzogiorno
ma questo intervento non ci fu vuoi per l’incapacità dei governi democristiani
vuoi per la volontà di non rompere gli equilibri di potere nel Meridione
che portavano alla DC una marea di voti.
Per concludere credo che anche i siciliani hanno di che rendere grazie
ai cattolici italiani organizzati politicamente nella DC i quali, fra l’altro,
hanno sempre votato.
BLAISE2004