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pillolo 548, 2009 1974: il debito pubblico e la politica italiana
PILLOLO 548, 2009, settembre
Avere un grosso debito pubblico non significa soltanto
avere meno soldi con cui finanziare il proprio programma politico
ma soprattutto essere sotto ricatto da parte della nazione
che ha fatto il prestito.
E’ ciò che accadde, ad esempio, ad Aldo Moro, in qualità di ministro degli esteri
il quale fu convocato nel 1974, insieme a Leone,
presidente della Repubblica italiana, dal presidente degli Stati uniti Ford
e dal segretario di Stato Kissinger per discutere sulla situazione politica italiana.
Il problema era il PCI ed il fatto che si parlasse di un suo coinvolgimento
all’interno del governo.
Questo per Kissinger era improponibile in quanto i comunisti avrebbero favorito
una politica autonoma dell’Italia nel Medio Oriente con possibili accordi
italo arabi in materia di petrolio.
Questa politica avrebbe potuto provocare richieste di maggiore autonomia
da parte di altre nazioni europee rimettendo così in discussione
gli accordi tra gli Stati uniti d’America e gli Stati europei
fino ad allora esistenti e gli stessi equilibri mondiali.
Essi consistevano nell’appoggio pieno ed incondizionato ad Israele
e nell’egemonia degli Stati uniti nel trattare con gli arabi le questioni
riguardanti la fornitura di petrolio.
Moro, il quale aveva già elaborato un suo progetto politico per l’Italia
che già era stato presentato al consiglio nazionale della DC
sotto la formula della “solidarietà nazionale”, aveva già preso in esame
la questione ma in maniera diversa ed autonoma dagli Stati uniti.
Lo scontro fra Moro e Kissinger si preannunciava come duro e di fuoco,
come in effetti fu e come è stato riportato da diversi commentatori
anche se non esistono prove di fatto perché gli incontri furono segreti
nel senso che non vi furono ammesse altre persone.
Ma la sedia su cui avrebbe dovuto attestarsi Moro era pencolante
per una gamba incrinata: l’Italia aveva un disperato bisogno di prestiti
per far fronte al galoppante deficit del bilancio pubblico.
Chi poteva concederli se non gli americani visto che i tedeschi
avevano preteso a garanzia l’oro della banca d’Italia ?
Ma gli americani non li avrebbero concessi senza controparti politiche.
Moro provò a sostenere la posizione secondo la quale l’accettazione
del “compromesso storico” del PCI era una soluzione tattica
che non avrebbe compromesso la strategia tradizionale della DC.
Si spiega così come mai quello che per Berlinguer doveva essere
l’incontro fra la cultura cattolica e quella socialista
e fra le diverse classi sociali ed economiche per il bene comune del paese
fu sabotato fin dall’inizio dalla DC e dalla borghesia industriale
come dai ceti medi italiani.
La strategia di Moro, che consisteva nell’estirpare il pungiglione rivoluzionario
del PCI, dovette trasformarsi nel tentativo di non accettare le esigenze
e le necessità riformiste.
Intervistata a tal proposito Eleonora Moro, moglie di Aldo Moro, disse:
“ Mi chiedete se mio marito abbia avuto dei consigli, diciamo affettuosi,
a desistere da questa cosa che poteva essere pericolosa per lui
o se gli è stato detto apertis verbis: guardi se lei insiste questa cosa
la porterà nei guai.
E’ una delle pochissime volte in cui mio marito mi ha riferito con precisione
che cosa gli avevano detto senza però dirmi il nome della persona.
Adesso provo a ripeterla come la ricordo: onorevole lei deve smettere di perseguire
il suo piano politico di portare tutte le forze del suo paese a collaborare direttamente.
Qui o lei la smette di fare questa cosa o lei la pagherà cara, veda lei
come la vuole intendere”.
Sta di fatto che 4 anni dopo Aldo Moro fu rapito e poi ucciso dalle BR
e 5 anni dopo il compromesso storico e la solidarietà nazionale naufragarono.
Moro si portò nella tomba quello che era precisamente il suo progetto politico
che né gli americani, né il comitato centrale della DC e neppure Berlinguer conoscevano fino in fondo.
Sappiamo di per certo che il primo passo consisteva nel creare in Italia le condizioni
per una democrazia compiuta secondo la quale a nessun Partito politico
fosse preclusa la possibilità di raggiungere il governo.
Il secondo passo consisteva nel portare definitivamente il PCI
nell’area del riformismo.
Il terzo passo consisteva nello sganciare la DC dal governo e dal potere
in quanto, secondo Moro, il Partito era ormai troppo corrotto per poter aspirare
al governo del paese.
Il quarto passo consisteva nel rifondare la DC stando all’opposizione.
Il quinto passo consisteva nel ritorno della DC al governo del paese
ed al potere.
BLAISE2004