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pillolo 570, 2009 Struttura, sovrastruttura e relativismo
PILLOLO 570, 2009, ottobre
Sembrerebbe una cosa semplice e quasi matematica
del tipo 2+2= 4, ma invece non è così.
Mi riferisco al fatto che ormai quasi tutti gli scienziati del mondo
sono arrivati alla conclusione che, se l’uomo continuerà ad avere comportamenti
che contribuiranno ad un ulteriore aumento della temperatura terrestre,
il genere umano ha le ore contate.
L’uguaglianza dovrebbe essere questa: visto che le cose stanno così
non dovrebbe essere così difficile che tutte le nazioni
si mettessero d’accordo per cambiare questi comportamenti
in quanto si tratta della sopravvivenza di tutti.
Ed invece le cose non vanno così nella realtà
e quindi vale la pena domandarsi perché.
Cambiare comportamenti non significa soltanto
cambiare i comportamenti personali e quotidiani
bensì principalmente cambiare il modello di sviluppo economico e sociale
basato fino ad oggi sullo spreco delle materie prime,
sull’aumento dell’inquinamento di tutti i tipi
e sulla produzione di un’enorme quantità di rifiuti,
particolarmente di quelli pericolosi e nocivi per la salute dell’uomo.
Cambiare poi il modello di sviluppo economico e sociale
significa ripensare quasi completamente il modello produttivo e tecnologico
in quanto le nostre industrie e la nostra tecnologia
sono state progettate in funzione di questo tipo di modello.
A sua volta questo comporterebbe ribaltare completamente
la logica degli investimenti e dei ricavi basata esclusivamente
sulla maggior resa possibile del capitale investito.
Come si vede la faccenda diventa veramente complessa
e di non facile soluzione soprattutto perché questi cambiamenti
hanno bisogno di ingenti capitali per la ricerca scientifica e tecnologica
e per la riconversione industriale.
Ma il mondo di oggi conosce solo
questo tipo di modello di sviluppo economico e sociale
e solo quella tecnologia ad esso funzionale
per cui, di fronte alla domanda di chi dovrebbe sostenere
le spese per la loro riconversione e riprogettazione,
tutte le nazioni hanno cominciato a tirarsi fuori
e fin da qui l’uguaglianza matematica del tipo 2+2 = 4
comincia a non tornare più.
Infatti quelle nazioni che da poco hanno adottato
il modello di sviluppo economico e sociale dell’ Occidente,
quali la Cina, L’India ed il Brasile, sostengono che
esse si stanno comportando come si è comportato l’Occidente
oltre tre secoli fa, all’inizio della rivoluzione industriale,
e che pertanto sono ancora ben lontane dall’aver raggiunto
il livello di ricchezza dell’Occidente.
In altre parole, esse affermano che i capitali che stanno guadagnando
durante questa prima fase di industrializzazione, non possono essere spesi
per finanziare la riconversione del modello di sviluppo economico, tecnologico
e sociale bensì devono essere utilizzati per far crescere ulteriormente
la loro economia e per estendere ad una sempre maggiore parte
della loro popolazione un migliore tenore di vita.
L’Occidente industrializzato e ricco a sua volta sostiene
che la sua popolazione non è in grado di accettare in questo momento
di cambiare il modello sociale a cui ormai si è abituata,
insomma non è disponibile a rinunciare ai propri consumi privati
a favore di investimenti pubblici ed idonei a riprogettare
un nuovo modello di sviluppo economico, tecnologico e sociale.
Morale della favola, lo stato del nostro pianeta sta diventando
ogni anno più grave e la catastrofe finale si avvicina sempre di più,
malgrado ciò nessuno al momento è disposto a fare qualcosa di serio.
Ed ecco che l’uguaglianza matematica salta completamente
e nessuno sa dire se 2+2 = 10 oppure = 5 o = qualche altro numero.
Alla fine possono essere tratte alcune considerazioni generali e filosofiche:
la prima, che la struttura del pensiero umano è economica
nel senso che né la religione e né la filosofia determinano il modo di ragionare
degli uomini bensì la convenienza economica.
In questo senso si può dunque affermare che l’economia è la struttura del pensiero
mentre la religione e la filosofia sono solo delle sovrastrutture
dipendenti dalla struttura.
La seconda, che il modo di pensare dell’uomo è relativo nel senso che egli non segue
una logica dei “doveri assoluti” che sono identici per ogni nazione
ma segue la logica dei “doveri relativi”, relativi alla interpretazione
che ogni nazione dà della storia, delle condizione economiche sue e degli altri
e della convenienza e dell’opportunità politica.
BLAISE2004
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