Pubblicato da: blaise2004 sabato, novembre 14th, 2009

pillolo 631, 2009 Cristianesimo e politica (parte seconda)

PILLOLO 631, 2009, novembre

L’idea di un cristianesimo autonomo e libero dalla gerarchia della Chiesa cattolica
influenzò il pensiero laico ma alla lunga anche quello cattolico e cristiano.

Lo Stato emerso dalla Rivoluzione francese non si poneva più l’obiettivo
di realizzare il cristianesimo nel senso che la sua visione laica
del cristianesimo e dello Stato permetteva di realizzare il cristianesimo
direttamente attraverso l’azione politica senza passare attraverso
la supervisione e l’approvazione della gerarchia ecclesiastica.

Nasce allora l’idea di un Partito cristiano il quale però,
secondo l’interpretazione cristiana dello Stato e della politica
dell’allora papa Leone XIII, non era un Partito politico come tutti gli altri
ma doveva avere il compito di realizzare all’interno dello Stato laico
la parola di Dio di cui però era depositaria la Chiesa cattolica
dalla quale quindi doveva dipendere.

Leone XIII dimostrava con ciò di non aver compreso le novità
della Rivoluzione francese riguardo alla laicità dello Stato,
alla nuova forma di pensiero laico ed al nuovo modo di intendere
il cristianesimo ed il suo rapporto con la politica.

Infatti egli era rimasto ancorato alle vecchie concezioni dell’antichità
e del medioevo ed a mala pena riusciva a dare un senso alla teologia cristiana
di Sant’Agostino.

Inizia da qui la lotta senza tregua tra la Chiesa cattolica e la “modernità”
e  tra la Chiesa cattolica e l’affermazione dello Stato laico, di diritto e democratico
di fatto interpretato e visto come un limite dalla Chiesa cattolica
all’affermazione di sé stessa e quindi, di conseguenza,
anche all’affermazione della parola di Dio della quale la Chiesa
era l’incarnazione storica nella società.

Inizia sempre da qui la politica dei concordati fra lo Stato laico e la Chiesa cattolica
per definire lo spazio entro il quale ciascuno deve operare
ed il rispetto dei diritti altrui, vale a dire una forma di compromesso
fra due realtà inconciliabili diversamente.

Ciononostante il problema di un Partito cristiano impegnato in politica
ed all’interno di uno Stato laico rimaneva aperto e poteva essere riassunto
nella questione se un Partito cristiano dovesse essere autonomo o meno
dalla gerarchia ecclesiastica.

Fu questa anche la vicenda della nascita della Democrazia cristiana in Italia
sotto papa Pio X  secondo il quale l’azione politica dei cristiani
era un’azione specificatamente ecclesiale e sottoposta perciò
alla supervisione ed al controllo della gerarchia ecclesiastica.

Ma fra i cattolici si era fatto spazio anche lo spirito nato dalla Rivoluzione francese
secondo il quale si poteva benissimo essere dei buoni cristiani
senza dipendere e prendere ordini dalla gerarchia vaticana.

Infatti i cattolici della Democrazia cristiana, al tempo di Murri e di Pio X
e di De Gasperi e di Pio XII, sostennero che il papa ed i vescovi
avevano sì il diritto di giudicare delle cose spettanti alla fede ed alla morale
ma non quello di dirigere l’azione politica e sociale.

I cattolici della DC rivendicavano dunque la propria autonomia dalla Chiesa cattolica
nell’interpretazione della parola di Dio e si sentivano liberi ed in grado
di farla rivivere all’interno della società e dello Stato laico.

Per la prima volta nacque l’idea di chiamare questi cattolici come “cattolici maturi”,
comunemente usata anche oggi, con la quale si vuole sottolineare
l’autonomia, ma non necessariamente il contrasto, di costoro
dalla gerarchia ecclesiastica.

Per ora ci si riferiva solo alla sfera sociale ma la breccia era stata aperta
e ben presto questa autonomia era destinata ad allargarsi a tutta la realtà
che riguardava l’uomo, compresa quella morale.

Ma la Chiesa non poteva accettare un cristianesimo ristretto nei limiti della ragione,
nemmeno sul piano politico e sociale, a cui si correva il rischio di giungere
alla fine della posizione sostenuta dai cattolici della Democrazia cristiana.

Occorreva quindi ripensare il rapporto tra cristianesimo e politica
alla luce di questa considerazione.

Su questo tema si impegnarono papa Benedetto XV e Luigi Sturzo,
promotore del Partito Popolare italiano (PPI) di ispirazione cristiana.

Secondo Sturzo occorreva evitare la distinzione tra un cristianesimo di civiltà,
esprimibile in termini di ideologia e di umanesimo,
ed il cristianesimo della Chiesa cattolica.

Il Partito quindi non doveva essere visto come appartenente
alla dimensione ecclesiale bensì come un momento della società civile
e pertanto esso era autonomo dalla Chiesa cattolica nel medesimo senso
in cui lo era la società politica.

Il Partito cristiano doveva dunque essere “non confessionale”
in quanto era necessario distinguere tra Chiesa e società politica.

Secondo Sturzo, le cui tesi erano condivise anche da papa Benedetto XV,
i due poteri, quello della società politica e quella della Chiesa cattolica,
erano autonomi ma quello spirituale, in ragione del suo fine,
poteva determinare l’azione o l’omissione di azione da parte dei politici cristiani.

Insomma la politica era autonoma rispetto alla gerarchia ecclesiastica
nel suo agire nella società e nella prassi quotidiana
ma la Chiesa cattolica, in ragione del suo specifico spirituale,
aveva il diritto ed il dovere di entrare in merito alla prassi politica.

La Chiesa cattolica, se non poteva controllare il Partito cristiano,
poteva però agire sulla coscienza dei singoli cattolici
e proporre delle soluzioni politiche.

La Chiesa quindi in ultima analisi non poteva più comandare
ma aveva il diritto ed il dovere di consigliare su tutto quanto riteneva necessario.

Era il loro un tentativo di trovare una sintesi tra l’autonomia della politica
e l’autorità della Chiesa, tra l’autonomia della coscienza
ed il magistero della Chiesa cattolica, tra la laicità e la religione,
tra la “modernità” e la “tradizione” ed infine tra la ragione e la fede.

Tentativo che si dovette ben presto confrontare con la realtà e con la storia
che stavano riservando due guerre mondiali che vedranno l‘Europa diventare
un campo di battaglia, il nazismo, il comunismo ed il fascismo
ed un secolo, il 20°, dominato dal pensiero ideologico.

Infatti papa Pio XI dovette prendere atto che né il capitalismo americano ed inglese,
né le socialdemocrazie europee né tanto meno il comunismo ateo della Russia
erano in grado di dare una soluzione ai problemi tanto è vero
che erano state costrette a ricorrere ad una guerra mondiale.

L’ideologie, quella capitalista, quella comunista e quella socialdemocratica,
avevano dunque fallito ed la causa di questo fallimento
per Pio XI era chiara ed evidente: esse non avevano seguito
la dottrina sociale della Chiesa che si ispirava agli insegnamenti di Cristo.

Anche la giusta battaglia contro il comunismo ateo era sbagliata
in quanto l’unica risposta al comunismo era l’attuazione
della dottrina sociale della Chiesa, il che significava per il papa
la realizzazione del regno storico di Cristo.

Solo la Chiesa cattolica era in grado di avere e di fornire
una visione globale dell’uomo perché le era stata ispirata dal Cristo
ed in quanto tale era l’unica in grado di contrastare la visione globale ed ideologica dell’uomo da parte del comunismo.

Infatti la dottrina sociale di Pio XI, come è descritta nell’enciclica
“ Divini redemptoris”, abbracciava un numero relativamente limitato di questioni:
le questioni familiari e quelle relative ai rapporti tra capitale e lavoro
che erano però, secondo il discernimento del papa, le questioni attorno alle quali ruotava la crisi dell’Europa e che erano alla base della prima guerra mondiale.

Di fronte alla crisi ed alla guerra, Pio XI reagì dunque facendo un salto indietro
rispetto alle prospettive ed alle soluzioni individuate da papa Benedetto XV
e da Sturzo ed era ritornato a riaffermare il primato della Chiesa cattolica
sulla politica, sullo Stato laico e sulla libertà della coscienza e del suo discernimento
non prendendo però in considerazione che la Chiesa aveva nel frattempo perduto
il potere militare, temporale, politico, economico e culturale per poter imporre
qualcosa a qualcuno, tanto meno agli americani, agli inglesi ai russi,
agli italiani europei ed anche agli italiani.

La storia era passata anche per la Chiesa cattolica ed acqua sotto i ponti
ne era scorsa abbastanza al punto che soltanto pochi avevano nostalgia
del tempo in cui le gerarchie ecclesiastiche erano in grado di determinare
la politica, l’economia e la cultura dell’intera Europa.

Papa Pio XII infatti si dovette confrontare con il fascismo, con il nazismo,
con lo stalinismo ed con il capitalismo americano di fronte ai quali
la Chiesa cattolica appariva come una barchetta di carta
in mezzo alle onde dell’oceano.

Con  Pio XII riemerge così l’interpretazione cristiana di Sant’Agostino:
la storia del mondo nasce dall’uomo interiore il quale può compiere
la scelta decisiva tra il trascendimento di sé e l’abbandono del mondo
e tra l’immagine di Dio e quella del mondo senza Dio.

Questa interpretazione portava Pio XII all’indifferenza ed alla sfiducia
verso il Partito cristiano e verso la società politica in generale
i quali non potevano in alcun modo incidere sull’uomo interiore
che era invece la specificità del lavoro della Chiesa cattolica.

Il discernimento di Pio XII poteva andare anche bene
ma puntualizzava soltanto il principio di metodo e non entrava in merito
alla sostanza dei contenuti del lavoro della Chiesa cattolica
e della formazione di questo “uomo interiore”.

Pertanto occorre andare a vedere un po’ più da vicino i contenuti
di appartenenza di questo “uomo interiore” auspicato da Pio XII
e frutto del lavoro della Chiesa cattolica.

Questo “uomo interiore” era normalmente fascista ed impegnato a difendere
la libertà d’azione e di parola della Chiesa cattolica ma non di tutti gli italiani,
non considerava un pericolo mortale la presenza in Europa della Germania nazista
con la quale il papa aveva stretto un concordato, non vedeva nello Stato laico,
di diritto e democratico e nel pensiero laico l’unica speranza per far convivere
le diversità culturali e religiose e per dare soluzione alle controversie sociali,
condannava il comunismo ateo e marxista visto come totale espressione di Satana
senza predisporsi a prendere in considerazione la parte propositiva
dei diversi Partiti comunisti delle diverse nazioni europee
e proponeva un cristianesimo come una forma di religione naturale.

Insomma l’ “uomo interiore” di Pio XII e della Chiesa cattolica di allora
non era in grado di esercitare un giusto ed equilibrato discernimento
sui fatti della storia ed era perciò destinato a rimanere subalterno
a coloro che lo esercitavano realmente sul piano politico, economico e culturale.

Sintomatico di questa realtà fu il fatto che,
mentre la stragrande maggioranza dei cattolici italiani
sostenne il fascismo, anche se non in una forma facinorosa,
soltanto un sparuta minoranza partecipò alla lotta armata
della Resistenza italiana all’invasione nazifascista.

Dunque storicamente e teologicamente, sotto il pontificato di Pio XII,
la Chiesa cattolica toccò il fondo testimoniando a sé stessa, ai cattolici
ed al mondo intero che non era in grado di fornire analisi e sintesi,
in altre parole, di avere una proposta seria da fare per contribuire
alla pace ed al benessere dell’umanità.

Continuerò questo excursus sul tema del cristianesimo e la politica
ripartendo dal Concilio vaticano II.

BLAISE2004


Category: Pilloli
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