Pubblicato da: blaise2004 lunedì, novembre 16th, 2009

pillolo 635, 2009 La nascita della Democrazia cristiana

PILLOLO 635, 2009, novembre

I papi Pio XI e Pio XII sono stati gli ultimi che, nell’era moderna,
hanno ritenuto che la Chiesa cattolica fosse in grado di proporre
una dottrina sociale che riguardasse i rapporti tra la Chiesa e la politica,
tra il suo magistero e l’azione dello Stato laico ed infine tra la dottrina cristiana
e la società.

Soprattutto Pio XI definì le questioni di cui sopra in maniera sistematica
a cui anche il suo successore si attenne.

Il limite però della dottrina sociale di Pio XI fu quello di non riuscire
a mettere insieme i principi dottrinali con la prassi politica.
Insomma, i limiti di Pio XI furono quelli di non essere in grado
di leggere e comprendere i contenuti che la storia poneva all’attenzione
della politica, della società e dell’economia.

Per Pio XI la politica riguardava solo la prassi cioè l’agire concreto
a monte del quale ci doveva essere un’elaborazione teorica e spirituale
che la indirizzasse e la dirigesse,
l’elaborazione della quale era compito specifico della Chiesa cattolica.

Pertanto l’idea di un Partito cristiano era per Pio XI un fatto secondario
e di rilevanza minore rispetto all’intervento sociale in quanto qui si materializzavano
i principi che avrebbero poi dovuto guidare l’azione politica.

Infatti il papa privilegiò la collaborazione con l’ Azione cattolica
rispetto a quella con il  Partito  popolare di don Sturzo.

Difendere l’Azione cattolica era per Pio XI un modo di difendere
la presenza storica della Chiesa e di evitare la sua riduzione  al solo fatto cultuale
senza una presenza storica.

Chiave del pontificato di Pio XI era dunque la regalità di Cristo, intesa storicamente
come formazione del potere politico alla dottrina sociale cristiana
e come pubblico riconoscimento da parte degli Stati di tale regalità.

Questa  era la dottrina sociale della Chiesa di Pio XI che però non fu ascoltata
e presa in considerazione dagli Stati europei, dagli Stati uniti d’America
e dalla Russia a causa del fatto che, se era chiara sul piano teorico,
non si faceva carico dei problemi storici così come si presentavano in quel momento.
Pio XI infatti rimaneva legato alla vecchia idea di “potere” e di “relazione”
tra la Chiesa e lo Stato e riteneva che il rapporto tra il cristianesimo e la politica
si riassumesse in questo mentre la realtà imponeva che ci si confrontasse
sui “contenuto” delle scelte politiche in merito alle contraddizioni
che emergevano nella storia.

Infatti sulla lettura e comprensione di queste contraddizioni, sia Pio XI che Pio XII
dimostrarono tutti i loro limiti di discernimento storico e la difficoltà insuperabile
ad intendere l’azione della Chiesa cattolica come realmente ancorata
allo spirito del Cristo ed a prendere in considerazione
la libertà dei popoli rispetto al potere politico ed economico
prima ancora della libertà della Chiesa stessa.

La dottrina sociale della Chiesa ai tempi di Pio XI e di Pio XII
Era dunque deficitaria tanto è vero che le forze più vive all’interno del cattolicesimo
Dovettero farsi carico di tradurre in azione politica le indicazioni generali
Dei due pontefici.

Fondamentali per la nascita della Democrazia cristiana furono
due movimenti antifascisti cristiani anche se essi rimasero una realtà di minoranza
fra i cattolici ed all’interno della gerarchia ecclesiastica.

Il primo fu il Movimento dei cattolici comunisti divenuto poi
il Partito della sinistra cristiana dove il comunismo,
liberato di ogni influenza marxista, veniva ridotto ad una forma di umanesimo
e visto come la realizzazione storica del cristianesimo.

Il secondo era il Movimento antifascista cristiano italiano dove l’antifascismo
non era giustificato secondo termini ideologici ma spirituali
ed il fascismo descritto come la negazione del cristianesimo
e di una politica ispirata ai principi cristiani per cui,
per realizzare il cristianesimo nella realtà storica, occorreva lottare
contro il regime fascista e partecipare attivamente alla lotta armata della Resistenza.

Senza entrare in merito alla realtà di questi due movimenti cattolici,
essi contribuirono ad individuare alcuni contenuti certi per l’azione politica
della futura Democrazia cristiana.

Il primo era l’antifascismo e la conclusione che il regime fascista
non era compatibile con il cristianesimo.
Il secondo era che la democrazia era da considerarsi come una conseguenza
storica e spirituale del cristianesimo allo steso modo della libertà politica
che nasceva dalla libertà spirituale proclamata dal Vangelo.

I due movimenti infatti confluirono nel Movimento guelfo d’azione di Milano
il quale si definiva democratico ed antifascista perché cristiano
nel senso che non si poteva essere cristiani senza essere anche
democratici ed antifascisti.

Il Movimento guelfo allargò però notevolmente gli orizzonti
dei due precedenti movimenti affermando che l’essere cristiani
comportava anche farsi carico di una politica riformatrice
sul terreno sociale e politico al fine di riformare e trasformare
globalmente la società italiana.

La dialettica fra i cattolici si fece stringente nel momento in cui
si trattò di costituire il Partito italiano di ispirazione cristiana
(quello che diventerà la Democrazia cristiana) e De Gasperi
si trovò a dover mediare fra le posizioni dei “Guelfi” e le posizioni
degli ex Popolari di don Sturzo.

L’equilibrio fu trovato nell’assumere i contenuti del Movimento dei Guelfi
come fondanti il nascente Partito e nell’affidare ai dirigenti
di estrazione popolare e più politicizzati la direzione del Partito
che si chiamò appunto Democrazia cristiana volendo sottolineare con ciò
che la democrazia era un suo valore fondante del Partito
e che il cristianesimo ontologicamente non poteva essere in contrasto
con la democrazia e con lo Stato di diritto.

Se si pensa che nello stesso periodo Pio XII aveva chiamato Mussolini
come l’uomo inviato dalla Provvidenza, ci si rende conto di come
la Democrazia cristiana non nasceva come un Partito alle dipendenze del Vaticano
anche se non negava il confronto franco ed amichevole con la gerarchia ecclesiastica
purchè in piena autonomia.

Le idee della Rivoluzione francese, anche se dopo quasi due secoli,
entravano a far parte della cultura di una parte dei cattolici italiani
e la coscienza del cattolico si liberava dalla supervisione e dal controllo
della gerarchia ecclesiastica, proponeva un confronto alla pari con la medesima
e si assumeva le proprie responsabilità di fronte agli uomini ed a Dio.

BLAISE2004


Category: Pilloli
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