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pillolo599, 2009 la questione del crocifisso
PILLOLO 599, 2009, novembre
Oggi, come era normale ed auspicabile, è iniziato il dibattito
su alcuni giornali, in qualche programma televisivo e fra la gente
riguardo all’invito della Corte europea per i diritti umani
di togliere i crocifissi dalle scuole pubbliche italiane.
Seguendo questo dibattito mi sono reso conto
di quanto ancora non sia sufficientemente chiaro
cosa significhi vivere in un Stato di diritto e democratico
ed in cosa consista il pensiero laico che sta a fondamento di questo tipo di Stato.
Infatti alcuni cattolici più “fondamentalisti” hanno tirato fuori la questione che
in altre nazioni, ad esempio quelle a maggioranza islamica,
fanno ed impongono ciò che vogliono, compresi i simboli religiosi,
le tradizioni e gli usi ed i costumi.
Perché noi dovremmo subire tutto questo e concedere invece che
gli emigrati che provengono da queste nazioni esigano che siano rispettati
i loro diritti, si domandano ?
La risposta è semplice e consiste nel fatto che noi viviamo
in uno Stato di diritto e democratico
e non in uno Stato teocratico in cui la religione non è distinta dallo Stato.
Infatti, vivere in uno Stato di diritto significa prima di tutto
che nessuna maggioranza democratica può venire meno ai diritti
sanciti dalla Carta dell’ONU e dalla Costituzione.
Se, ad esempio, una maggioranza parlamentare volesse mettere in Italia
la pena di morte non lo potrebbe fare perché contrasterebbe
con i diritti della persona sanciti dalla Costituzione.
Allo stesso modo, se una maggioranza parlamentare, volesse impedire
la libertà religiosa non lo potrebbe fare per gli stessi motivi.
Quindi questi cattolici “fondamentalisti” devono decidersi se intendono vivere
in uno Stato di diritto e democratico oppure no
ed abbandonare una volta per tutte l’idea di difendere questa forma di Stato
solo quando fa comodo.
Altri ancora hanno sostenuto che, se la maggioranza degli italiani
è d’accordo per mantenere il crocifisso nelle scuole,
non si vede come mai non lo possano fare.
Anche in questo caso ci troviamo di fronte al “mito della democrazia”
ovverosia a quella che viene chiamata la “dittatura della maggioranza”.
Non è infatti un caso che lo Stato italiano non si chiami
solo come Stato democratico bensì come Stato di diritto e democratico
nel senso che i diritti sanciti dalla Costituzione vengono prima
di ciò che decide una qualsivoglia maggioranza,
per cui nessuna maggioranza democratica può imporre per legge
il crocifisso nelle scuole se questo contrasta con i diritti della persona
sanciti dalla Costituzione e dalla carta dell’ONU.
Questa è la cultura laica che fonda uno Stato di diritto e democratico
per cui o prendere o lasciare, o accettare il pensiero laico oppure
proporre un altro tipo di Stato migliore.
C’è stato poi chi ha cercato di avventurarsi su un discorso più sottile
affermando che il crocifisso non è un simbolo religioso
ma un simbolo culturale per cui la sua esposizione nelle scuole pubbliche
è un richiamo alla cultura ed alla tradizione di un paese
e non alla religione cattolica (perché su questo non tutti i cristiani sono d’accordo).
Ma come si fa a far comprendere che il crocifisso è un simbolo culturale
quando storicamente è sempre stato il simbolo della religione cattolica ?
In effetti questa è un’argomentazione forse giusta sul piano filosofico
ma non su quello culturale e storico per cui ritengo
che vada definitivamente accettato che il crocifisso
è il simbolo della religione cattolica, punto e basta.
Dunque, hanno obiettato i laici “fondamentalisti“, le scuole pubbliche italiane
sono il giardino del Papa cattolico ?
In quanto cattolico non ritengo opportuno imporre per legge
un simbolo della mia religione soprattutto perché questo mi sembra che sminuisca
la portata della fede e del messaggio cristiano e che, se toccasse a me decidere,
da tempo avrei tolto i crocifissi dalle scuole pubbliche
ed avrei abolito il Concordato tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano,
in quanto laico non posso che essere d’accordo sul fatto che il mio pensiero
mi impedisce di essere contro o a favore di una religione,
contro o a favore dei crocifissi nelle scuole pubbliche
se questo non contrasta con i diritti della persona umana
e con la Costituzione del mio paese.
In questo senso il Papa cattolico può frequentare quando crede
i giardini del nostro Stato di diritto e democratico
come quelli delle nostre scuole pubbliche, se lo desidera,
allo stesso modo di ogni altro esponente religioso e No
purchè tutti rispettino i dettami della nostra Costituzione.
Dunque, a conclusione di tutto ciò anche se ci sarebbero altre cose da aggiungere,
il problema del crocifisso sollevato dalla Corte europea dei diritti umani,
non può essere risolto che sul piano politico
ovverosia sul piano dell’opportunità con la quale si debba prendere atto
che sia la Chiesa cattolica che i cattolici e più in generale gli italiani
non sono pronti a togliere dalle scuole pubbliche il crocifisso
e questo non tanto per problemi di ordine filosofico e teologico
ma perché si sentirebbero deprivati di qualcosa che fa parte della loro tradizione.
Anche la Corte europea dei diritti umani ha le sue responsabilità
in quanto ha posto il problema in termini sbagliati
partendo da ciò che non si deve fare piuttosto che dallo stabilire
cosa sia opportuno fare a proposito della libertà religiosa
in uno Stato di diritto e democratico in modo che non contraddica il pensiero laico
ed i diritti della persona umana.
Auspico dunque che non si vada ad una contrapposizione tra credenti e non credenti,
tra cattolici ed islamici e che si deleghi all’autonomia di gestione di ciascuna scuola
decidere se tenere o meno il crocifisso ed eventualmente su come esporlo.
Una cosa sia chiara, nessuno ci vuole imporre qualcosa
perché siamo noi che liberamente ed in maniera consapevole
abbiamo scelto di vivere in uno Stato di diritto e democratico.
Oppure no ?
BLAISE2004